10650. Sono i morti in eccesso registrati in Europa in una sola settimana. Quella tra il 22 e il 28 giugno 2026, durante l’ondata di calore che ha investito la parte occidentale del continente. Oltre novemila avevano più di 65 anni. È il numero che sta spingendo le grandi città a riscrivere i propri piani, con una scadenza comune: il 2027.

Una settimana, diecimila morti in più

Il dato arriva dal monitoraggio di EuroMOMO. È il progetto europeo che misura settimana per settimana l’andamento della mortalità. Lo sostengono il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e l’Organizzazione mondiale della sanità.

Riguarda ventisette Paesi. Comprende i decessi per tutte le cause, non solo quelli attribuiti direttamente al caldo. Gli scienziati hanno, però, escluso altri fattori rilevanti in quella settimana, a partire da nuovi focolai di Covid.

Francia e Belgio sono i due Paesi con l’eccesso più marcato. Per il Belgio è il valore più alto mai registrato durante un’ondata di calore. Le serie storiche partono dal 2000.

Il nemico comune si chiama isola di calore

Le strategie urbane partono tutte dallo stesso punto.

L’isola di calore urbana nasce dalla combinazione di asfalto, cemento e impianti di condizionamento. È l’effetto che rende le città più calde delle aree circostanti.

Accanto a questo, le amministrazioni devono gestire nubifragi, alluvioni, siccità e, nel caso delle metropoli asiatiche, tifoni.

Roma, il primo piano caldo italiano

La capitale è la prima città italiana a dotarsi di una strategia dedicata al caldo estremo.

Il Piano Caldo è stato presentato in Campidoglio il 2 luglio 2026. Si articola in dieci linee d’azione e trenta misure operative. La proposta di investimento è da 50 milioni di euro in cinque anni.

Tra gli interventi previsti c’è una rete di 660 rifugi climatici. Poi la climatizzazione di edifici pubblici, asili nido e scuole dell’infanzia. E nuovi punti di erogazione di acqua potabile.

Il capitolo sociale riguarda le persone più esposte: anziani, persone senza dimora, chi vive solo. Sono previsti centri diurni, unità di strada, consegna pasti e screening sanitari. E ancora ingressi gratuiti nelle piscine comunali, soggiorni al mare e centri estivi, con il supporto della protezione civile.

Il piano si innesta sulla Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici. L’Assemblea capitolina l’ha approvata il 14 gennaio 2025. È quel documento a individuare in asfalto ed edifici una delle cause dell’isola di calore.

Quanto si può abbassare la temperatura percepita

I numeri romani già acquisiti danno la misura di cosa significhi intervenire sullo spazio pubblico.

Dal 2022 il bilancio arboreo della città è cresciuto di 38mila alberi. Le aree verdi sono aumentate di 187 ettari rispetto al 2021, pari al 4,56 per cento. Il conto comprende nuovi parchi, aree attrezzate nei quartieri e parchi d’affaccio sul Tevere.

Sul fronte delle superfici impermeabili, dal 2024 sono stati realizzati 40 interventi di depavimentazione. Riguardano strade, piazze e marciapiedi, per 44.501 metri quadrati complessivi.

Secondo l’amministrazione l’effetto è misurabile. In una strada o in una piazza oggi asfaltata, la combinazione di depavimentazione, alberi e spazi ombreggiati e irrigati può ridurre la temperatura percepita fino a dieci gradi.

Parigi punta su emissioni e cortili scolastici

Il piano di transizione ecologica della capitale francese fissa una riduzione delle emissioni del 5 per cento all’anno.

Le misure riguardano la mobilità elettrica, con nuovi punti di ricarica e la conversione della flotta pubblica. Un secondo capitolo punta a ridurre gli sprechi alimentari ed energetici negli edifici pubblici.

C’è poi un intervento che riguarda direttamente i bambini: la trasformazione dei cortili scolastici in oasi verdi, pensate per abbassare le temperature nei mesi estivi.

Amsterdam e il modello della Città Spugna

L’approccio olandese ribalta la prospettiva. Il problema non è soltanto il caldo, ma l’acqua.

La strategia di Amsterdam rientra nel programma nazionale di adattamento climatico. Si basa sul principio della Città Spugna: riprogettare gli spazi urbani perché assorbano l’acqua in eccesso durante i nubifragi.

L’obiettivo è duplice. Prevenire gli allagamenti nelle fasi di pioggia intensa e disporre di una riserva durante la siccità estiva. Il collegamento esplicito è con le politiche di salute pubblica.

La Germania: 67 misure e 8 miliardi

Il piano climatico tedesco è il più corposo tra quelli citati: 67 misure, sostenute da 8 miliardi di euro.

L’obiettivo è ridurre le emissioni del 65 per cento entro il 2030. Gli ambiti di intervento sono energia, trasporti, edilizia e agricoltura.

Nel dettaglio sono previsti 12 gigawatt aggiuntivi di eolico terrestre e la riduzione dell’uso di gas e carbone. Poi la decarbonizzazione del calore industriale e la sostituzione dei macchinari agricoli diesel con mezzi elettrici.

Una parte del piano riguarda il sequestro del carbonio attraverso teleriscaldamento, foreste, torbiere e suoli.

Tokyo: pannelli obbligatori e difese sotterranee

La Zero Emission Tokyo Strategy combina due fronti.

Sul versante delle emissioni punta sui veicoli a zero emissioni. Poi, sull’obbligo di installare pannelli solari sui nuovi edifici e sull’impiego di celle a combustibile a idrogeno.

Sul versante della difesa il programma prevede il rafforzamento delle infrastrutture sotterranee. Rientrano nel capitolo anche i sistemi anti-alluvione, per proteggere la metropoli da tifoni e temperature estreme.

Londra collega clima e casa

Il London Plan 2027-2050 è il documento di sviluppo territoriale con cui la capitale britannica lega la crisi abitativa alla resilienza climatica.

Prevede standard edilizi contro il surriscaldamento degli edifici e l’ampliamento del programma Healthy Streets. Poi la promozione della mobilità attiva e una gestione coordinata dell’acqua e delle aree verdi.

Il nodo che nessuno ha risolto

C’è un punto che accomuna tutte queste strategie ed è anche il loro limite.

Il cambiamento climatico si muove più in fretta della burocrazia e dei cantieri. Tra l’approvazione di un piano e la realizzazione delle opere passano anni. In mezzo ci sono l’assegnazione delle risorse e gli iter autorizzativi.

Nel frattempo le ondate di calore continuano ad arrivare e a presentare il conto nella settimana in cui colpiscono.