Poche terre come l’Egitto evocano fascino esotico e sprigionano fantasie oniriche. Si dice Egitto e già si pensa a deserti sterminati attraversati in groppa a cammelli, alle gigantesche piramidi e alle sfinge, alle testimonianze di un’antica plurimillenaria civiltà.

La catanese Dora Marchese, studiosa di letteratura italiana autrice di diversi saggi, ha sublimato la sua passione per l’Egitto scrivendo un libro, “Nella terra di Iside – L’Egitto nell’immaginario letterario italiano” edito da Carocci.

Un libro che ci racconta l’Egitto a trecentosessanta gradi non limitandosi, a dispetto del sottotitolo, ai soli aspetti stricto sensu letterari. Già, perché se nel suo saggio la narrazione letteraria dell’Egitto assume rilievo centrale, ad essa fanno da cornice gli avvenimenti storici, politici, culturali nei cui ambiti si muove la letteratura.

Seguendo un metodo di ricerca letteraria moderno e intelligente: la creatività dei poeti e degli scrittori nonché in genere artistica, e potremmo aggiungere ogni modalità espressiva in senso esteso letteraria, non possono prescindere dai contesti in cui si manifestano.

Pertanto, leggendo l’interessantissimo saggio della Marchese, conosceremo le relazioni politiche nel tempo tra l’Italia e L’Egitto o i fenomeni migratori che si verificarono nel XIX° secolo dalla Penisola alla terra delle piramidi; scopriremo come l’Egitto sia stato eletto nel XX° secolo luogo di incontro e centro propulsivo del movimento anarchico italiano; ci stupiremo nell’apprendere un Egitto “al femminile”, meta cioè di tanti viaggi e relativi reportage diaristici di donne, i cui nomi e le cui identità vengono in tal modo sottratti all’oblio. Né mancano, in un saggio così puntuale e dettagliato – arricchito dalla nota introduttiva del direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco –, note che richiamano l’archeologia.

Tuttavia, come si diceva, il fulcro della ricerca della Marchese rimane la letteratura. Pagine rivelatrici dell’acume critico della Marchese ci introducono nell’universo poetico di D’Annunzio, per il quale l’Egitto è “un paese esotico ed eroico, carico di sfide e suggestioni”, e di Carducci che “esalta l’avventura coloniale italiana in Africa”, oppure ci immergono nel mondo fantastico di Salgari.

E però, nell’indagine della saggista catanese, non vi è posto solo per i letterati baciati dalla notorietà, ma anche per poeti, scrittori e scrittrici oggi dimenticati: quali il “girovago romantico” Giuseppe Regaldi, Amalia Nizzoli, che alla passione per l’archeologia accompagnò una capacità di analisi di costumi priva dei gretti laccioli del conformismo, Fausta Cialente, il cui romanzo d’ambientazione egiziana “Cortile Cleopatra” è stato definito da Emilio Cecchi “uno dei più bei romanzi dell’ultimo ventennio”.

Un discorso a parte merita l’Egitto cantato da Ungaretti e Marinetti che in quella terra sono nati e ai quali la Marchese dedica un apposito capitolo.

Vi è poi, nel saggio della Marchese – e ciò ne accresce l’originalità e l’interesse per chi vive e ama la nostra isola –, una trattazione sufficientemente minuziosa dei rapporti tra la Sicilia e l’Egitto. Che spazia dai richiami alla setta massonica del “Rito egiziano” di un personaggio unico per estro e spavalderia come Cagliostro alle imposture dell’abate Giuseppe Vella fonti d’ispirazione per Sciascia e Camilleri, non tralasciando i viaggi dell’avvocato catanese Natale Condorelli che nel 1870 diede vita a una società per l’abolizione della pena di morte. Curiosità tra le curiosità – tantissime nel volume della Marchese-, il legame tra il culto di Iside e la festa di sant’Agata.

“Nella terra di Iside – L’Egitto nell’immaginario letterario italiano” è un saggio assai documentato, frutto di studi accurati e di spessore scientifico. Ma non solo. Come altri lavori della Marchese (si pensi, ad esempio, a “Il gusto della letteratura. La dimensione gastronomica-alimentare negli scrittori italiani moderni e contemporanei”, Carocci, 2014, o a “Descrizione e percezione. I sensi nella letteratura naturalista e verista”, Mondadori Education, 2011), risulta, oltre che istruttivo, accattivante. Sicché non si può che concordare con quanto scrive nella prefazione Lorenzo Braccesi, e cioè che “la ricchezza di evocazioni che può suggerire il volume di Dora Marchese, sì dotto, sì di rigoroso e solido impianto” si coniuga alla piacevolezza della lettura.