Mille metri. È la distanza che separava il punto dell’esplosione dalla stazione di compressione del gasdotto Trans-Balkan, l’infrastruttura che collega la Turchia all’Ucraina.
Un drone è esploso questa mattina alle 8.10 nella zona di Kardam, nel nord-est della Bulgaria, non lontano dal Mar Nero. È precipitato in un campo di girasoli, a circa cento metri all’interno del confine con la Romania.
Non si registrano vittime né danni agli edifici o alle infrastrutture.
La ricostruzione del premier bulgaro
A fornire i dettagli è stato il primo ministro bulgaro Rumen Radev, in conferenza stampa dopo una riunione straordinaria del consiglio di sicurezza.
“Alle 8.10 di questa mattina è avvenuto un incidente in cui un drone è entrato nello spazio aereo bulgaro ed è esploso a 100 metri all’interno del confine bulgaro, proveniente dalla direzione della Romania”, ha dichiarato.
Radev ha poi indicato le distanze esatte: “L’episodio si è verificato nelle immediate vicinanze della stazione di compressione rumena, a 200 metri dal luogo dell’esplosione, a 200 metri dall’ex posto di controllo di frontiera tra Bulgaria e Romania a Kardam e a 1.000 metri dalla nostra stazione di compressione sul gasdotto Trans-Balkan”.
Com’è stato individuato
La sequenza dell’allarme è stata ricostruita dallo stesso premier.
“Il rumore proveniente da questo drone è stato rilevato dalla polizia di frontiera in Romania, seguito da un’esplosione molto forte segnalata dalla pattuglia della polizia di frontiera in piazza General Toshevo, situata nella zona”, ha spiegato.
Il luogo dell’esplosione è stato immediatamente individuato. “Unità della polizia di frontiera, della polizia nazionale e del Ministero della Difesa sono attualmente sul posto, impegnate a determinare il tipo di drone. L’area è stata transennata; non si registrano vittime né danni agli edifici o alle infrastrutture”.
Una pattuglia bulgara ha osservato “una forte esplosione con fumo nero”.
L’esplosivo trasportato
Sul carico del velivolo il premier ha espresso una valutazione netta.
“Una cosa è certa: il drone trasportava una quantità significativa di esplosivi, considerando che è stato udito a distanza e ha prodotto una simile quantità di fumo nero”, ha affermato Radev.
Il premier ha escluso che si trattasse di un drone per uso ricreativo, descrivendolo come un apparecchio di dimensioni maggiori. Le autorità stanno lavorando per determinarne il modello e la provenienza.
Il buco nella sorveglianza
C’è un elemento che il capo del governo ha sottolineato con particolare attenzione: nessuno lo ha visto arrivare.
“Quello che possiamo dire è che questo drone non è stato rilevato né identificato nello spazio aereo rumeno. Né è stato rilevato nel nostro spazio aereo. Come sapete, identificare e contrastare questi droni rappresenta una sfida importante”, ha dichiarato.
Radev ha aggiunto un dettaglio che riguarda l’Alleanza atlantica: “Non abbiamo inoltre ricevuto alcuna informazione dal Centro operativo aereo combinato di Torrejón, che monitora lo spazio aereo di tutta l’Europa meridionale”.
La smentita di Bucarest
Poche ore dopo è arrivata la replica del ministero della Difesa romeno, che ha respinto la ricostruzione sulla provenienza.
Secondo Bucarest, i sistemi radar militari non hanno rilevato alcun velivolo diretto dalla Romania verso la Bulgaria. Né, nelle ore precedenti all’esplosione, sono state individuate traiettorie compatibili con un attraversamento dello spazio aereo romeno.
Il ministero ha annunciato che continuerà a monitorare la zona di confine.






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