I carabinieri del reparto tutela agroalimentare di Messina hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal gip del tribunale di Enna contro dieci imprenditori agricoli nel messinese, accusati di aver orchestrato una complessa truffa ai danni dell’Agea per ottenere indebitamente contributi pubblici destinati al comparto agricolo.
L’operazione, coordinata dalla procura europea di Palermo e convenzionalmente denominata “Grazing code 2”, ha portato al blocco di beni, disponibilità finanziarie e titoli di pagamento per un valore complessivo di un milione e 400 mila euro.
Al centro dell’indagine condotta dai militari, che operano sotto le dipendenze funzionali del ministero dell’agricoltura, vi è un meccanismo elusivo basato sulla dichiarazione di attività di pascolamento fittizie. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli indagati avrebbero attestato nelle domande di pagamento relative alla pac di aver movimentato il bestiame su superfici agricole esterne alle proprie aziende. Tuttavia, per rendere credibile la messinscena ed evitare i rigidi controlli veterinari previsti dalla legge, gli allevatori avrebbero omesso sistematicamente di attivare il cosiddetto codice pascolo.
Questo requisito rappresenta lo snodo fondamentale della regolarità burocratica e sanitaria, poiché la sua attivazione comunica automaticamente ai veterinari dell’asl la necessità di effettuare verifiche sul campo per accertare la reale presenza degli animali nei terreni indicati. Attraverso l’uso di autodichiarazioni false, gli imprenditori riuscivano a dimostrare il presunto pascolamento sulla carta, precludendo scientemente agli organi di vigilanza la possibilità di intervenire. La normativa europea e nazionale è però categorica sul punto, stabilendo che il diritto ai contributi sia subordinato alla prova ufficiale della movimentazione degli animali registrati nella banca dati nazionale Vetinfo, prova che può esistere solo in presenza del codice pascolo.
L’intervento odierno non solo permette allo stato di recuperare le somme illecitamente percepite, ma lancia un segnale chiaro sulla vigilanza costante dei carabinieri per la tutela agroalimentare contro le frodi che danneggiano i bilanci dell’unione europea. L’azione della procura europea si conferma così un pilastro fondamentale per il coordinamento delle indagini transnazionali, garantendo che le risorse destinate allo sviluppo rurale non finiscano nelle mani di chi opera nell’illegalità, a tutto vantaggio degli imprenditori onesti che rispettano le regole del settore primario.






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