«Le banche non sono pronte per anticipare la cassa integrazione», di conseguenza i pagamenti degli ammortizzatori sociali non arriveranno prima di maggio. Lo ha rivelato un sondaggio tra un campione di quasi 4.500 consulenti per il lavoro.

Infatti, per il 91% degli interpellati gli assegni saranno molto probabilmente liquidati soltant il mese prossimo e «l’83% denuncia la mancata operatività degli accordi per dare il via libera alle procedure per l’anticipazione bancaria» delle somme. Inoltre, la situazione è più complessa al Sud.

Nel dettaglio, il sondaggio Emergenza COVID-19 e cassa integrazione è stato predisposto dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, tra l’8 e il 9 aprile, per valutare le difficoltà operative e le criticità procedurali per l’erogazione dei sostegni al reddito per i circa 5,6 milioni di dipendenti costretti a stare a casa per via delle misure restrittive.

Stando ai Consulenti del Lavoro, non solo il termine indicato dal Governo per il pagamento della mensilità di cassa integrazione, previsto entro il 15 aprile, non sarà assolutamente rispettato, ma sarà molto difficile che i sostegni ai lavoratori arrivino prima della fine del mese. Secondo gli intervistati solo il 17% delle banche è ad oggi operativa.

Poi, è stato segnalato che a scontare gli «incredibili ritardi»per l’anticipazione della cassa integrazione siano «non solo i piccoli ma anche i grandi istituti di credito: è più del 70% degli iscritti all’Ordine professionale a segnalare la mancata operatività degli accordi». Complessivamente, viene segnalato nel sondaggio, «l’impianto di strumenti messo a punto per fronteggiare l’emergenza si dimostra largamente inefficace per offrire quella rapidità di risposta, elemento essenziale a garantire un’effettiva tutela dei lavoratori. Molti sono i fattori che la stanno ostacolando, ma più di tutti pesa la pluralità ed estrema eterogeneità degli strumenti a disposizione per l’emergenza (secondo l’84% degli intervistati), mentre sarebbe stato più utile e semplice un ammortizzatore sociale unico».

Infine, un’altra criticità, per il 84,1% dei consulenti del lavoro intervistati, «viene segnalata dall’errore di aver concentrato la gestione di tutto il sistema di interventi in un unico soggetto, l’Inps».