Dalla Sicilia all’Europa, il modello Palermo diventa esempio di accoglienza: «Qui la dignità della persona viene prima di tutto»

Una delegazione internazionale proveniente dalla Polonia visita le strutture per minori stranieri non accompagnati e promuove il sistema siciliano. Paolo Ragusa: «Avviamo una collaborazione per esportare le buone pratiche»

L’accoglienza non come semplice assistenza, ma come progetto di vita. È questo il messaggio che emerge dalla visita di una delegazione della Foundation Nowystaw Lublin della Polonia nelle strutture dedicate ai minori stranieri non accompagnati del Sistema SAI di Palermo, gestite anche dal Consorzio Umana Solidarietà. Un confronto internazionale che ha trasformato l’esperienza siciliana in un modello osservato con interesse europeo.

Dopo aver visitato diverse realtà di accoglienza, gli ospiti polacchi hanno individuato un elemento che più di ogni altro li ha colpiti: il rispetto della dignità della persona umana e la capacità di costruire percorsi realmente personalizzati.

«Ciò che ci ha impressionato maggiormente – hanno spiegato – è il modo di lavorare e il rapporto umano con ogni migrante. Qui ogni ragazzo viene accolto nel pieno rispetto della sua dignità. È un approccio che consideriamo fondamentale e che speriamo di poter portare anche nel nostro Paese».

La delegazione composta da Agata Gawlik, progettista e presidente di “Nowy Staw”; Katarzyna Sobieszczańska, vicepresidente, responsabile della contabilità e direttrice di una casa di accoglienza per i profughi dall’Ucraina; Ewa Nirocha, responsabile del settore personale; don Marek Stawski, collaboratore di Nowy Staw, responsabile spirituale e punto di riferimento con l’Italia, ha potuto confrontarsi sulle metodologie di lavoro in équipe con Patrizia Pappalardo, assistente sociale a supporto del Rup del progetto Msna, e con Giuseppe Candolfo, coordinatore del progetto Msna.

Un dato particolarmente significativo riguarda il fenomeno della devianza minorile: sono soltanto due i minori stranieri non accompagnati, dei 240 presenti, attualmente ospitati nell’istituto penitenziario, un numero che testimonia l’efficacia di un sistema basato sull’inclusione e sulla presa in carico educativa.

A prendere parte all’incontro sono stati l’assessore alle Politiche giovanili e all’Accoglienza migranti Fabrizio Ferrandelli, Angela Errante, responsabile di Casa dei Diritti e dei progetti Sai del Comune di Palermo, Paolo Ragusa, coordinatore di Umana Solidarietà, Francesco Passantino, presidente di Sviluppo Solidale, Chiara Cianciolo, referente dell’appartamento di sgancio “Meridiano 13” del Centro diaconale “La Noce” – Istituto Valdese, Giuseppe Vitrano dell’assessorato alle Politiche giovanili e all’Accoglienza migranti e Rosi Pennino, capo della segreteria tecnica della Città Metropolitana.

La visita è stata un’occasione preziosa per mettere a confronto due modelli di accoglienza e inclusione sociale.

«L’accoglienza è una responsabilità che va oltre l’assistenza: significa costruire percorsi di autonomia, formazione e inclusione sociale. Palermo ha scelto di mettere al centro la persona, creando una rete tra istituzioni, scuola, associazionismo e terzo settore che permette ai minori stranieri non accompagnati di diventare cittadini attivi della nostra comunità. I risultati ottenuti dimostrano che investire sull’integrazione significa investire sul futuro della città e del Paese», ha dichiarato Fabrizio Ferrandelli.

L’assessore ha inoltre sottolineato come il riconoscimento espresso dalla delegazione internazionale rappresenti un’importante conferma del lavoro svolto negli anni dal Sistema SAI e dagli enti gestori, capace di coniugare tutela dei diritti, inclusione sociale e opportunità di crescita per i giovani accolti.

Per Paolo Ragusa, presidente di ALS MCL e ANCOS UNCI, l’esperienza maturata rappresenta oggi un patrimonio da condividere anche oltre i confini nazionali.

«Avvieremo una collaborazione con una fondazione internazionale per promuovere le buone pratiche dell’accoglienza in Italia. L’esperienza del SAI Palermo rappresenta un’eccellenza nel panorama nazionale e siamo orgogliosi che il Consorzio Umana Solidarietà sia uno degli attori protagonisti di questo percorso».

Paolo Ragusa ha inoltre sottolineato il ruolo strategico di MigrantsWork, la piattaforma digitale che realizza il matching tra domanda e offerta di lavoro per cittadini stranieri.

«Oggi il lavoro straniero è fondamentale per la nostra economia: già il 9% del PIL italiano è prodotto grazie al contributo dei lavoratori stranieri e in comparti strategici come agricoltura e costruzioni questa percentuale supera il 15%. Senza il loro lavoro si fermerebbe una parte importante del nostro sistema produttivo. L’immigrazione, se opportunamente regolata, diventa quindi una risorsa per il Paese».

A raccontare il modello Palermo è stata anche Angela Errante, assistente sociale e responsabile della U.O. Casa dei Diritti e delle Politiche migratorie del Comune di Palermo, che ha spiegato come il valore aggiunto del sistema non risieda soltanto nell’accoglienza, ma nella costruzione di una vera comunità inclusiva.

«Il Sistema SAI è uguale da Palermo a Bolzano, ma Palermo lo ha trasformato in un modello di welfare di comunità. I nostri ragazzi frequentano le scuole pubbliche, praticano sport nelle società del territorio, vivono la città insieme ai coetanei palermitani. Non esistono percorsi separati, ma una reale integrazione. I risultati parlano da soli. Tra gli ex ospiti oggi ci sono laureati in cooperazione internazionale, ingegneri, medici, fisioterapisti e peer educator, giovani che diventano a loro volta esempio e punto di riferimento per chi arriva dopo di loro».

L’esperienza osservata dalla delegazione polacca dimostra così che l’accoglienza può trasformarsi in un investimento sociale capace di produrre integrazione, formazione e lavoro. Un modello che mette al centro la persona e che oggi guarda all’Europa come possibile riferimento per nuove politiche di inclusione.


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