“Siamo universi”. Questa affermazione che apre il libro di Michele Cannavò, Scatti di luce (Festamobile, Milano 2016) racconta un po’ di ognuno di noi, la nostra bellezza che – ci spiega l’autore con un metodo originale – si crea attraverso il senso, la percezione, le relazioni con gli altri attorno a noi.

Foto, scattate in 10 anni di viaggi in giro per il mondo, e parole, che nascono dall’incontro con i pazienti, con l’esperienza di viaggio, con le letture dell’autore –si legano per raccontare diverse storie: c’è il terapeuta, c’è il paziente (chi non ha mai provato dolore o bisogno degli altri?), c’è l’amico, l’amore, l’oltre. Tutto parte da noi e ci attraversa: “Je suis”,come si intitola composizione che chiude il volume, io sono bellezza, noi siamo luce, scatti di luce. Basta sfogliare. La fotografi a racconta.

“È un libro che integra foto artistiche con riflessioni dell’autore. – Scrive Margherita Spagnolo Lobb nella presentazione –  L’aggancio con cui Michele sin dall’inizio ci cattura è un armonico rimando tra la curiosità tipica della cultura siciliana, l’amore per la gente e per la vita, il senso della vista, il piacere di esserci come chi si lascia stupire da particolari insoliti ma straordinariamente attraenti. Il racconto nasce dai ricordi legati alla famiglia di origine dell’autore, soprattutto all’accattivante figura del nonno, che portava il nipotino a vendere verdura al mercato: “in qualche modo, mio nonno sostenne la mia curiosità di scovare, nel fluire di gente che mi sommergeva, chi fosse disponibile a entrare in sintonia con me”.

“Il dolore non è altro che la sorpresa di non conoscersi”, scrive la poetessa Alda Merini. Succede allora che ognuno di noi diventa speciale e unico proprio per l’intreccio con cui ha integrato le ferite con i desideri e si è “intenzionato” verso l’altro. Cerchiamo di riparare le crepe della nostra anima salvando ciò in cui crediamo, adattandoci creativamente alle difficoltà. È proprio l’imperfezione di questo intreccio di ferite e desideri, di cedimenti e coraggio, che diventa “perfezione”, estetica del contatto e bellezza da valorizzare, invece che da nascondere».

Michele Cannavò, classe 1976, vive e lavora tra Caltanissetta, sua città natale, e Catania, dove svolge attività clinica di psicoterapia nel setting individuale, di coppia e di gruppo. È uno psichiatra specializzato presso l’Università di Catania, uno Psicoterapeuta della Gestalt, formato con Margherita Spagnuolo Lobb e Giovanni Salonia. Ha conseguito un dottorato in medicina neurovegetativa. È autore di più di trenta pubblicazioni in ambito medico psichiatrico. Segretario del Comitato Esecutivo dell’EAGT (European Association Gestalt Therapy) e Presidente della SIPG (Società Italiana Psicoterapia Gestalt), ha completato il training di Developmental Somatic Psychotherapy a New York con Ruella Frank. Ha concluso un Training Internazionale di Psicopatologia (Gestalt Therapy approach to Psychopathology and contemporary Disturbances) e un Training internazionale a Berlino dal tema Relational Living Body Psychotherapy. È attualmente docente, con indirizzo corporeo e clinico, presso l’Istituto di Gestalt H.C.C. Italy.

Utilizza le proprie immagini in ambito gruppale e di formazione come supporto all’incontro e all’emergere di emozioni e vissuti. Ha condotto diversi workshop nazionali e internazionali sul tema della fotografi a e psicoterapia. Dal 2009 al 2015 ha realizzato varie mostre itineranti in tutta la Sicilia tra le quali Sensi e Gestalt, Sentire la mente: tra specchi ed emozioni e Il dono della vita: respiri dal mondo.