Tra le storie che la memoria collettiva ha il dovere di strappare al silenzio del tempo vi è quella di Giuseppe Tragna, il direttore di banca assassinato dalla mafia ad Agrigento nel 1990, oggi al centro del nuovo libro di Carmelo Sardo, L’ultima estate di un uomo perbene. Il volume ripercorre non solo l’omicidio, ma la drammatica e decennale strategia di calunnie subita dalla famiglia, prima di ottenere il definitivo trionfo della verità.

Nella seguente accurata recensione, la docente Adriana Sardo, solamente omonima dell’autore, evidenzia il valore civile dell’opera: la rettitudine del direttore e la dignità dei suoi cari offrono alle nuove generazioni un patrimonio educativo fondamentale, ricordando che la legalità e il riscatto di una terra non hanno bisogno di eroi mitologici, ma dei passi silenziosi, coerenti e coraggiosi delle persone comuni.


Il testo completo della recensione di Adriana Sardo

L’ultima estate di un uomo perbene è un’opera di straordinaria intensità, una testimonianza necessaria e struggente. Con una scrittura limpida e profondamente partecipe, Carmelo Sardo strappa all’oblio la vicenda di Giuseppe Tragna, integerrimo direttore di banca agrigentino, padre amorevole e marito esemplare. Nel suo vissuto si rivela la forza del dovere morale kantiano, quell’imperativo categorico di fare la cosa giusta semplicemente perché è giusta, senza calcoli o paure.

Dinanzi alle ombre sinistre e agli assegni trafugati scoperti nei registri contabili, Tragna non esita: segnala e denuncia. Ma quella sua onestà quotidiana, in un contesto dominato dall’opacità mafiosa, diventa una sfida intollerabile per un potere invisibile e feroce. Paga, così, con la vita la colpa più rivoluzionaria: l’essere, semplicemente, una persona perbene.

Attraverso toccanti fotogrammi, l’autore restituisce i drammatici istanti del 18 luglio 1990, il giorno in cui l’uomo viene barbaramente ucciso sotto casa, a un soffio dal calore dei suoi cari. Il grido della moglie Mariella che “squarcia l’estate” segna uno strappo irreversibile nel tessuto del tempo, dividendo per sempre l’esistenza della famiglia tra un “prima”, fatto di momenti sereni, sogni e normalità, e un “dopo”, dominato da un vuoto incolmabile e gelido.


Oltre al calvario dell’atroce perdita, la famiglia deve subire il veleno della maldicenza, poiché un’infame accusa di pedofilia viene orchestrata per deviare le indagini e proteggere i colpevoli, uccidendo una seconda volta un uomo onesto. Con una fermezza stoica, la moglie e i figli lottano per decenni contro quella strategia diffamatoria, fino al giorno in cui il Ministero dell’Interno riconosce ufficialmente Giuseppe Tragna come vittima dei reati di tipo mafioso, ponendo fine ad ogni calunnia. Una riparazione tardiva, che restituisce la purezza di quel nome alla memoria collettiva.


Leggere questo libro diventa un atto di civiltà irrinunciabile, un percorso condiviso che cura la ferita dell’indifferenza attraverso la potenza della memoria. È un’opera che unisce il rigore di documenti inoppugnabili, capaci di svelare la verità dei fatti e il valore autentico di quest’uomo perbene, a un racconto di travolgente umanità, che scuote la coscienza e tocca le corde più profonde dell’anima del lettore. Questa magistrale narrazione offre un esempio prezioso da consegnare alle nuove generazioni, affinché resti impresso che la legalità e il riscatto di un territorio non camminano sulle spalle di eroi irraggiungibili. Poggiano, invece, sui passi quotidiani e silenziosi delle persone comuni, capaci di scegliere la rettitudine come sola, irrinunciabile bussola della propria esistenza.

Adriana Sardo (solamente omonima dell’autore)

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