In questo 2026 l’Agenzia delle Entrate punta a chiudere l’anno con almeno 530.000 controlli sostanziali, basati su verifiche incrociate supportate da intelligenza artificiale e analisi del rischio: per famiglie e imprese significa una pressione più alta sulla capacità di spiegare movimenti e coerenza tra reddito dichiarato e spese quotidiane, anche quando il conto sembra “tranquillo”. Il quadro operativo si innesta su un sistema nato con il D.P.R. n. 600 del 1973, poi evoluto con la digitalizzazione e con l’Anagrafe Tributaria, che consente allo Stato di analizzare con precisione i rapporti tra cittadini e banche.

La base informativa non nasce da “ispezioni casuali”: oggi i controlli si alimentano con un flusso costante di dati che banche e uffici postali trasmettono annualmente all’Agenzia delle Entrate, popolando il Registro dei Rapporti Finanziari. In parallelo, come ricorda l’impostazione descritta dal Piano integrato di attività e organizzazione 2026-2028, il Fisco mira a individuare anomalie sui flussi bancari e a incrociarle con le banche dati disponibili per concentrare le richieste di chiarimento su profili a rischio.

Cosa fa scattare l’attenzione: non solo “troppi movimenti”, ma anche nessun prelievo

Un punto spesso sottovalutato emerge in modo netto: l’attenzione non riguarda soltanto chi muove capitali elevati. Può diventare “anomalo” anche il comportamento opposto. Secondo l’analisi riportata, l’assenza prolungata di prelievi in contanti o di pagamenti tracciabili da parte di un contribuente con reddito regolare può generare una presunzione di irregolarità. La domanda operativa che guida il ragionamento è diretta: se lo stipendio resta immobile sul conto, come vengono pagate le spese di tutti i giorni? In assenza di uscite, prende forma l’ipotesi di entrate non dichiarate utilizzate per sostenere la vita quotidiana fuori dalla tracciabilità bancaria.

Questa logica si affianca alla regola-cardine richiamata per i controlli: la presunzione legale sui movimenti non giustificati. In pratica, ogni somma che entra su un conto senza spiegazione può essere trattata come reddito imponibile, con conseguenza immediata: l’onere passa al contribuente, che deve dimostrare il contrario con documenti e ricostruzione puntuale.

Algoritmi, “Anonimometro” e selezione del rischio: come avviene lo screening

Per reggere volumi di dati bancari enormi, l’impianto descritto usa strumenti tecnologici. Tra quelli citati compare l’“Anonimometro”, indicato come algoritmo che lavora su dati aggregati per individuare anomalie statistiche e incongruenze tra tenore di vita “atteso” e quanto risulta dalle dichiarazioni. Il passaggio chiave è la soglia: lo screening resta automatizzato finché l’incongruenza non supera livelli di allerta, poi la pratica passa a una fase istruttoria con controllo mirato.

Nel 2026, inoltre, viene descritto un salto nella parte digitale: una nuova piattaforma introdotta dal 1° gennaio che usa algoritmi di analisi del rischio e analizza fatture elettroniche, corrispettivi telematici, liquidazioni IVA periodiche e dichiarazioni annuali. A questo si aggiungono i dati dell’Anagrafe Tributaria, ricavi attesi per settore e attività, dati doganali e anche la cornice sui tetti e deroghe nell’uso del contante.

Un numero dà l’ordine di grandezza: Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza hanno pianificato 395 mila controlli fiscali automatizzati tramite l’incrocio di oltre 200 banche dati gestite da Sogei.

Presunzione legale e inversione dell’onere: la regola che incide sulle difese

Il punto giuridico che incide di più sul lavoro di chi deve rispondere al Fisco è doppio:

  • Presunzione legale sui movimenti non giustificati: “ogni movimento di denaro non giustificato verso un conto corrente verrà considerato come reddito imponibile”, con onere a carico del contribuente.
  • Inversione dell’onere della prova in accertamento bancario: una volta avviato l’approfondimento, spetta al cittadino dimostrare che le somme non costituiscono reddito imponibile, con prova analitica e documentata (donazioni, risarcimenti esenti, risparmi già tassati).

Qui la casistica “salva-movimento” è elencata: somme già tassate alla fonte, somme fiscalmente non rilevanti, operazioni non imponibili come risarcimenti per “danno emergente”, donazioni o regali, rimborsi spese per conto terzi, o proventi da vendita tra privati quando si tratta di transazione occasionale e sporadica di beni personali usati senza finalità speculative.

Non basta dire “prestito” o “donazione familiare”. Serve, per ogni operazione contestata, prova documentale con data e natura dell’operazione e provenienza del denaro; viene suggerita anche una scrittura predisposta prima della movimentazione per evitare contestazioni e tempi lunghi. Se le prove mancano, la somma viene trattata come imponibile e scatta recupero imposta, con sanzioni e mora.

Checklist difensiva in 7 punti

  1. Ricostruisci ogni movimento: importo, data, causale, controparte.
  2. Associa un documento a ciascun movimento: contratto, scrittura, ricevuta, estratto conto, atto con data certa.
  3. Se è non imponibile, aggancia la natura (es. risarcimento, rimborso spese) e la prova.
  4. Se è già tassato, conserva evidenza della tassazione alla fonte o precedente.
  5. Se deriva da beni personali venduti, dimostra occasionalità e assenza di finalità speculative.
  6. Per imprese, rendiconta pagamenti e prelievi dal conto aziendale con giustificativi coerenti.
  7. Archivia per anni: l’accertamento può guardare indietro in una finestra pluriennale.

