Perché un’azienda che cresce e macina profitti decide di licenziare migliaia di persone? È la domanda che molti si pongono dopo l’annuncio di Amazon, che ha comunicato un nuovo maxi piano di esuberi: circa 16.000 posti di lavoro corporate verranno tagliati a livello globale. Si tratta della seconda ondata di licenziamenti di massa in soli tre mesi.
Il colosso dell’e-commerce e del cloud ha chiarito che questa riorganizzazione è legata soprattutto all’adozione dell’intelligenza artificiale generativa, destinata a sostituire alcune funzioni oggi svolte da lavoratori umani. Una scelta che si inserisce in un contesto economico più ampio, fatto di incertezze globali, nuove tecnologie e un mercato del lavoro in rallentamento.
Questi licenziamenti non arrivano all’improvviso. Amazon aveva già annunciato 14.000 tagli a ottobre e alcune divisioni hanno completato le riorganizzazioni solo ora. Il totale degli esuberi negli ultimi mesi supera quindi le 30.000 unità, rendendo questo intervento il più consistente dal 2023, quando l’azienda eliminò 27.000 posti di lavoro.
Ma per capire davvero cosa sta accadendo, è necessario guardare oltre i numeri.
Una strategia dichiarata: meno burocrazia, più intelligenza artificiale
A spiegare la filosofia dietro i licenziamenti è stata Beth Galetti, vicepresidente senior di Amazon, in un post ufficiale pubblicato sul blog aziendale. Le parole scelte sono significative: l’azienda sta “riducendo i livelli, aumentando la responsabilità e rimuovendo la burocrazia”.
In pratica, Amazon vuole una struttura più snella, con meno passaggi decisionali e più automazione. L’intelligenza artificiale generativa diventa così uno strumento centrale per svolgere attività amministrative, analitiche e di supporto che in passato richiedevano grandi team.
Il gruppo non ha specificato quali unità aziendali saranno colpite né in quali Paesi avverranno i tagli ma è chiaro che l’intervento riguarda soprattutto i lavoratori corporate, non la logistica o i magazzini.
Che fine fanno i dipendenti coinvolti
Per il personale con sede negli Stati Uniti, Amazon ha previsto 90 giorni di tempo per cercare una nuova posizione all’interno dell’azienda. Chi non riuscirà a ricollocarsi, o non vorrà farlo, potrà accedere a:
- indennità di licenziamento;
- servizi di outplacement;
- copertura sanitaria temporanea.
Allo stesso tempo, Galetti ha precisato che Amazon continuerà ad assumere e a investire in aree considerate strategiche per il futuro, confermando che i tagli non equivalgono a un ridimensionamento complessivo dell’azienda ma a un cambio di priorità.
Il ruolo centrale dell’intelligenza artificiale
Il tema dell’IA non è nuovo nel dibattito interno di Amazon. Già a giugno, l’amministratore delegato Andy Jassy aveva anticipato che l’intelligenza artificiale generativa avrebbe ridotto il numero di lavoratori corporate negli anni successivi.
Una visione coerente con la strategia portata avanti da Jassy da quando, nel 2021, ha preso il posto del fondatore Jeff Bezos. Da allora, il nuovo CEO ha avviato una politica di taglio dei costi aggressiva, volta a correggere l’espansione rapidissima avvenuta durante la pandemia.
Amazon, come molte Big Tech, aveva infatti raddoppiato la forza lavoro nel periodo Covid, approfittando dell’esplosione dell’e-commerce e dei servizi digitali. Oggi, con consumi più stabili e processi automatizzati, molte di quelle posizioni vengono considerate ridondanti.
Licenziamenti sì ma con profitti record
Uno degli aspetti che colpisce di più è che i licenziamenti non arrivano in un momento di difficoltà finanziaria. Anzi. Nell’ultimo trimestre, Amazon ha registrato:
- utili in crescita di quasi il 40%, fino a circa 21 miliardi di dollari;
- ricavi superiori ai 180 miliardi di dollari.
Numeri che raccontano un’azienda solida, ben lontana da una crisi. Lo stesso Andy Jassy, dopo i tagli annunciati lo scorso anno, aveva chiarito che le riduzioni di personale non erano legate ai conti o all’IA, ma a una questione culturale: “È cultura. Se cresci così velocemente per diversi anni, ti ritrovi con più persone e più livelli di quanti te ne servano davvero”.
Un mercato del lavoro che rallenta
Il caso Amazon si inserisce in un contesto economico più ampio. Negli Stati Uniti, il mercato del lavoro mostra segnali di stagnazione. A dicembre sono stati creati solo 50.000 nuovi posti di lavoro, un dato molto debole rispetto agli standard storici.
Gli economisti parlano di un clima di “no hire, no fire”: le aziende evitano di assumere ma non sempre licenziano in massa. Tuttavia, negli ultimi mesi alcuni grandi gruppi hanno rotto questo equilibrio.
Le cause sono diverse:
- incertezza economica globale;
- inflazione ancora elevata;
- politiche commerciali instabili, legate anche alle scelte del presidente Donald Trump;
- diffusione dell’intelligenza artificiale, che cambia radicalmente l’organizzazione del lavoro.
Non solo Amazon: i tagli nelle altre Big Tech
Amazon non è sola. Anche altre grandi aziende stanno ridimensionando il personale. Il gruppo logistico UPS ha annunciato fino a 30.000 tagli operativi nel 2026 attraverso uscite volontarie e mancati rinnovi, dopo aver già eliminato 34.000 posti a ottobre. La decisione è legata anche alla riduzione dei volumi provenienti da Amazon, suo storico grande cliente. Anche Pinterest ha comunicato il licenziamento di meno del 15% della forza lavoro, nell’ambito di una ristrutturazione che punta a investire di più sull’intelligenza artificiale.
Come reagiscono i mercati
Nonostante l’impatto sociale delle notizie, i mercati finanziari hanno reagito con relativa calma. Le azioni Amazon hanno registrato un lieve rialzo prima dell’apertura di Wall Street, segno che gli investitori leggono i tagli come una mossa di efficienza, non come un segnale di debolezza.
Per gli analisti, la vera partita si gioca sul lungo periodo: capire se l’intelligenza artificiale riuscirà davvero a sostituire funzioni complesse senza ridurre innovazione, qualità e clima aziendale.
Cosa ci dice il caso Amazon sul lavoro del futuro
La vicenda Amazon racconta una verità scomoda ma sempre più evidente: anche i posti di lavoro qualificati, un tempo considerati sicuri, non sono più intoccabili.
L’intelligenza artificiale non è più una promessa lontana ma uno strumento operativo che:
- riduce i costi;
- accelera i processi;
- cambia il ruolo delle persone all’interno delle aziende.
Per i lavoratori, questo significa una cosa sola: adattarsi. Competenze digitali, flessibilità e capacità di evolvere diventano fattori decisivi in un’economia che corre più veloce delle regole. Amazon, quindi, non sta tagliando perché va male. Sta cambiando pelle. E quello che oggi succede a Seattle potrebbe domani riguardare molte altre aziende, in tutto il mondo. Italia compresa.






Commenta con Facebook