Il piccolo Domenico, due anni, ricoverato da 57 giorni al Monaldi di Napoli, non potrà ricevere un trapianto di cuore. È questo il verdetto emesso oggi, giovedì 19 febbraio, dal consulto collegiale riunito al capezzale del bambino, composto dai massimi esperti italiani di cardiochirurgia pediatrica provenienti dalle principali strutture sanitarie del Paese. Una sentenza che chiude — almeno sul piano medico — una vicenda che aveva tenuto accesa la speranza di una famiglia e dell’opinione pubblica.
Il consulto: una valutazione condivisa e unanime
L’Azienda Ospedaliera dei Colli ha reso noto l’esito del confronto tra specialisti con una nota ufficiale: “Le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto”. L’ospedale ha precisato che si è trattato di “un confronto collegiale che ha consentito una valutazione condivisa quanto più completa e ampia possibile” e che la conclusione è stata raggiunta “alla luce delle valutazioni effettuate al letto del paziente e sulla base degli ultimi esami strumentali”. La Direzione Strategica ha provveduto a informare il Centro Nazionale Trapianti e ha espresso “la più sincera vicinanza alla famiglia, prontamente informata, in questo momento così difficile”.
Il cuore disponibile andrà a un altro bambino
La tragica ironia della vicenda è che proprio nella serata di ieri si era reso disponibile un cuore pediatrico da un donatore. Un organo compatibile, che tuttavia non potrà essere impiantato nel piccolo Domenico. Carlo Pace Napoleone, direttore della Cardiochirurgia pediatrica dell’Ospedale Regina Margherita di Torino e membro del comitato di esperti, ha dichiarato all’ANSA che il cuore “sarà espiantato dal donatore entro la nottata” e che verrà destinato a uno degli altri due soli bambini compatibili che si trovano in lista urgente di attesa per un trapianto.
La madre rassegnata, l’avvocato in attesa delle cartelle cliniche
La notizia è stata comunicata alla madre direttamente dai medici nella direzione sanitaria del Monaldi. Francesco Petruzzi, legale della donna, ha riferito lo stato d’animo della sua assistita: “La mamma è rassegnata all’idea che il figlio non ce la farà. Glielo hanno detto gli esperti”. L’avvocato ha aggiunto che la madre ha appreso “la non operabilità da questo team di medici che sono i maggiori esperti di tutta Italia” e che, per questo, “non abbiamo motivo di contraddirli”. La donna era presente nel reparto prima, durante e dopo la visita del collegio di cardiologi.
Nonostante la rassegnazione sul piano umano, sul fronte legale Petruzzi non intende fermarsi senza prima esaminare la documentazione clinica completa. “Ora aspettiamo le cartelle cliniche per farle vedere al consulente di parte. Dobbiamo adesso vedere tutta la documentazione”, ha dichiarato il legale. E ha chiarito senza mezzi termini la propria posizione rispetto alle comunicazioni ricevute dall’ospedale: “Una nota di cinque righe dopo 57 giorni non è sufficiente, dobbiamo leggere tutta la documentazione”.
L’avvocato ha anche sottolineato di non conoscere le motivazioni specifiche che i medici hanno fornito alla madre per giustificare la decisione: “Non so però quali sono le motivazioni che le hanno dato”. Un dettaglio che lascia aperta la porta a una successiva valutazione indipendente da parte di un consulente di fiducia della famiglia.
Una storia che non si chiude con un comunicato
Cinquantasette giorni di ricovero, un organo disponibile che non potrà essere utilizzato e una nota ufficiale di appena cinque righe: è questo il bilancio di una vicenda che ha messo in luce le complessità etiche, cliniche e procedurali che ruotano attorno ai trapianti pediatrici in Italia. Il destino del piccolo Domenico appare ormai segnato secondo la comunità medica. La famiglia, però, attende ancora di capire nel dettaglio perché.






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