Finestra temporale: 5 anni o 7 anni e perché il dettaglio conta

Le scadenze cambiano l’impostazione del “fascicolo prove”. L’Agenzia delle Entrate può esaminare i movimenti bancari degli ultimi 5 anni se la dichiarazione è stata presentata regolarmente. Se invece il contribuente non presenta alcun modello dichiarativo, il termine arriva fino a 7 anni.

Il punto operativo è che la prova richiesta non può essere generica: la giurisprudenza di legittimità viene richiamata per ribadire che servono spiegazioni specifiche per i singoli versamenti. Se non si riesce a dare una ricostruzione analitica, il Fisco può procedere con accertamento induttivo, trasformando le somme non giustificate in reddito imponibile con imposte dirette e sanzioni amministrative per infedele dichiarazione.

Imprese, soglie e IVA: tre regole diverse da tenere separate

Per chi ha reddito d’impresa, nelle fonti emerge una differenza rilevante: l’onere della prova può scattare non soltanto sulle entrate, ma anche sulle uscite. Un accredito non giustificato viene trattato come reddito imponibile; un pagamento non rendicontato o un prelievo dal conto aziendale può essere letto come spesa per acquisto “in nero”, salvo prova contraria.

In questo ambito vengono indicate anche soglie minime sotto le quali non scattano i controlli: 1.000 euro al giorno e 5mila al mese.

Per l’IVA, la procedura viene descritta come diversa: finiscono sotto lente i versamenti; i prelievi, richiamando quanto stabilito dalla Cassazione secondo la fonte, non bastano da soli per dimostrare operazioni imponibili non dichiarate. Viceversa, un accredito ingiustificato e non rendicontato senza fattura può essere letto come incasso da vendita di beni o servizi imponibili. Il consiglio operativo riportato è lineare: conservare ricevute e documenti.

Privacy e controlli: cosa mette in discussione l’intervento CEDU del gennaio 2026

Sul fronte diritti, la fonte segnala che il 6 gennaio 2026 la CEDU ha censurato l’attività governativa con una sentenza sui ricorsi nn. 40607/19 e 34583/20, valutando la compatibilità della normativa italiana (accesso a conti correnti, movimenti e operazioni bancarie per accertamento) con l’articolo 8 della Convenzione.

Il passaggio informativo riportato è doppio: la tutela privacy si applica anche alle attività di accesso e consultazione dei dati bancari da parte dell’Agenzia delle Entrate; inoltre i dati bancari sono considerati dati personali tutelati, anche quando riguardano sfera patrimoniale o attività professionale. Di conseguenza, controlli molto invasivi possono costituire interferenza nel diritto garantito dall’articolo 8, ammessa solo se finalizzata a un interesse legittimo e accompagnata da garanzie adeguate.

Impatto territoriale Italia: cosa cambia “in pratica” per famiglie e imprese

I controlli descritti non sono legati a una singola regione: lavorano su flussi informativi bancari e su incroci di banche dati, quindi impattano tutte le province italiane (livello NUTS-3) con la stessa logica istruttoria.

Due effetti pratici, replicabili provincia per provincia:

  • Famiglie: la gestione del contante e la coerenza tra reddito, spese e movimenti diventano il punto di tenuta del profilo. In caso di richiesta di chiarimenti, la risposta efficace è una cartella documentale pronta.
  • Imprese: la separazione tra spese personali e aziendali e la rendicontazione dei pagamenti dal conto business pesano di più, perché l’attenzione può concentrarsi anche sulle uscite e sulle soglie operative indicate.

FAQ

Un versamento senza causale può diventare reddito imponibile?
Secondo le fonti, un movimento non giustificato può essere trattato come reddito imponibile in base alla presunzione legale, con onere della prova a carico del contribuente. (Fonte: Il Giornale)

Se non prelevo mai contanti rischio un controllo?
La fonte indica che anche l’assenza prolungata di prelievi o di pagamenti tracciabili, a fronte di reddito regolare, può innescare una presunzione di irregolarità legata alla coerenza tra sostentamento e flussi in uscita.

Quanti anni può controllare l’Agenzia delle Entrate sui movimenti bancari?
Viene riportato che l’orizzonte ordinario è di 5 anni con dichiarazione presentata; in assenza di dichiarazione si arriva a 7 anni. (Fonte: Brocardi)

Per le imprese contano anche prelievi e pagamenti in uscita?
Sì: per reddito d’impresa l’onere della prova può scattare anche sulle uscite, e la fonte indica soglie 1.000 euro al giorno e 5mila al mese per l’attivazione dei controlli. (Fonte: Il Giornale)

Per l’IVA i prelievi bastano a dimostrare vendite non dichiarate?
La fonte distingue la procedura IVA: sotto lente finiscono i versamenti; i prelievi da soli non provano corrispettivi imponibili, mentre accrediti non fatturati possono essere letti come incassi imponibili.

Fonti primarie: