Le dimissioni sono arrivate nel pieno della pressione interna. Maurizio Gasparri lascia la guida del gruppo al Senato di Forza Italia, mentre oggi alle 16.30 a Palazzo Madama è convocata l’assemblea per eleggere il nuovo capogruppo. Il passaggio avviene dopo una spinta interna forte: 14 senatori su 20 avevano firmato per chiedere un cambio ai vertici.

Le dimissioni ufficiali e la linea di Gasparri

La decisione è stata formalizzata dallo stesso Gasparri.

“Ho deciso autonomamente di lasciare il mio incarico da capogruppo di Forza Italia al Senato. Chi ha un lungo percorso basato sulla solidità e il senso del dovere e non solo sull’incarico che svolge, sa come gestire tempi e modalità in momenti complessi. Avanti con coerenza e guardando al futuro”.

Le dimissioni sono inserite all’ordine del giorno dell’assemblea dei senatori azzurri, che dovrà anche votare il successore.

La frattura interna: 14 firme e richiesta di rinnovamento

La crisi è maturata nelle ultime 24 ore. La raccolta firme interna ha coinvolto una larga maggioranza del gruppo parlamentare.

Tra i firmatari figurano anche due figure di governo Elisabetta Casellati e Paolo Zangrillo.

Chi può prendere il posto: il nome di Craxi

Tra le ipotesi più concrete per la successione emerge quella di Stefania Craxi, indicata come figura in pole per assumere la guida dei senatori azzurri.

La scelta sarà definita dall’assemblea convocata nel pomeriggio.

Sulle dimissioni interviene anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.

“Non so se è una conseguenza della vittoria del no al referendum sulla giustizia. Non entro negli aspetti della vita dei partiti. Credo, da un lato, ci sia bisogno di rinnovamento di facce nuove e sicuramente il senatore Gasparri ha dato tantissimo in questi anni”.

Rocca individua una chiave politica precisa.

“Probabilmente quel che è accaduto in Forza Italia è stata una discussione sulla necessità anche di volti nuovi e innovativi”.

L’attacco politico: Bonelli parla di crisi nel centrodestra

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio. Angelo Bonelli, deputato AVS, collega le dimissioni a una crisi più estesa.

“La crisi politica nel centrodestra, con le dimissioni di Bartolozzi, Delmastro, Santanchè e oggi Gasparri – e domani chissà chi – impone un’accelerazione nella definizione del programma del centrosinistra”.

L’attacco si allarga al governo.

“La destra al governo dell’Italia ha superato il limite dell’ipocrisia: se il No non avesse vinto, da Santanchè a Delmastro sarebbero rimasti tutti al loro posto”.

Bonelli inserisce anche un giudizio economico e strategico.

“L’Italia rischia di entrare in recessione economica, anche a causa della guerra e della politica energetica folle voluta da Giorgia Meloni, che ha reso il Paese dipendente dal gas di Trump e da quello algerino, facendo pagare energia cara a famiglie e imprese invece di seguire l’esempio della Spagna, che ha puntato sulle rinnovabili”.

La conclusione è politica.

“Per queste ragioni è necessario accelerare con determinazione la costruzione di un’alternativa credibile, capace di offrire al Paese una prospettiva diversa, fondata sulla pace, sulla giustizia sociale, sulla sanità pubblica, transizione ecologica e indipendenza energetica”.