Oggi, a Roma, c’è stata la conferenza stampa di presentazione del film Tolo Tolo, diretto e interpretato da Checco Zalone.

«Mi aspettavo qualche polemica sul trailer del mio film, ma non avrei mai pensato di finire sulle prime pagine o al centro dei talk show. Dopo i primi tre giorni le ho seguite, poi mi sono stancato e comunque alla fine per ‘Tolo Tolo’ sono state un bel battage pubblicitario».

Così Luca Pasquale Medici, il vero nome di Checco Zalone, che ha aggiunto: «Prima dell’avvento dei social non era così, oggi anche pochi commenti negativi sul web vengono subito amplificati dalla stampa. Sessismo e maschilismo non mi appartengono, nel film non ho mai spogliato la protagonista Idjaba, mai fatto vedere una tetta né il didietro. Anzi, sarà lei nella finzione a portare tutti noi in salvo, ci tenevo».

Il film uscirà nei cinema l’1 gennaio, prodotto da Pietro Valsecchi e distribuito da Medusa.

Zalone, 42 anni, ha poi detto: «Salvini è espressione della gente, forse sarà la gente a sentirsi chiamata in causa, ma non mi pongo questo problema». Il regista-protagonista ha chiarito di non aver voluto mettere in scena un politico in particolare con il personaggio pugliese che prima disoccupato compie una folgorante escalation politica: «È un personaggio metaforico, gli ho fatto fare la carriera di Di Maio, l’ho vestito come Conte e lo faccio parlare come Salvini”. Scopo di Zelone è mettere a fuoco «l’egoismo congenito dell’uomo», attraverso il personaggio che interpreta: «Nella sequenza iniziale, in Africa, scoppia la guerriglia, scoppiano le bombe e io non vengo toccato da quello che succede intorno a me, perché il mio personaggio, concentrato sui suoi guai, è incapace di guardare verso gli altri».

Sul tema migranti e sul timore che gli spettatori non sapranno coglierne l’ironia, Zalone ha risposto con una citazione da La Storia di Francesco De Gregori: «La gente sa benissimo cosa fare, quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare». E ha spiegato: «Ho scelto di trasformare la scena in cui il barcone dei migranti viene affondato dalle onde in un momento onirico, trasformandolo in musical con una divertente canzone di speranza. Si poteva rischiare di cadere nella presa in giro o, al contrario nel moralismo, ma l’ho spiegata ai ragazzi che dovevano interpretarla e loro si sono commossi».

È stato Paolo Virzì ad avere l’idea del film: «Poi pian piano mi sono reso conto che gliela stavo rubando, che il film stava diventando mio, e ho deciso di dirigerlo. Quando sono andato a girare ho capito la responsabilità di questo lavoro, lo stress e l’ansia di avere la responsabilità di tutto e tutti. Abbiamo avuto anche parecchia sfortuna, ha piovuto nel deserto e non succedeva da vent’anni».

Tornando a Salvini, Zelone ha detto: «Non c’è proprio Salvini nel film, comunque non volevo fare un film contro di lui. E poi se è contro di lui sarà Salvini stesso a dirlo». Sullo stesso argomento il produttore Valsecchi: «Non avrei investito venti milioni di euro per fare un film contro Salvini».

Il film sarà distribuito in 1200 copie.