Giovanni Galli, ex portiere di calcio, è stato ospite di Vieni da Me, il programma di Raiuno condotto da Caterina Balivo. Il dirigente sportivo toscano ha ricordato il terribile giorno del 2001 in cui un incidente stradale gli tolse per sempre il figlio 17enne Niccolò.

Galli, 61 anni, ha raccontato che «era magrissimo, bruttino. Dissi a mia moglie dopo il parto: ‘Lo potevi fa più bellino’. Lui aveva la passione per il calcio, mi ha sempre seguito quando mi allenavo. Ma amava anche lo studio. Volevano fargli fare il portiere ma non era bravo. Poi in difesa trovò il suo ruolo. A 16 anni decise di andare a Londra per provare a sfondare là. Voleva vedere se le attenzioni verso di lui erano solo per il nome che portava o perché era veramente bravo».

«Tornato in Italia – ha aggiunto Galli – a Bologna, ha esordito in serie A. Era la partita d’esordio del campionato contro la Roma all’Olimpico. Giocò contro il suo idolo Batistuta. Furono gli unici sette minuti della sua carriera in A. Il 9 febbraio del 2001 ci chiamarono per dirci che Niccolò aveva avuto un incidente. Quando arrivammo in ospedale capimmo che non c’era più vedendo tutti i suoi compagni piangere».

Galli, che ha raccontato il lutto per la morte del figlio nel libro La vita ai supplementari, ha svelato che «dopo la sua morte, due cose sono state fondamentali: la vita e la fede. Ho perso mio padre a 19 anni e non pensavo di dover portare i fiori al cimitero a mio figlio. Puoi solo impararci a convivere, mi è mancato poter piangere, lo facevo di nascosto sotto la doccia».

Galli ha poi commosso lo studio quando ha parlato delle reazioni delle sorelle di Niccolò, Camilla e Carolina, nell’affrontare la scomparsa del fratello: «Hanno metabolizzato il dolore in modo completamente diverso. La più grande si è tenuta tutto dentro per anni, convinta di essere responsabile di quello che era successo, perché lei non era lì con lui in quel momento. Non lo ha mai detto, solo un anno fa ce lo ha confessato, è riuscita a liberarsi. La piccola invece trova sempre qualcosa, nella vita di tutti i giorni, per ricordarlo. Una volta mi ha chiamato dicendomi: ‘Papà ho trovato la canzone per Niccolò’».

Giovanni Galli ha, infine, rimarcato quanto sia impossibile rassegnarsi per la perdita di un figlio: «è una bomba a orologeria, non sai mai quando esplode. Forse in me non è ancora esplosa. Spero sempre di vederlo sbucare da qualche spogliatoio, ma la certezza è che staremo insieme più avanti».