Papa Leone XIV ha abrogato i tagli agli stipendi introdotti in Vaticano durante la pandemia. Il provvedimento è contenuto in un Motu proprio reso noto oggi, 14 settembre. Cancella la normativa voluta da Papa Francesco nel marzo 2021. L’abrogazione decorre dal 1° settembre 2026. I cardinali recuperano il dieci per cento di retribuzione che era stato decurtato.

Cosa prevedeva il provvedimento del 2021

La norma superata è la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio “Un futuro sostenibile”, datata 23 marzo 2021.

Il testo riduceva gli stipendi del personale della Santa Sede, partendo dai vertici. La decurtazione riguardava i cardinali. E i Capi dicastero della Curia romana.

L’articolo 1 fissava per i cardinali una riduzione del dieci per cento rispetto all’ultima retribuzione corrisposta.

Un secondo intervento bloccava la maturazione degli scatti di anzianità biennali.

Perché era stato adottato

Le ragioni erano indicate nello stesso documento del 2021.

Vi si faceva riferimento al disavanzo che da diversi anni caratterizzava la gestione economica della Santa Sede. La pandemia aveva poi inciso su tutte le fonti di ricavo. Sia della Santa Sede sia dello Stato della Città del Vaticano.

L’obiettivo della revisione della spesa era evitare provvedimenti più pesanti. Su tutti il licenziamento dei dipendenti. A partire da quelli laici e da chi ha figli a carico.

La modifica già arrivata nel 2025

L’impianto del 2021 era stato ritoccato una prima volta l’anno scorso.

Con un Rescriptum ex Audientia del 16 giugno 2025 era stato abrogato l’articolo 3 del Motu proprio.

Le parole di Leone XIV

Nel documento il Pontefice motiva la scelta richiamando il contesto in cui la norma era nata: “Quelle misure di contenimento salariale adottate dal mio Predecessore con la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio «Un futuro sostenibile», del 23 marzo 2021, che furono necessarie anche per far fronte all’eccezionale sfida della pandemia, e che vennero già parzialmente modificate, mediante l’abrogazione dell’articolo 3, con Rescriptum ex Audientia del 16 giugno 2025, possono ora essere superate, nella certezza che le Istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano proseguiranno, con strumenti diversi, nell’impegno di garantire la sostenibilità economica”.

Come si è arrivati alla decisione

Il testo indica anche il percorso seguito.

Il Papa ha deciso “sentito il competente parere della Segreteria per l’Economia” e “dopo avere esaminato con cura ogni cosa”.

Cosa non viene restituito

L’abrogazione non ha effetto retroattivo. È il punto che riguarda in concreto le buste paga.

Il documento fa salvi “gli effetti prodotti nel periodo della sua vigenza, ivi compresi gli effetti prodotti dalla sospensione della maturazione degli scatti biennali di anzianità di cui all’art. 5, che rimane definitivamente acquisita”.

Significa che i tagli applicati fino alla fine di agosto non vengono recuperati. Lo stesso vale per il congelamento degli scatti di anzianità.

Dal primo settembre

L’abrogazione è entrata in vigore il 1° settembre 2026. Il Motu proprio è stato però reso pubblico soltanto oggi.

Da quella data gli stipendi sono tornati ai livelli precedenti al provvedimento del 2021.