Non capita tutti i giorni che una lapide in memoria di Italo Balbo venga inaugurata proprio da un sindaco del Partito democratico. Eppure a Pietraperzia è andata esattamente così: il 14 ottobre Calogero Di Gloria ha scoperto una targa marmorea affissa in piazza Matteotti che ricorda, tra le altre, la vecchia intitolazione del luogo: “Piazza Italo Balbo Trasvolatore Atlantico”. Il quadrumviro della Marcia su Roma, gerarca tra i più rappresentativi del regime, torna, dunque, nella memoria del centro dell’Ennese.

La beffa alla storia

Il paradosso ha il sapore di una beffa della storia, e non solo per chi fa della memoria antifascista una questione di partito. Matteotti, quel cognome inciso oggi sulla piazza, è il deputato rapito e ucciso da uno squadrone fascista nel giugno 1924; dell’omicidio Benito Mussolini si assunse pubblicamente la responsabilità politica davanti al Parlamento. Ricordarlo nello stesso spazio in cui per vent’anni ha regnato il nome di Balbo è una scelta simbolica fortissima, fatta dagli italiani del dopoguerra. E proprio lì, a Pietraperzia, i due nomi si sono ritrovati a dividere la stessa lapide.

Le denominazioni

La piazza era stata chiamata in più modi: Largo San Domenico, piazza del Rosario, piazza dell’Annunziata. La toponomastica locale, insomma, è un palinsesto, e la targa, firmata da Comune, Pro Loco e Associazione Trasvolatori Atlantici, ne ripercorre le stratificazioni. Ma in Sicilia, dove ogni pietra ha una memoria, unire sul marmo il nome dell’assassinato e quello di uno dei più noti gerarchi del fascismo, responsabile della morte del deputato, non è mai una questione neutra.

La cerimonia, andata anche in diretta, voleva onorare Francesco Chiaramonte, aviere pietrino della trasvolata atlantica del 1933, decorato con la medaglia d’argento al Valore Aeronautico: per lui una targa a parte, collocata altrove. In piazza, intanto, erano presenti un erede di Balbo e rappresentanti dell’Aeronautica di Sigonella.

L’opposizione si rivolge al prefetto

A infiammare la polemica, il Pd di Di Gloria che discende direttamente dalla tradizione in cui militava Matteotti. I consiglieri Silvia Romano, Paola La Monica, Giovanni Emma e Luana Chiolo hanno parlato di “sdegno e profonda indignazione”, accusando la cerimonia di aver “valorizzato la figura di Italo Balbo” e sollevato “una questione politica, storica e morale che non può essere liquidata come una semplice iniziativa commemorativa”. La loro formula è netta: “La storia va conosciuta, non celebrata in modo acritico. Pungono anche i tempi dell’invito: una pec arrivata nella tarda mattinata del 13 ottobre per un appuntamento alle 11 del giorno dopo, con la sola dicitura «scopertura targhe”. I quattro hanno chiesto — all’Amministrazione e al Prefetto — “gli atti che hanno autorizzato l’installazione della targa marmorea”, le modalità di promozione dell’iniziativa e la documentazione della cerimonia. Chiusura d’effetto: “Pietraperzia merita rispetto per la propria storia. Matteotti merita rispetto per il sacrificio compiuto”.

La replica: Piazza Matteotti non cambia

Di Gloria, dal canto suo, ha scelto i social per difendersi, mostrando carte e documenti: “Come sempre facciamo vedere le carte”. Parte tutto, sostiene, da una richiesta della Pro Loco datata 30 ottobre 2023, firmata dal presidente Salvatore Palascino, che mirava a valorizzare la toponomastica storica “senza ovviamente modificare l’attuale denominazione». E l’allora amministrazione aveva dato il via libera, «senza alcuna spesa da parte del Comune”. La linea del primo cittadino è perentoria: “Piazza Matteotti rimane così come è. Il fascismo fa schifo e confermo che fa schifo il fascismo. Non abbiamo cambiato nessuna piazza e non intendiamo cambiare nessuna piazza”. Nessuno, insomma, ha tolto Matteotti dalla piazza