La Sicilia gode di ottima appetibilità editoriale. Leggende, miti, storia e culture millenarie ne fanno una terra immaginifica come poche, un’isola vocata all’affabulazione.

Vi è però modo e modo di raccontare la Sicilia. Vi è chi, nel raccontarla, rimane intrappolato nei luoghi comuni e si lascia trasportare dall’enfasi della retorica; chi, pur non accentuandone il fascino, sa coglierne le tante contraddizioni e riesce a orientarsi lungo sentieri talora tortuosi e accidentati. La Sicilia è “luce” e “lutto”, per citare Bufalino, e solo chi sa camminare sotto il sole e con le tenebre con la medesima disinvoltura può avventurarsi nella sua narrazione.

Francesco Musolino, giovane scrittore e giornalista culturale messinese (ha da poco debuttato nella narrativa con “L’attimo prima”, Rizzoli), si cimenta nell’impresa – tutt’altro che facile e piena di insidie – di raccontare la Sicilia con un saggio divulgativo, “Le incredibili curiosità della Sicilia – Un viaggio di città in città per comprendere la vera anima dell’isola”, edito da Newton Compton.

Già, la sua è un’impresa e complicatissima. Rivolgersi a un’amplia platea di lettori – come nei propositi de “Le incredibili curiosità della Sicilia” – ed esplorare davvero “l’anima dell’isola” senza rifugiarsi in rimedi di comodo (leggasi rappresentazioni tendenti a un folklore di maniera) è poco frequente. Ma Musolino ci riesce: strizza l’occhio al lettore, lo ammalia con leggende, storie, aneddoti, figure di straordinaria attrazione, ammicca ai suoi ghiribizzi, esaudisce le sue talvolta capricciose curiosità, ma non si fa deviare, e alla fine riesce a penetrare dentro lo spirito della Sicilia e dei siciliani.

La Sicilia di Musolino è quella delle solite figure leggendarie (a cominciare da Colapesce, che si può dire apre il libro), dei miti che vi aleggiano da sempre (da Tifeo alla ninfa Aretusa), dei santi ai quali chi la popola è stato e continua a essere devotissimo (chi vince il derby tra santa Rosalia e sant’Agata icone di due città eternamente rivali?), delle bellezze naturali e architettoniche che l’esaltano, delle specialità culinarie note ovunque. Ma non è solo questa.

E’ la Sicilia che s’interroga sulla “sicilianitudine” e sulle categorie dei “siciliani di mare e di scoglio”, che pone in primo piano eroine risorgimentali dimenticate come Giuseppa Bolognaro Calcagno detta “Peppa la cannoniera”, o Rosee Montmasson (anche in lei vi è qualcosa di eroico, o comunque fuori dall’ordinario), l’unica donna della spedizione dei mille; che rispolvera dall’oblio una poetessa come Maria Costa ricordandoci che è stata iscritta nel registro delle Entità Immateriali.

E’ la Sicilia che scopre di essere fucina di scrittrici talentuose (dall’Agnello Hornby all’Auci, da Nadia Terranova a Simona Lo Iacono), che, accanto ai monumenti di un passato glorioso, mette in mostra la creatività contemporanea (un capolavoro il Cretto di Burri), che soprattutto è anche testimone e portatrice del nuovo: dagli esperimenti di “plastic free” alla tutela della biodiversità.

Una Sicilia pertanto null’affatto patinata ma vera, che non guarda solo al passato ma anche a un presente proiettato nella modernità.

Ed è per questo che il saggio di Musolino merita di essere eletto: con leggerezza sa scavare dentro i meandri di una terra difficile da decifrare. E, così facendo, perora la causa della saggistica divulgativa.