Finalmente i numeri. Il debito complessivo che grava oggi sul Comune di Catania è di 1.232.310.000 (un miliardo e 232milioni di euro). Il dato è emerso nel corso della conferenza stampa sui conti della città convocata a Palazzo degli Elefanti a cui hanno partecipato il sindaco Enzo Bianco, l’assessore al Bilancio, Giuseppe Girlando, il presidente del Consiglio comunale Francesca Raciti, il vicario Sebastiano Arcidiacono ed il presidente della Commissione consiliare bilancio, Vincenzo Parisi.

A sciorinare i numeri è stato Girlando che ha commentato le slide con i dati da brivido che riguardano il Comune di Catania. L’assessore al Bilancio ha rimarcato che rispetto al giugno 2013 il debito è sceso di circa 132milioni di euro e si sono accorciati anche i tempi di pagamento delle obbligazioni che passano da 469 giorni (nel 2013) a 255 dell’anno scorso.

Saranno proprio questi dati che verranno fatti valere davanti la Corte dei Conti, nell’audizione in programma martedì 31 maggio a Palermo, che ha ammonito Palazzo degli Elefanti.

“Non è un Comune virtuoso – ha ammesso Girlando mentre scorrevano i numeri – ma la situazione che abbiamo trovato era difficile…”. L’attuale amministrazione ha quindi rimarcato alcune criticità (una, quella sui debiti fuori bilancio bollata addirittura come ‘omissione’) che si troverebbero nel Piano di Riequilibrio finanziario redatto dalla precedente giunta e che venne poi approvato dalla Corte dei Conti nel settembre 2013 dopo un’audizione a cui parteciparono tra gli altri proprio Bianco e Girlando che ebbero modo di esprimere una ‘profonda soddisfazione’.

Oggi quel Piano che servì ad evitare il dissesto non soddisfa le esigenze finanziarie di Catania, ma soprattutto su quei calcoli pesano i tagli operati in questi anni da Stato e Regione con quest’ultima che nel 2015 ha effettuato una decurtazione ‘importante non prevista’.

Le riduzioni, tuttavia, erano considerate nel documento di riequilibrio, ma non di questa portata cioè  “sono venute a mancare delle risorse significative a servizio del Piano e quando la previsione non viene rispettata avviene una censura della Corte dei Conti”. Come è accaduto.

Un capitolo a sé è la questione dei debiti fuori bilancio (comprensivi delle cause pendenti contro il Comune) che secondo l’attuale esecutivo cittadino sarebbe stata ‘sottovalutata dall’amministrazione precedente’ e che peserebbe sul documento approvato nel 2013, dati che portano Bianco ad affermare: “I debiti fuori bilancio sono tutti delle precedenti amministrazioni. Noi ne abbiamo contratto uno solo per l’assistenza ai migranti per cui chiederemo l’intervento del Viminale”.

L’ipotesi, che va considerata solo come tale, ma che viene sostenuta anche da altri comuni italiani che sono vincolati ad un piano di riequilibrio è una eventuale rimodulazione del documento di rientro: “Fino ad oggi – ha spiegato Girlando – era impossibile modificare il Piano di riequilibrio in cui emergessero delle condizioni di criticità, ci sono state delle pronunce diverse da parte della Corte dei Conti, ma attendiamo un intervento del Governo, una norma del legislatore”.

Per tappare la falla c’è il (solito) ricorso alla ‘valorizzazione’ del patrimonio immobiliare (si aggirerebbe intorno ai 60milioni di euro) e la procedura obbligatoria di dismissione della rete del gas che porterebbe ‘ad un’importante azione’.

In città c’è chi più volte ha ipotizzato un ricorso al dissesto, ma sulla questione l’assessore al Bilancio è stato trinciante: “Non è la panacea a tutti i mali, lo dimostra cosa accade negli altri Comuni, alcuni dissestati tre volte, dove i debiti non vengono cancellati e i creditori insoddisfatti si riattivano nei confronti dell’ente”.

Davanti ai magistrati contabili, nell’audizione di martedì, si presenteranno Girlando e il segretario generale.

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