Millenovecentosettantaquattro voli programmati. Circa settecento cancellati. Altri seicentotrenta spostati su aeroporti diversi.

Fatti i conti, resta poco più di un terzo del traffico che ha operato da Catania così come era stato pianificato.

I numeri diffusi dalla società

Il bilancio è stato comunicato dalla Sac, la società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso, e copre il periodo compreso tra il 6 e il 12 agosto.

In quella settimana erano previsti circa 1.974 voli sullo scalo etneo. Di questi, spiega la nota, “circa il 36% è stato cancellato in conseguenza dell’evoluzione del fenomeno e delle necessarie limitazioni operative”.

Parallelamente, “circa 630 voli previsti sull’aeroporto di Catania sono stati dirottati verso altri scali, consentendo di mantenere attivi i collegamenti e di assicurare, per quanto possibile, la continuità della mobilità da e verso la Sicilia”.

La quota che non compare nella nota

Sommando le due voci si ottiene il quadro completo.

Le cancellazioni riguardano poco più di settecento voli, i dirottamenti altri seicentotrenta. Insieme fanno circa il 68% del traffico programmato.

Ne consegue che i voli regolarmente operati da Catania nel periodo si attestano intorno ai seicentotrenta, cioè poco meno di un terzo del totale.

La valutazione della gravità

Sull’eccezionalità dell’evento la società non usa mezzi termini.

“I dati confermano la portata eccezionale dell’emergenza, la più severa degli ultimi 20 anni in termini di impatto sull’infrastruttura aeroportuale”, si legge nella comunicazione.

Nella stessa frase viene, però, rivendicata la tenuta del sistema: “ma anche la capacità del sistema di attivare soluzioni alternative e gestire, attraverso il coordinamento tra gli scali siciliani, una parte significativa dei voli interessati”.

Il ruolo degli altri aeroporti

La gestione dei dirottamenti ha comportato un lavoro di raccordo tra soggetti diversi.

Ha richiesto, spiega la nota, “un costante lavoro di coordinamento tra aeroporti, compagnie aeree, autorità e operatori, con l’obiettivo di garantire la massima continuità possibile dei collegamenti e l’assistenza ai passeggeri”.

E indica quali scali hanno sostenuto il peso maggiore: “In questo quadro, gli scali di Comiso, Palermo e Trapani hanno contribuito in maniera cruciale ad assorbire parte del traffico originariamente destinato a Catania”.

Lo stato dell’emergenza

La società precisa che l’attività di gestione è ancora in corso.

L’intensa attività eruttiva dell’Etna, si legge, “ha sottoposto a forte pressione l’intero sistema aeroportuale siciliano”.

La Sac ribadisce, infine, il proprio “impegno nel garantire il presidio delle infrastrutture e il coordinamento con tutti i soggetti coinvolti”, lavorando “per consentire la ripresa della piena operatività dello scalo non appena le condizioni lo permetteranno”.