“Il recente DL 32/2026 (Decreto Commissari) è la prova definitiva che il Ponte è un’opera di facciata. Invece di certezze, il Governo ha varato una norma che frammenta i finanziamenti e normalizza l’emergenza, gettando la sostanza al prossimo esecutivo.” Così l’On. Giovanni Currò (M5S), già Vicepresidente della Commissione Finanze della Camera (XVIII Leg.).

L’analisi tecnica: Finanziamenti a rate e incertezza Secondo l’On. Currò, la norma nasconde un’insidia tecnica:

Frammentazione del Bilancio: Spostando in avanti le sostanziali coperture finanziarie, il decreto rompe la programmazione pluriennale, rendendo l’opera un “fantasma contabile”.

 

Cittadini in ostaggio: Questa dilazione prolunga sine die l’incertezza per i messinesi coinvolti dagli espropri e blocca lo sviluppo urbanistico, trasformando la città in un enorme cantiere di servizio a tempo indeterminato.

Spreco di risorse: “Mentre i cantieri PNRR siciliani sono operativi, qui si blindano 13 miliardi per un progetto dal rendimento marginale, bloccando fondi vitali per il Paese.”

 

L’accantonamento dell’opera e il progetto Nova L’affondo finale di Currò si concentra sulle vere ragioni del decreto e sulla soluzione per uscirne: “Questo provvedimento,” sottolinea Currò, “nasce per un solo motivo: aggirare i paletti sacrosanti alzati da Corte dei Conti e ANAC. Il Governo si rifiuta ostinatamente di seguire l’iter indicato, che imporrebbe un nuovo progetto e un nuovo bando di gara per un’opera del 2011 i cui costi sono nel frattempo esplosi. La mia posizione è netta: l’intero progetto va accantonato definitivamente. I 13 miliardi oggi tenuti in ostaggio devono essere liberati e destinati immediatamente a un Piano Casa serio e al taglio dei costi energetici per famiglie e imprese. È ora di chiudere la stagione degli sprechi: con Nova vogliamo restituire la voce ai cittadini per scrivere, insieme, il programma del prossimo governo progressista, mettendo al centro i bisogni reali del Paese.”

 

 

 

 

 

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