Un articolo, quello del portale inglese fourfourtwo.com, del settembre scorso che già aveva suscitato polemiche infuocate. Una classifica, quella dei loghi calcistici più brutti, ritornata di moda dopo la nascita del nuovo logo della Juventus, bocciato, non dagli inglesi, ma dai tifosi bianconeri.

Come rilancia Todaysport.it, infatti, tra i loghi più brutti al mondo, secondo gli inglesi, ci sarebbe quello del Calcio Catania.  I rossazzurri, in questo senso, sono in buona compagnia perché in questa speciale e, a dirla tutta, contestabile classifica ci sono anche squadre del calibro di Amburgo, Norimberga, Wolfsburg, Werder Brema, Universidad de Chile, Manchester City, West Ham, Rayo Vallecano, Chelsea. Ma non solo: tra le italiane, oltre al Catania e al Benevento, anche il Genoa, la società calcistica più longeva d’Italia.

Gli inglesi contestano le dimensioni del pallone presente nel logo rossazzurro che sarebbero sproporzionate rispetto allo scudetto. Si chiedono, poi, perché l’elefantino si nasconda proprio dietro lo scudetto e, addirittura, nelle spiegazioni della classifica, scrivono che se l’elefante avesse fatto qualcosa di cattivo, gli sportivi dovrebbero esserne informati. Opinioni, perché in fondo De gustibus et coloribus non est disputandum.

Eppure gli inglesi, che questo gioco lo hanno inventato, probabilmente non sanno che proprio quel logo è il più antico e fedele all’originale che risale alla storica matricola federale 11700 del 1946.

Se per la maggior parte degli appassionati di calcio si tratta solo di cinque numeri in sequenza, per i supporter catanesi la ‘11700’ è una questione di appartenenza e tradizione: si tratta, infatti, della più longeva fra le matricole delle squadre professionistiche siciliane. Nei tormentati anni 90, quando il Catania rischiò di sparire davvero, la società dell’epoca fece una sorta di ritorno al futuro: mutuò dal passato (i mitici di anni 60 del ‘Clamoroso al Cibali’) quello che poi è rimasto ad oggi il logo del club.

Quella del Catania è una storia che va avanti ininterrottamente da settant’anni, fra tanti bassi e qualche acuto. Un incedere nel tempo in cui non si ricordano scudetti o coppe internazionali, ma che alla sua gente piace così come il suo logo. Anche gli inglesi se ne facciano una ragione. Please.