In Francia un attacco hacker ha manomesso la temperatura di celle frigorifere con sangue e plasma di donatori in tre sedi regionali, portandola da −30 a 110 gradi. Il ministero della Salute di Parigi assicura che non ci sono state ripercussioni sanitarie. In Italia il Centro nazionale sangue, in raccordo con il Ministero della Salute, ha chiesto alle strutture trasfusionali «massima attenzione», mentre l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale invita a misure urgenti sulla catena del freddo.

Cosa è successo alle celle del sangue in Francia

Secondo ANSA, gli hacker hanno alterato gli impianti che contenevano sacche di plasma e sangue in tre sedi regionali. Lunedì scorso un attacco informatico ha interessato Coolworld, fornitore di servizi di refrigerazione per l’Istituto nazionale del sangue francese (Efs). L’Efs ha fatto sapere che «la sicurezza delle scorte è stata preservata grazie ai sistemi di monitoraggio e allarme delle strutture, nonché alle misure precauzionali immediatamente attuate», aggiungendo che «il monitoraggio del funzionamento e delle temperature di tutte le nostre apparecchiature è stato rafforzato».

Sul dark web è apparsa una rivendicazione firmata dai gruppi filorussi Noname057(16) e Z-Pentest. Tra chi indaga prevale lo scetticismo sull’attendibilità della rivendicazione, che contiene elementi reperibili su fonti aperte.

Cosa chiede il Centro nazionale sangue in Italia

La direttrice del Centro nazionale sangue, Luciana Teofili, ha dichiarato su QuotidianoSanità: «La catena del freddo è da sempre un aspetto particolarmente controllato nell’ambito dei percorsi e processi che garantiscono qualità e sicurezza del sistema trasfusionale italiano. Sono normalmente operativi protocolli di sicurezza per il monitoraggio attivo delle temperature dei frigoriferi per la conservazione degli emocomponenti e piani di emergenza in caso di incidente. Gli attacchi informatici verificatisi in Francia alle frigoemoteche richiedono tuttavia di alzare il livello di attenzione sugli “spazi freddi” del sistema sangue. Il Centro nazionale sangue ha invitato, in raccordo con il Ministero della Salute, le strutture trasfusionali a mantenere la massima attenzione, verificando le temperature e adeguando le misure di sicurezza atte a prevenire i rischi emergenti».

L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha rivolto una raccomandazione «a tutti i soggetti pubblici e privati che impiegano tecnologie per il mantenimento della catena del freddo, nonché sistemi di telecontrollo e supervisione industriale, ad adottare con la massima urgenza le misure di verifica e mitigazione già raccomandate». Il direttore Andrea Quacivi è stato ascoltato dal Copasir.

Non risulta un attacco analogo alle strutture trasfusionali italiane né un impatto sanitario sul sangue conservato in Italia.

Cosa può fare chi legge (senza allarmi inutili)

  • Non c’è un allarme su sangue «rovinato» o indisponibile in Italia: l’invito riguarda controlli e sicurezza informatica delle strutture.
  • Per aggiornamenti ufficiali conviene seguire le comunicazioni del Centro nazionale sangue, del Ministero della Salute e dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale.
  • Il caso francese sulle celle del sangue è distinto dagli attacchi alle refrigerazioni della grande distribuzione (come il pezzo già online su BlogSicilia del 2 novembre sui supermercati).