Un cavillo giudiziario, un difetto di notifica è sufficiente a bloccare il processo per la morte di sette persone. E’ tornata alla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto l’inchiesta sulla morte, tra il 2006 e il 2013, di sette operai che hanno lavorato alla Raffineria Mediterranea di Milazzo, per patologie oncologiche o polmonari. Lo ha deciso il Gup Salvatore Pugliese che, accogliendo l’ eccezione dell’avvocato Carlo Autru Ryolo, ha disposto la nullità della richiesta di rinvio a giudizio di 17 persone per la mancata notifica alla società petrolifera dell’avviso di conclusione indagini.

Gli atti sono stati restituiti alla Procura che dovrà notificare un nuovo avviso di conclusione indagini al legale rappresentante della ‘Raffineria di Milazzo’ e poi avanzare richiesta di rinvio a giudizio.

Il procuratore Emanuele Crescenti ha indagato 17 persone tra i vari dirigenti che si sono susseguiti negli anni e alcuni imprenditori che hanno lavorato in subappalto nella struttura. Secondo l’accusa, che si è avvalsa di perizie tecniche, ci sarebbe un nesso di causalità ed effetto tra il lavoro all’ interno del complesso industriale e le malattie contratte dagli operai poi deceduti.

Le ipotesi di reato sono omicidio colposo e lesioni colpose, quest’ultimo per un ottavo caso, quello di un operaio che soffre dei postumi di ispessimenti pleurici. Indagata come persona giuridica anche la “Raffineria di Milazzo S.c.p.a.”.