Un attacco inedito, silenzioso e mirato ha spostato la guerra tra Russia e Ucraina a migliaia di chilometri dal fronte. Nella notte tra il 18 e il 19 dicembre, infatti, una petroliera russa della cosiddetta “flotta ombra” è stata colpita da un drone ucraino nel Mediterraneo, al largo delle coste libiche, a più di 2.000 km di distanza dall’Ucraina.
La petroliera Qendil, lunga 250 metri e battente bandiera dell’Oman, era vuota al momento dell’attacco, quindi non si registrano danni ambientali. Tuttavia, l’azione ha un significato simbolico e strategico importante. È la prima volta che un’operazione simile avviene in acque neutrali così lontane dal territorio ucraino.
L’operazione è stata rivendicata dall’SBU, i servizi di sicurezza ucraini, che in un comunicato hanno definito il colpo come una dimostrazione della crescente capacità di colpire obiettivi lontani legati all’economia russa. L’attacco rappresenta un ulteriore passo nell’escalation della guerra ibrida che da tempo si combatte anche per mare.
Un attacco a 500 km dall’Italia
L’attacco alla Qendil è avvenuto nel cuore del Mediterraneo, a circa 280 km dalla Grecia, 210 km dalla Libia e 500 km dall’Italia. Secondo quanto ricostruito da fonti occidentali e ucraine, la nave aveva lasciato il porto indiano di Sikka ed era diretta verso Ust-Luga, in Russia, nel Mar Baltico. Ma nella giornata di venerdì 19 dicembre ha invertito la rotta all’altezza della Grecia. I dati forniti dal sito specializzato MarineTraffic indicano che la petroliera ha cambiato direzione dopo l’attacco, segno della gravità dei danni subiti.
Un video diffuso dall’SBU mostra chiaramente una piccola esplosione sul ponte della nave, confermata da Reuters, che ha identificato l’imbarcazione confrontandola con immagini d’archivio.
La flotta ombra di Mosca: commercio parallelo e spionaggio
La Qendil fa parte della cosiddetta “flotta ombra” russa, una rete di petroliere che viaggiano sotto bandiere estere per eludere le sanzioni internazionali e continuare a esportare petrolio. È un sistema che Mosca utilizza fin dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, nel febbraio 2022.
La nave era già stata sanzionata dal Regno Unito (24 febbraio 2025), dal Canada (13 giugno 2025), dall’Unione Europea (20 luglio 2025) e dalla Svizzera (12 agosto 2025). Fonti di intelligence hanno rivelato che a bordo erano presenti agenti dei servizi russi e ex membri del gruppo Wagner, incaricati di raccogliere informazioni nelle acque
europee.Secondo fonti della CNN, parte dell’equipaggio sarebbe legata direttamente ai servizi militari e di sicurezza russi, operativi in maniera clandestina su rotte petrolifere per osservare movimenti navali occidentali. Un doppio ruolo: commercio illegale e spionaggio marittimo.
L’estensione della guerra marittima
Negli ultimi mesi, l’Ucraina ha intensificato gli attacchi contro l’infrastruttura energetica russa. Solo nel 2025 ha colpito raffinerie nel territorio russo, piattaforme petrolifere nel mar Caspio e, con l’ausilio di droni marini, petroliere nel Mar Nero. L’attacco alla Qendil segna però una nuova fase, grazie all’utilizzo di droni aerei a lungo raggio. Non è stato chiarito come i velivoli siano riusciti a raggiungere la nave, ma l’SBU ha parlato di un’operazione “multi-fase”, suggerendo un’azione coordinata, forse con basi avanzate o supporto navale.
La società britannica Vanguard, specializzata nella gestione del rischio marittimo, ha commentato così l’attacco: ”Questo sviluppo riflette un’espansione netta dell’uso di sistemi aerei senza equipaggio da parte dell’Ucraina contro assetti marittimi associati alla rete di esportazione petrolifera sanzionata della Russia”.
Una risposta alla strategia russa
Mosca non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’attacco, ma il presidente Vladimir Putin aveva già minacciato, nelle scorse settimane, di chiudere l’accesso dell’Ucraina al Mar Nero, definendo gli attacchi alle petroliere “atti di pirateria”. L’Ucraina risponde con una strategia chiara: colpire economicamente la Russia dove fa più male, cioè sulle esportazioni energetiche. Secondo Kiev, il petrolio esportato dalla flotta ombra rappresenta un’entrata cruciale per finanziare la guerra. “Questo attacco è una prova dell’efficacia dei nostri droni, della competenza dei nostri piloti e della determinazione a fermare il commercio illegale russo”, ha dichiarato un portavoce dell’SBU.
Lo sapevi che…?
- Le petroliere della “flotta ombra” russa sono spesso vecchie, non assicurate e senza tracciabilità AIS attiva.
- Solo tra il 2022 e il 2025, oltre 300 navi avrebbero operato per la rete ombra, secondo analisi del think tank Center for Strategic and International Studies.
- Alcuni attacchi ucraini hanno usato droni aerei lanciati da terra, mare o cargo modificati.
- L’Ucraina ha già condotto operazioni simili contro basi aeree russe, colpendo aerei strategici a più di 1.000 km dal fronte.
FAQ – Domande frequenti
- Cos’è la flotta ombra russa? È una rete di petroliere che aggirano le sanzioni trasportando petrolio russo sotto bandiere estere, spesso con equipaggi non identificabili.
- Perché l’Ucraina ha colpito nel Mediterraneo? Per colpire l’economia energetica russa lontano dal fronte e dimostrare la portata operativa dei suoi droni.
- La Qendil trasportava petrolio al momento dell’attacco? No, era vuota. Non ci sono stati danni ambientali.
- È legale colpire navi in acque neutrali? Il diritto internazionale è ambiguo in caso di guerra non dichiarata. Gli attacchi in acque neutrali restano controversi.
- Cosa ha detto Mosca? Al momento nessuna dichiarazione ufficiale. In precedenza Putin aveva definito questi attacchi come “pirateria”.






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