“Sono semplicemente false”. Con queste parole Gerry Scotti ha scelto di rispondere pubblicamente alle recenti affermazioni diffuse da Fabrizio Corona che, nell’ultimo episodio di Falsissimo, hanno chiamato in causa anche il noto conduttore televisivo.
Le dichiarazioni di Corona fanno riferimento a presunte relazioni che Scotti, 69 anni, avrebbe avuto con numerose giovani donne all’epoca di Passaparola, il programma andato in onda nei primi anni Duemila. Accuse che il presentatore definisce non solo infondate ma profondamente lesive, soprattutto per le persone indirettamente coinvolte.
In una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, Scotti sceglie un tono fermo ma misurato, respingendo punto per punto le insinuazioni e allargando il discorso a un tema più ampio: il funzionamento del sistema mediatico e la diffusione delle fake news.
Prima di entrare nel merito delle singole accuse, il conduttore chiarisce il contesto temporale. Le presunte rivelazioni, sottolinea, riguarderebbero “un periodo di venticinque anni fa della mia vita professionale”. Un elemento che, secondo Scotti, rende ancora più evidente la natura pretestuosa delle affermazioni.
Il conduttore non usa mezzi termini nel definire il quadro che emerge: “Sono semplicemente false. Mi sopravvalutano ad attribuirmi relazioni con più di trenta ragazze che in un intervallo della loro vita professionale hanno ricoperto il ruolo di ‘Letterina’”.
Il peso delle fake news e la logica del clamore
Scotti dimostra di conoscere bene le dinamiche della comunicazione digitale. Nell’intervista spiega: “Ho una discreta dimestichezza nell’uso dei social e in questi anni ho potuto constatare di persona che le buone notizie o le verità vengono accolte tiepidamente. A volte passano inosservate, mentre le fake news hanno un riscontro ben più rilevante”.
Il conduttore aggiunge un passaggio ancora più duro: “Ancora di più lo hanno le menzogne dette per ragioni di lucro. In aggiunta generano una forma di odio e di cattiveria inaccettabile”.
“Basterebbe sentire le dirette interessate”
Entrando nello specifico delle affermazioni che lo riguardano, Scotti invita a un gesto semplice ma spesso ignorato: verificare. “Basterebbe sentire le dirette interessate, chiedere a loro e sono sicuro che all’unanimità direbbero che le dichiarazioni che sono circolate sono false”.
Un passaggio che sposta il baricentro della vicenda dalle figure mediatiche alle persone comuni, spesso dimenticate nel vortice del clamore. Scotti sottolinea infatti che il dolore più grande non riguarda solo lui: “L’amarezza che provo non è solo per me, nessuno ha pensato alle ragazze”.
Il rispetto per le donne coinvolte
Il conduttore de La Ruota della Fortuna insiste su un punto che considera centrale: la dignità delle donne che, negli anni, hanno lavorato in televisione. “In questo tritacarne mediatico nessuno ha pensato che queste ragazze non sono pupazzi, bambole di pezza”.
E prosegue con parole che hanno il tono di un’accusa morale: “Sono donne che meritano rispetto oggi come allora e come nel futuro”.
Secondo Scotti, il problema non è solo la falsità delle affermazioni ma anche il linguaggio utilizzato per descrivere quelle esperienze professionali. “Non è giusto marchiare la loro esperienza professionale con il termine ‘letterina’, come fosse uno stigma. Non se lo meritano”.
Le conseguenze personali e familiari
Un altro aspetto spesso ignorato, spiega Scotti, riguarda l’impatto che certe narrazioni hanno sulla vita privata delle persone. “Oggi hanno le loro professioni, le loro famiglie, figli magari adolescenti che devono sentire falsità imbarazzanti”.
“Senza rispetto, senza un minimo di sensibilità”, conclude il conduttore.






Commenta con Facebook