RETTIFICA – 7 aprile 2026
In relazione a quanto riportato nel presente articolo, e precisamente al riferimento alla condanna in primo grado a due anni di reclusione a carico del sig. Lucio Carmelo Lipari, la redazione precisa quanto segue:
La Corte d’Appello di Cagliari, con sentenza n. 106 dell’11 febbraio 2026, ha annullato l’intero procedimento a carico del sig. Lipari. La Corte ha stabilito che quel procedimento non avrebbe dovuto essere instaurato presso il Tribunale di Cagliari, in quanto la parte civile, dott.ssa Elisabetta Sionis, riveste il ruolo di Giudice Onorario presso la medesima Corte d’Appello.
Quindi, il sig. Lucio Carmelo Lipari non è un soggetto condannato. Ce ne scusiamo con l’interessato e con i lettori.
La Procura di Cagliari ha chiuso le indagini nei confronti della nota criminologa Roberta Bruzzone, indagata per stalking di gruppo ai danni della psicologa forense Elisabetta Sionis e della figlia minorenne.
L’avviso di conclusione delle indagini è stato firmato dal pubblico ministero Gilberto Ganassi e trasmesso a Roma per competenza. Nel fascicolo sono confluite anche le trascrizioni delle chat tra Bruzzone e gli altri indagati: Monica Demma, Marzia Mosca e Giovanni Langella.
Le accuse: tre anni di presunte persecuzioni
Secondo quanto emerso dall’inchiesta, la presunta attività persecutoria si sarebbe protratta per almeno tre anni.
Gli inquirenti contestano:
- allusioni sessuali;
- “fotomontaggi del viso della persona offesa”;
- “frasi avente carattere minaccioso e vessatorio”.
Le indagini avrebbero documentato l’utilizzo di chat di gruppo sui social, nelle quali sarebbero stati pianificati gli attacchi contro Sionis e la figlia.
Un caso che affonda le radici nel 2017
La vicenda ha origini complesse e risale al 2017, durante il processo legato alla morte di Manuel Piredda e alle gravi ustioni riportate dalla moglie Valentina Pitzalis.
Negli anni si sono susseguite querele e controquerele.
Tra gli sviluppi più recenti:
- l’archiviazione della denuncia presentata da Bruzzone contro Sionis il 23 giugno scorso.
La versione di Bruzzone: “Accuse infondate”
Parallelamente, Roberta Bruzzone ha ricostruito la propria posizione in un lungo post pubblicato su Facebook, accompagnato dagli hashtag #OltreIFatti #Verità #StopFake #Giustizia #CasoPitzalis.
“Tutto nasce da qui – scrive a proposito del caso Pitzalis -. Da un caso reale. Da una donna sopravvissuta a un tentato femminicidio. Da una vittima che, invece di essere tutelata, è stata travolta da accuse gravissime e totalmente infondate. Accuse contenute nero su bianco in una consulenza tecnica firmata da Elisabetta Sionis. E qui il punto non è l’opinione. Il punto sono i contenuti”.
La criminologa contesta punto per punto le ipotesi avanzate nella consulenza:
“Prima ipotesi – prosegue -: Valentina Pitzalis avrebbe sparato a Manuel Piredda. Addirittura con ‘bossoli’ sulla scena. Mai esistiti. Seconda ipotesi: ferite da corpo contundente. Anche qui: nessun riscontro. Terza ipotesi, e qui entriamo nel surreale: una ‘lesione figurata’ sulla caviglia di Manuel Piredda. Traduzione: Valentina, dopo averlo ucciso, avrebbe marchiato il corpo con una scritta. E non solo: in una fotografia, Sionis sostiene di vedere addirittura le lettere e il numero 17. Peccato che: anche questo è stato totalmente smentito. Sulla caviglia non c’era alcuna lesione. L’autopsia l’ha smentita clamorosamente”.
Un’indagine complessa tra perizie e scontro mediatico
Il caso si inserisce in un contesto altamente conflittuale, segnato da anni di contrapposizioni tra consulenze tecniche, ricostruzioni investigative e scontro pubblico tra esperti.
Le chat acquisite agli atti rappresentano uno degli elementi centrali dell’indagine, insieme alla ricostruzione delle presunte azioni coordinate ai danni della psicologa e della figlia.






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