Una bambina nata nel 2017 e ricoverata nel 2023 con una diagnosi di Aids in fase avanzata è al centro di un procedimento giudiziario a Bologna, dove i genitori sono imputati con l’accusa di maltrattamenti aggravati. Secondo la ricostruzione dell’accusa, la madre avrebbe nascosto la propria sieropositività durante la gravidanza e per anni non sarebbero stati effettuati controlli sanitari sulla figlia, determinando un grave ritardo diagnostico e terapeutico.

La vicenda è ora all’esame del tribunale bolognese, mentre la minore — che ha affrontato un lungo ricovero ospedaliero — vive oggi in una casa famiglia con la madre e frequenta una scuola in provincia.

L’accusa: gravidanza e parto senza controlli sanitari

Secondo la Procura di Bologna, rappresentata in aula dal pubblico ministero Nicola Scalabrini, i genitori erano consapevoli della sieropositività della madre già durante la gravidanza.

Nonostante questo, sempre secondo l’accusa, non sarebbero state adottate misure preventive né durante la gestazione né nei primi anni di vita della bambina.

La piccola sarebbe stata fatta nascere in Spagna nel 2017, fuori da strutture sanitarie italiane. Gli inquirenti ipotizzano che questa scelta sia stata presa per evitare controlli medici e protocolli sanitari, compresi quelli vaccinali.

Dopo la nascita, secondo quanto contestato, non sarebbero stati effettuati test per verificare un eventuale contagio da virus HIV, né cure o controlli pediatrici regolari.

La scoperta della malattia nel 2023

Il caso è emerso nel luglio 2023, quando i genitori si sono rivolti a una pediatra per un problema apparentemente comune: febbre e tosse persistenti da settimane.

La dottoressa, che in quel momento sostituiva il pediatra titolare, ha rilevato subito una situazione clinica preoccupante.

Secondo quanto emerso:

  • la bambina non risultava mai visitata dal pediatra;
  • camminava con difficoltà;
  • presentava segni di denutrizione;
  • aveva problemi dentali evidenti;
  • mostrava parametri di crescita molto inferiori alla norma;
  • indossava ancora il pannolino.

Dalla documentazione sanitaria risultava che la scelta del pediatra era stata formalizzata solo nel novembre 2022, ma la bambina non era mai stata portata a visita.

La pediatra ha ritenuto necessario un ricovero urgente.

Quando i genitori si sarebbero opposti, la dottoressa ha avvertito che avrebbe informato le autorità.

Poco dopo ha effettivamente allertato i carabinieri.

Il ricovero e la diagnosi di Aids

La bambina è stata ricoverata all’Ospedale Maggiore di Bologna, dove gli esami clinici hanno portato alla diagnosi di infezione da HIV in stato avanzato.

Secondo gli inquirenti, anche durante il ricovero i genitori avrebbero continuato a non riferire la sieropositività della madre.

La piccola è rimasta ricoverata per circa un anno, con un quadro clinico considerato inizialmente molto grave e con rischio di vita.

L’ostacolo alle cure secondo l’accusa

Durante i ricoveri tra Bologna e l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, secondo l’accusa i genitori avrebbero ostacolato le cure mediche e la somministrazione dei farmaci.

In un episodio contestato dagli investigatori, il padre avrebbe addirittura ingerito medicinali destinati alla figlia.

Per la Procura questi comportamenti avrebbero aggravato ulteriormente le condizioni della minore.

L’intervento del tribunale dei minorenni

Parallelamente al processo penale, si è aperto anche un procedimento davanti al Tribunale per i minorenni di Bologna.

Nel settembre 2023 i giudici hanno nominato una tutrice legale, oggi costituita parte civile nel processo.

La minore è assistita dall’avvocata Sabrina Di Giampietro.

La capacità genitoriale della coppia resta attualmente sotto valutazione da parte dei magistrati minorili.

Il processo in corso

L’istruttoria dibattimentale è attualmente in corso.

I genitori sono imputati per maltrattamenti aggravati dall’aver provocato lesioni gravissime.

La prossima udienza del processo è fissata per il 18 maggio.