Per anni sono sopravvissuti in pochi filari, spesso all’interno di vecchi vigneti familiari. Oggi alcuni vitigni dei Nebrodi potrebbero tornare ad avere un ruolo nella produzione vinicola siciliana. Il recupero delle varietà antiche apre nuove prospettive per le aziende agricole e restituisce valore a un patrimonio genetico che rischiava di scomparire.
Il tema sarà al centro della masterclass «I vitigni reliquia dei Nebrodi», in programma venerdì 2 ottobre, dalle 17.30 alle 18.15, nell’ambito dell’XI edizione del Festival del Giornalismo Enogastronomico. A guidare l’incontro sarà Antonio Sparacio, agronomo dell’Istituto regionale del vino e dell’olio (IRVO) e responsabile Ricerca e Sperimentazione.L’interesse non riguarda soltanto la conservazione della biodiversità. Il recupero di queste uve offre la possibilità di sviluppare vini con caratteristiche differenti rispetto alle produzioni più diffuse e di verificare nuove opportunità economiche per i territori montani.
Lucignola e Vitrarolo, il patrimonio viticolo dei Nebrodi
Tra le varietà recuperate nei vigneti storici dei Nebrodi figurano la Lucignola e il Vitrarolo, due vitigni a bacca rossa che testimoniano la ricchezza della viticoltura tradizionale siciliana. La loro presenza era ormai limitata a pochi ceppi, prima dell’avvio delle attività di ricerca e conservazione. Il lavoro scientifico ha permesso di identificare le varietà, studiarne il patrimonio genetico e valutarne le caratteristiche produttive. Non basta, infatti, ritrovare una pianta antica per trasformarla in una risorsa per le aziende: occorre verificarne il comportamento agronomico, la qualità delle uve e le possibilità di vinificazione.
Il passaggio successivo riguarda la coltivazione sperimentale e il trasferimento delle conoscenze alle imprese. I vigneti di conservazione permettono di mantenere disponibile il materiale genetico anche quando le piante originarie non possono più essere coltivate. Il recupero assume un significato particolare nei Nebrodi, dove la frammentazione delle proprietà agricole e l’abbandono di numerosi appezzamenti hanno contribuito alla progressiva riduzione della viticoltura tradizionale.
La biodiversità può diventare una risorsa economica
Per le aziende vitivinicole il patrimonio delle varietà minori rappresenta una possibilità di differenziazione. L’utilizzo di uve poco diffuse può dare origine a vini riconoscibili, legati alla storia produttiva di un territorio e difficilmente replicabili altrove.Il percorso resta tuttavia complesso. Le varietà recuperate devono dimostrare continuità produttiva, qualità enologica e sostenibilità economica. La loro diffusione richiede materiale vegetale idoneo, investimenti e adeguate conoscenze tecniche.
La masterclass del 2 ottobre permetterà di approfondire questi aspetti e di comprendere come la ricerca possa contribuire alla ricostruzione della viticoltura dei Nebrodi. Il recupero delle vecchie viti, da solo, non garantisce la nascita di una nuova filiera. Può però fornire alle imprese una risorsa dalla quale ripartire.
Per iscriversi alla masterclass di Venerdì 2 Ottobre: https://nebrodieat.altervista.org/#iscrizione-masterclass






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