Feriti raggiunti nei reparti ospedalieri e uccisi con un colpo alla testa mentre erano ancora collegati ai macchinari. È la denuncia di un medico iraniano, identificato come Dr. R e membro dell’Aida Health Alliance, che ha parlato al Jerusalem Post accusando le forze di sicurezza di aver trasformato gli ospedali in luoghi di esecuzione durante la repressione delle proteste a Teheran.

Il dato

Secondo l’agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency (HRANA), dall’inizio delle proteste a fine dicembre si sono contati 6.961 morti verificati e oltre 51.000 arresti, con altri 11.630 casi ancora sotto indagine. Medici iraniani suggeriscono che il numero reale delle vittime potrebbe superare le 30.000 unità, anche a causa del blackout informativo imposto dal regime.

Le accuse: “Uccisi nei letti di cura”

Dr. R sostiene che numerosi civili feriti siano stati trovati nei loro letti d’ospedale con fori di proiettile alla testa, ancora attaccati a tubi e cateteri: “Se il paziente aveva già il colpo alla testa quando arrivava in ospedale, nessuno avrebbe inserito il tubo o il catetere perché sarebbe già morto…”.

E aggiunge: “Quindi significa che sono entrati in ospedale e li hanno uccisi sul letto di cura”.

Le fotografie condivise dal medico mostrano corpi in sacchi neri con ferite da arma da fuoco alla testa e sangue ancora visibile ma queste immagini non sono state verificate in modo indipendente, come riportato dal Daily Mail.

Le accuse coinvolgono direttamente il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), indicato come responsabile delle uccisioni e dell’arresto di personale sanitario sospettato di aver curato manifestanti.

“Crimini contro l’umanità”

Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore di Iran Human Rights, denuncia una violazione sistematica dei principi medici fondamentali: “Le testimonianze dei medici dimostrano che la Repubblica Islamica ha calpestato persino i principi umani e medici più basilari e ha sistematicamente utilizzato gli ospedali come strumenti di repressione e uccisione”.

E ancora: “Lo spegnimento deliberato dei ventilatori, la negazione delle cure ai feriti e l’arresto dei pazienti dai letti d’ospedale costituiscono crimini contro l’umanità e dimostrano il completo collasso di qualsiasi standard etico o legale in questo governo”.

Amiry-Moghaddam ha chiesto un intervento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per verificare le accuse: “Quando gli Stati usano gli ospedali come strumenti di repressione, non si tratta solo di una crisi dei diritti umani ma di una crisi globale della salute pubblica”.

A Kahrizak, tra le file di sacchi neri presso l’ufficio di medicina legale, le famiglie cercano i propri cari tra le vittime della repressione del regime.

Blackout e vittime collaterali

L’8 gennaio il regime ha interrotto l’accesso a Internet e limitato drasticamente le linee telefoniche. Secondo Dr. R, il blackout ha impedito a molte persone in emergenza medica di chiamare soccorsi: “Alcune persone, anziani colpiti da infarto e donne in travaglio, non potevano chiamare l’ambulanza”. “Alcune persone sono morte così… per non avere accesso ai soccorsi”.

Il medico afferma che anche professionisti sanitari sono stati arrestati, torturati e in alcuni casi condannati a morte per aver curato i feriti: “Stanno ancora rintracciando i medici. Cercano di incriminarli per aver aiutato il Paese nemico o per spionaggio”.

Secondo il racconto, le forze dell’IRGC seguirebbero il personale sanitario dopo i turni per verificare eventuali visite domiciliari ai manifestanti. Un episodio emblematico riguarda un adolescente colpito ai genitali durante una protesta. Il padre, vedovo, temendo arresti, lo avrebbe curato in casa. Il ragazzo sarebbe morto per le ferite.

FAQ

Le immagini diffuse sono verificate?
No, non risultano confermate in modo indipendente.

Quante sono le vittime accertate?
HRANA parla di 6.961 morti verificati e oltre 51.000 arresti.

Qual è la posizione del governo iraniano?
Il presidente Pezeshkian ha espresso rammarico per le sofferenze, senza riconoscere responsabilità dirette delle forze di sicurezza.

C’è un’inchiesta internazionale in corso?
È stata richiesta un’indagine da parte dell’OMS, ma non risultano ancora missioni ufficiali avviate.