La Kalòs, casa editrice indipendente palermitana, inaugura una nuova collana, “Profili d’arte”. Si tratta di un’iniziativa lodevole se non altro per una ragione, semplicissima: i libri d’arte sono, come è noto, costosi e, con la crisi che colpisce soprattutto la cultura e rischia di mettere in ginocchio il mondo della carta stampata, proporre volumi che divulgano le arti figurative a prezzi contenuti (come nelle finalità della collana) è un’operazione intelligente e benemerita.

Ad aprire la collana – e anche ciò va apprezzato – è un libro dedicato a un artista poco conosciuto, meritevole di essere rivalutato: Gennaro Pardo. Il libro s’intitola “Riscoprire Gennaro Pardo” (79 pagine, 14 euro) ed è firmato da un giovane operatore dei beni culturali del Trapanese, David Camporeale.

In “Riscoprire Gennaro Pardo”, Camporeale ripercorre la vita di Gennaro Pardo, ne descrive i tratti caratteriali mettendo in risalto il suo carattere schivo e semplice, traccia il suo percorso artistico, commenta tante sue opere, delinea il suo profilo di artista.

Gli è d’ausilio il ricco corredo illustrativo presente nel breve saggio.
Pardo, che operò tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, è stato definito “il poeta di Selinunte”, ed è noto agli appassionati d’arte figurativa per i suoi paesaggi selinuntini. Due suoi dipinti selinuntini, tra l’altro, sono presenti alla Galleria d’Arte Moderna di Palermo. Per Camporeale, però, questa definizione è “riduttiva”, per quanto notevoli siano le vedute dei templi, dell’arenile e del mare di Selinunte.

Pardo si formò seguendo gli insegnamenti della scuola partenopea di Portici e di Posillipo ed ebbe come maestri soprattutto Domenico Morelli e Filippo Palizzi e, nella sua ultima produzione, avvertì l’influenza del più talentuoso e noto paesaggista siciliano di quegli anni, Francesco Lo Iacono.

E, tuttavia, come nota Camporeale, Pardo espresse una cifra stilistica autonoma, ebbe una sua originale identità nella quale spicca un intimismo lirico non privo di respiro profondamente religioso. Camporeale, nel bel volumetto, passa al setaccio le sue opere pubbliche, tra le quali gli affreschi alla chiesa di San Giovanni Battista di Castelvetrano che raccontano la vita del santo: in essi l’autore sottolinea “la particolare sobrietà e armonia” così distante da certa iconografia di maniera che accentuano, con dubbio gusto, i particolari del suo eremitismo e del suo martirio.

Ma, accanto a quelle pubbliche, Camporeale mette in luce le sue tante opere “private”, conservate in case di amici e raramente o mai esposte in mostre: tra di esse, ritratti capaci di cogliere le sfumature psicologiche delle persona raffigurate e schizzi di sorprendente fascino.

Camporeale osserva come Pardo abbia vissuto in un periodo particolarmente fecondo per l’arte – come si è detto, a cavallo del XIX secolo e del XX secolo – e di transizione; periodo in cui si affermarono diverse avanguardie. Pardo però, a costo di essere tacciato di anacronismo, non seguì le nuove correnti e rimase fedele alla sua ispirazione non contaminata da un “modernismo” che non gli era congeniale.

Ciò Camporeale lo evidenzia riportando una sua significativa dichiarazione: “Io m’infischio di tutti i preraffaellismi, di tutti i primitivismi, di tutti i cubismi, di tutti i futurismi, e dico: in arte bisogna mentire il meno possibile, come nella vita; e come nella vita occorre illudersi ed elevarsi quanto è più possibile”.

“Riscoprire Gennaro Pardo” è un saggio scritto con chiarezza e semplicità esemplari (rara tra i critici d’arte, spesso catturati dalla smania di stupire con voli pindarici e un linguaggio criptico quanto involuto) che si coniuga al rigore critico.
Ed anche per questi motivi è destinato sia agli addetti ai lavori che a un pubblico più vasto desideroso di accostarsi all’arte e a scoprirne le incommensurabili bellezze.