E’ attesa per il prossimo 6 dicembre la sentenza sul ‘grande naufragio’ di migranti del 18 aprile 2015 al largo della Libia, il più grave di sempre nel Canale di Sicilia, con un bilancio di circa 700 morti e solo 28 sopravvissuti.

Lo ha annunciato il Gup di Catania, Daniela Monaco Crea, davanti al quale si celebra, col rito abbreviato, il processo al presunto ‘capitano’ del barcone, il tunisino Mohamed Alì Malek di 27 anni, e il suo ‘mozzo’ siriano Mahmud Bikhit, di 25, che si proclamano innocenti sostenendo di essere stati soltanto dei ‘passeggeri’.

Sono entrambi accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma al ‘capitano’ sono contestati anche l’omicidio colposo plurimo e il naufragio. Per lui, a conclusione della requisitoria, il 17 maggio scorso, la Procura, con i Pm Rocco Liguori e Andrea Bonomo, ha chiesto la condanna a 18 anni di reclusione e il pagamento di un risarcimento di tre milioni di euro. Per il ‘mozzo’ che accusa il coimputato di essere stato il ‘capitano’ sono stati sollecitati sei anni.

Oggi ha parlato il legale di Malek, l’avvocato Massimo Ferrante, che chiesto l’assoluzione del suo assistito che ha ribadito di essere un passeggero del viaggio. Il legale di Bikhit, l’avvocato Giuseppe Ivo Russo, ha depositato un’integrazione difensiva. Il Gup Daniela Monaco Crea ha fissato due prossime udienze del processo: il 22 novembre per le repliche della Procura, il 6 dicembre per quelle delle difese e della parte civile, un allora minorenne sopravvissuto alla tragedia in cui sono morti suoi familiari, assistito dall’avvocato Giorgio Forestieri. E lo stesso giorno è previsto che il Gup si ritiri in camera di consiglio per la sentenza.

Secondo la Procura di Catania il naufragio “fu determinato da una serie di concause, tra cui il sovraffollamento dell’imbarcazione e le errate manovre compiute dal ‘comandante’ Malek, che portarono il peschereccio a collidere col mercantile King Jacob”, intervenuto per soccorre i migranti. Il barcone e i corpi incastrati nel natante sono stati recuperati e trasferiti nel porto di Melilli (Siracusa), con un’operazione disposta dal ministero della Difesa, coordinata dalla marina militare.