Ad attendere Matteo Salvini a Catania, in piazza duomo, dove l’arrivo del leader della Lega è previsto a momenti, anche una cinquantina di manifestanti che urlano “buffone buffone” ed espongono cartelli con scritto “vergogna” e “traditore”.

Dura contestazione di un nutrito gruppo di catanesi al ministro Matteo Salvini atteso a minuti al municipio di Catania. Al grido di “siamo tutti terroni” e “venduto” i cittadini catanesi hanno contestato Salvini.

“Per anni ci hanno denigrato e ora vengono a cercare i nostri voti”, grida una signora che tiene in mano la bandiera della Trinacria. Poi hanno tutti iniziò a cantare “Bella ciao”, mentre altri hanno gridato slogan contro Salvini.

Matteo Salvini è appena giunto in municipio a Catania, dove l’attende il sindaco Salvo Pogliese. In piazza duomo, davanti a Palazzo degli Elefanti, ci sono un centinaio di persone divise in due schieramenti: pro e contro il ministro.

I simpatizzanti della Lega espongono uno striscione con la scritta “Catania identitaria”. Fra i due gruppi c’è stato qualche momento di tensione.

“Abbiamo esteso l’aiuto ai romani inserendo i catanesi e cittadini di altri comuni, gli ultimi ad essere colpevoli di questo disastro, perché altrimenti il primo luglio a Catania sarebbe stato l’anno zero”.

Lo ha detto Matteo Salvini nel municipio del capoluogo etneo, parlando della norme che nel decreto crescita ha permesso di salvare Catania dal default. “In quel decreto crescita c’era solo il salva Raggi, sostanzialmente. E noi, che eravamo secondo qualcuno dei bastian contrari, dicevamo o tutti o nessuno. Parola mantenuta. Il percorso di riordino e di efficienza – ha concluso – e’assolutamente meritorio. Il questo caso l’energia è stata ben spesa”.

All’uscita dal municipio di Catania, qualche centinaio di manifestanti ha contestato Matteo Salvini gridando “buffone” e lanciando bottiglie di plastica vuote contro la sua auto. Tra il portone del municipio e la folla c’era un cordone di polizia.

‘Nelle prossime settimane in Parlamento si confronteranno due idee diverse di Italia: quella del si è quella del no. Il popolo del no e ben rappresentato dalla gente fuori dal municipio (un gruppo l’ha contestato, ndr) e dall’appello di Renzi: no alle elezioni, alle grandi opere, alla riforma fiscale, alla riforma della giustizia”.

L’ha detto Matteo Salvini a Catania. “Io chiamo a raccolta, e Catania ne è un esempio virtuoso, l’Italia del sì – ha aggiunto – che scommette sul futuro e non sull’assistenza”.

“Venduto, buffone”! Tantissimi cittadini catanesi, con gli attivisti e i consiglieri comunali di Catania e Provincia del M5s in prima linea, hanno contestato duramente Matteo Salvini e lo hanno costretto a scappare e a rifugiarsi, super scortato, dentro Palazzo degli Elefanti per l’incontro con il sindaco e con la sua giunta. Un incontro di mera ed evidente propaganda elettorale, spacciato da Pogliese per visita esclusivamente istituzionale.

Se Catania, in dissesto grazie alle scelte scellerate delle precedenti amministrazioni di centrosinistra e centrodestra, ha ora un’ancora di salvataggio, lo deve soltanto all’interessamento dei parlamentari del MoVimento 5 Stelle e del viceministro Laura Castelli, non certo all’ostruzionismo del ministro Salvini, da sempre nemico del nostro sud e, ora, anche traditore del contratto di governo stipulato con il M5s.

I cittadini non hanno bevuto le becere propagande elettorali del vicepremier leghista: Salvini, Catania non si “Lega”!