Ci sono spari che squarciano la notte e silenzi, ben più assordanti, che rischiano di uccidere il giorno dopo. L’8 maggio scorso, il ristorante pizzeria «Ulisse», nel cuore del quartiere Tommaso Natale, è finito nel mirino della criminalità organizzata. Un vile atto intimidatorio, di chiaro stampo mafioso, che si inserisce in una preoccupante scia di violenza: un’escalation a colpi di kalashnikov e attentati incendiari che nelle ultime settimane ha colpito le attività commerciali tra Isola delle Femmine, Sferracavallo, San Lorenzo e, appunto, Tommaso Natale. Un feudo storico, quest’ultimo, dove i clan, in piena riorganizzazione, cercano di riaffermare il controllo del territorio ostentando i muscoli attraverso azioni eclatanti. Ma se la mafia spara per fare vuoto, la vera tragedia inizia quando quel vuoto si riempie di solitudine.
Ieri sera, i tavoli dell’Ulisse sono tornati a riempirsi per una “cena al sapore della legalità e della denuncia”organizzata dalla Fillea Cgil Palermo in condivisione con Fillea Cgil Sicilia (alla presenza dei segretari generali Fillea di Enna, Catania, Trapani) a cui hanno poi aderito anche la Camera del Lavoro di Palermo e la Filcams Palermo. Un gesto concreto di solidarietà per dire “noi ci siamo”. Eppure, intorno a quel calore, l’aria resta pesante per le troppe, ingiustificabili assenze.
Mancano le istituzioni cittadine e di quartiere. Mancano i riflettori dei grandi media, che sembrano dimenticarsi di Tommaso Natale, forse ritenuto meno “notiziabile” rispetto allo Zen o a San Lorenzo. Ma ciò che ferisce al cuore la famiglia che da quasi vent’anni gestisce il locale con passione e sacrifici, è la reazione della società civile. E dei clienti, compresi quelli storici.
«Dopo l’8 maggio la clientela sembra sparita. Registriamo un drastico calo di presenze… Dove sono finiti tutti?» racconta la titolare con gli occhi lucidi e l’amarezza di chi si sente abbandonato. La sua famiglia non ci ha pensato due volte: dopo l’attentato ha scelto subito la strada della giustizia, ha denunciato. Oggi, però, davanti alle sale vuote, si insinua un dubbio terribile, espresso con dolorosa lucidità: «Abbiamo fatto bene o forse sarebbe stato meglio tacere? Chi denuncia viene punito?»
È una domanda che pesa come un macigno e che interroga la coscienza di un’intera città. È questo il messaggio che Palermo vuole lanciare? Proprio in questi giorni in cui ci si prepara a commemorare il 23 maggio, data simbolo e spartiacque della lotta alla mafia, nel ricordo del sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli agenti della scorta?
Non si può onorare la memoria dei martiri dello Stato se poi, nella quotidianità, si lasciano morire di solitudine i cittadini onesti che fanno il proprio dovere. La legalità non è una sfilata di corone di fiori, ma una scelta quotidiana che si fa anche decidendo dove andare a cenare.
La Fillea Cgil Sicilia, con le sue delegazioni territoriali (città metropolitane e non) ieri sera ha tracciato la strada, schierandosi fisicamente e politicamente a difesa del ristorante Ulisse. Ora tocca al resto della città. Palermo svegliati, dai un segnale di speranza! Non lasciamo sola la Palermo che resiste.
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