Tipo segnalazione: Disservizio

Palermo – Un applauso, prego. Un applauso scrosciante, quasi quanto la pioggia che con la precisione di un orologio svizzero ha trasformato, anche ieri, le nostre strade in pittoresche lagune urbane. Un plauso sincero va alla nostra illuminata amministrazione comunale che, nel suo silenzio operoso, ha raggiunto un obiettivo a cui pochi ambiscono: l’assuefazione totale del cittadino, l’elevazione della rassegnazione a virtù civica.

Bastano pochi minuti di pioggia, neanche un nubifragio da titolo di telegiornale, per assistere al consueto miracolo palermitano. La via del Mare, la nostra dorsale costiera, si trasforma in un affascinante affluente del Tirreno. L’acqua sale, riempie, si accumula, e con essa emerge la creatività del nostro popolo. Ecco i giovani, eroici, che spingono i loro scooter con l’acqua alle ginocchia, novelli Caronti di una palude metropolitana. Ecco le fermate del tram, decorate a festa con cartelli che annunciano, con la serafica ineluttabilità di un evento astrale, lo “stop del servizio causa maltempo”.

E la gente? La gente aspetta. Non impreca più, non si agita. Ha smesso da tempo. L’attesa è diventata una forma di meditazione laica, uno stato di quieta accettazione del caos. Si attende la fortuna, un passaggio, un diradamento delle nubi, un intervento divino, ma di certo non un autobus o un provvedimento della pubblica amministrazione.

Nel frattempo, gli autoveicoli, scambiando l’asfalto per un canale navigabile, solcano le onde con la perizia di un gondoliere e l’arroganza di chi ha fretta. Ogni accelerata è un’onda anomala che si abbatte sui marciapiedi, battezzando i pedoni in attesa con acqua la cui provenienza è meglio non indagare. Regolare il traffico? Aprire le ZTL per decongestionare il delirio? Follia. Un’idea troppo semplice, troppo logica. No, nessun problema. Abbiamo l’esperienza. Quella basta.

Questa maestria nella sopravvivenza, questo ingegno forgiato da anni di incuria, è il vero capolavoro della nostra amministrazione. Ci hanno addestrati così bene che ormai scivoliamo su questo fango quotidiano con la grazia di pattinatori consumati. Ogni giorno di pioggia è solo un altro giorno di pioggia.

E mentre la città affoga, il sottobosco prospera nel silenzio. Gli allacci abusivi si moltiplicano, i posteggiatori illegali gestiscono fette di suolo pubblico con l’efficienza di una multinazionale, le aziende fantasma operano alla luce del sole. I cumuli di immondizia diventano elementi stabili dell’arredo urbano e le antiche “trazzere” riemergono dal manto stradale come reperti archeologici di un passato che, a Palermo, non è mai passato del tutto.

L’amministrazione, dal canto suo, tace. E il suo silenzio è un capolavoro di strategia. Non si interviene, non si pianifica, non si previene. Si attende che l’emergenza passi, che l’acqua defluisca, che la gente, appunto, si rassegni. E quando, per puro caso o per l’eroismo di qualche singolo, si asfalta una buca, si celebra l’evento con un’esultanza degna del compimento di un’opera faraonica.

È l’allegria del “risolvimi il problema”, la richiesta disperata del cittadino a cui segue la geniale inerzia di chi amministra. Ma è ora di cambiare spartito. Questi problemi, tenuti a bagnomaria in un brodo di indifferenza, facciamoli uscire. Facciamoli esplodere. Perché fino a quando la piazza, questa piazza così ben addestrata alla sopravvivenza, non leverà un grido unico e assordante, tutto rimarrà esattamente com’è. E al prossimo acquazzone, saremo di nuovo qui. Ad applaudire. Rassegnati. A farci un selfie, un post Instagram e mettere un altro punto al giorno trascorso.

Vittorio Spadoni

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