Quasi undici ore trascorse in attesa al telefono, senza riuscire a parlare con un operatore. Non è la trama di un romanzo kafkiano, ma l’esperienza concreta di un professionista siracusano che sta cercando di prenotare una visita intramoenia per i suoi due figli al Policlinico dell’Università di Messina.
La visita è già praticamente fissata: il medico, una specialista, ha indicato il 28 maggio come data disponibile. Manca solo la prenotazione formale attraverso il Cup, il Centro Unico di Prenotazione. Peccato che, per chi non può permettersi di raggiungere fisicamente Messina, quell’unico canale si sia trasformato in un muro di gomma.
Cos’è l’intramoenia e perché la si sceglie
Per chi non ha dimestichezza con il gergo sanitario, vale la pena chiarire di cosa si tratta. L’attività libero-professionale intramuraria, detta appunto intramoenia o ALPI, consiste nella possibilità, per i medici ospedalieri, di ricevere pazienti privatamente all’interno delle strutture pubbliche in cui lavorano, al di fuori del proprio orario di servizio. Il paziente paga una tariffa, ma in cambio ottiene due vantaggi concreti: può scegliere lo specialista e, di norma, accorcia drasticamente i tempi di attesa rispetto al percorso ordinario del Servizio Sanitario Nazionale. Una soluzione molto diffusa, soprattutto per chi ha già un rapporto di fiducia con un determinato medico.
Il calvario telefonico
Il problema, in questo caso, non è il costo né la disponibilità del medico. È la prenotazione. Ieri, il professionista siracusano ha chiamato il Cup del Policlinico di Messina in due occasioni distinte: la prima volta ha atteso 4 ore e 42 minuti; la seconda, 5 ore e 12 minuti. In entrambi i casi, nessun operatore ha mai risposto. Stamattina, nuovo tentativo intorno alle 8.30: il telefono si è scaricato prima che qualcuno rispondesse. Riprovando, si è trovato ventiduesimo in coda. Quasi undici ore di attesa cumulative — e zero risultati.
“Il 28 maggio si avvicina”
“Temo di non riuscire a prenotare la visita dei miei figli per il 28 maggio”, dice l’uomo a BlogSicilia, con una frustrazione che suona più come rassegnazione lucida che come sfogo. La data concordata con la dottoressa si avvicina, e il rischio concreto è che salti tutto per un problema che non ha nulla a che fare con la disponibilità medica, con le strutture o con le risorse: riguarda esclusivamente l’organizzazione del sistema di prenotazione.
“La pec sarebbe meglio del telefono”
Il professionista non si limita a lamentarsi: avanza una proposta precisa. “L’uso della pec potrebbe essere una soluzione — sostiene — di certo attaccarsi al telefono per ore è una soluzione antica che peraltro non produce effetti.” Un’osservazione che, al netto della vicenda personale, tocca un nervo scoperto del sistema sanitario pubblico italiano: quello della digitalizzazione dei servizi amministrativi, ancora largamente incompiuta. Prenotare una visita via posta elettronica certificata, via email, via app o attraverso portali online dedicati non è fantascienza — è prassi consolidata in molti contesti. Non, evidentemente, in questo. La visita del 28 maggio è ancora in bilico. Le ore di attesa, no: quelle sono già contabilizzate.






Commenta con Facebook