Fondazione Matera 2019 e il Teatro San Carlo di Napoli si inchinano alla Sicilia, per realizzare la loro Opera migliore. Peccato solo che il dramma di Giovanni Verga nella rielaborazione di Pietro Mascagni, sia stato trasformato in qualcosa che è lontano da quel sentimento campestre che ha affascinato intere generazioni a partire già dalla locandina, forse perché l’imitazione delle Trinacria sarebbe stata troppo eccessiva.

I partenopei, piuttosto che puntare alla valorizzazione delle proprie tradizioni liriche hanno pensato di sfruttare quelle siciliane, forse più prestigiose e coinvolgenti, proponendo questo esperimento attraverso il coinvolgimento gratuito del cittadino al fine di creare scene di massa vendute all’editoria televisiva. Alfio e Turiddu, completamente fuori luogo, sembravano due ragazzotti paninari anni 80, i cui abiti contrastavano quelli degli altri protagonisti e maestranze, un camion al posto del carretto, a voler simboleggiare cosa? Il traffico napoletano. Una versione arruffata senza senso che non ha nulla che vedere con la storia originale. Una concentrazione tra scenografie naturali, orchestra e masse di pubblico localizzate in unico spazio, costretto a soffrire nell’attesa e pressata nella confusione. Una messa in scena scarna, prive di geometrie, semplice e affrettata che non restituivano nessuna emozione e lirismo, apprezzate solo per la parte musicale, che di certo non è invenzione del San Carlo.

La storia reale nasce 1880 nelle campagne di Vizzini e non a Napoli, racconta l’adulterio commesso da Lola, sposa di Alfio. Il fatto provoca l’ira del marito che sfiderà l’amante al Duello. Il dramma originario raccontato in maniera magistrale da Franco Zeffirelli e con una narrazione che riprendeva gli aspetti autentici e suggestivi rimane l’unica trasposizione degna di nota, sia per eleganza e stile registico sia per interpreti, tra tutti Placido Domingo e Renato Bruson che difficilmente altri potranno imitare. Dispiace vedere dove finiscono i soldi degli italiani visto che l’opera è stata in parte finanziata dalla Rai Com.

Sarebbe potuto essere un bel progetto di connessione tra più regioni e maestranze, ma si è ridotta solo a una mera appropriazione culturale privata di quell’anima isolana che l’ha sempre caratterizzata. In definitiva, nonostante il marketing congiunto, la rifilata a più Enti televisivi connessi (il cui segnale è stato diffuso dalla Tv Nazionale e non dalla loro presenza in loco) e la volontà di esibirsi nell’anno della cultura europea, non salva il progetto dalle numerose critiche nei social network, che consegnano alla storia né Matera né Il Napoli contrariamente da come la Soprintendente Campana va celebrando , ma è la Sicilia, la vera unica trionfatrice, anche se Giovanni Verga, Pietro Mascagni e Franco Zeffirelli si staranno rivoltando nella tomba. Conoscere la storia precedente per comprendere quella attuale dovrebbe essere d’obbligo nella formazione delle menti, altrimenti il tutto (grazie anche alla finzione televisiva) può sembrare stupefacente anche quando, in realtà, non lo è.