Siamo nel raggio d’azione di questi attacchi”. Con queste parole nette e senza ambiguità, pronunciate davanti ai vertici delle forze armate francesi, il presidente Emmanuel Macron ha aperto il suo discorso alla base aerea di Istres, nel sud della Francia.

Il riferimento è diretto al secondo lancio del missile russo Oreshnik contro l’Ucraina, avvenuto la scorsa settimana. Un episodio che, secondo il capo dell’Eliseo, non può più essere letto come un evento lontano o confinato al fronte orientale.

Macron ha parlato di minaccia russa, del ritorno delle “potenze della destabilizzazione”, della necessità di rafforzare l’autonomia strategica europea e, soprattutto, della decisione francese di accelerare il riarmo, investendo risorse senza precedenti.

Un discorso che intreccia deterrenza nucleare, nuove tecnologie militari e un inatteso fronte artico, dove la Francia ha già iniziato a dispiegare soldati e mezzi in Groenlandia.

Il messaggio dei missili russi e l’allarme europeo

Macron non ha usato mezzi termini nel commentare il lancio del missile Oreshnik da parte della Russia contro l’Ucraina. Secondo il presidente francese, si tratta di “un segnale molto chiaro da parte di una potenza che possiede [armi nucleari], ma che ha deciso di acquisire tali capacità”.

Il passaggio più significativo del suo intervento è arrivato subito dopo, con un avvertimento rivolto non solo ai militari, ma all’intera opinione pubblica europea: “Il messaggio è chiaro, e per tutti coloro che pensano che la Russia non sia un nostro problema, deve essere compreso forte e chiaro: siamo nel raggio d’azione di questi attacchi”.

Per Macron, il conflitto in Ucraina non è più una crisi regionale, ma un fattore che incide direttamente sulla sicurezza dell’Europa occidentale.

Nuove armi e deterrenza: la svolta tecnologica francese

Nel suo discorso, Macron ha insistito su un punto chiave: la credibilità della deterrenza passa dalla capacità di adattarsi rapidamente alle nuove tecnologie militari: “Se vogliamo rimanere credibili anche in questo ambito, noi europei, e in particolare la Francia, che possiede determinate tecnologie, dobbiamo impadronirci di queste nuove armi che cambieranno le carte in tavola nel breve termine”.

Il riferimento è alle capacità di fuoco a lunga gittata, considerate ormai decisive negli scenari di guerra contemporanei. Macron ha chiamato in causa direttamente la cooperazione con Germania e Regno Unito, indicando la necessità di “notevoli progressi su queste capacità” per rafforzare non solo la difesa convenzionale, ma anche il deterrente nucleare europeo.

Insomma, senza un salto tecnologico, l’Europa rischia di restare indietro in un contesto internazionale sempre più instabile.

Bilancio della difesa: raddoppio storico e investimenti fino al 2030

Alle parole sono seguiti numeri precisi. Macron ha annunciato che, nell’arco di due legislature, il bilancio della difesa francese sarà raddoppiato:  “In due legislature, il bilancio della difesa sarà raddoppiato, e non lo avremo raddoppiato per decisione di questa o quella persona, per convenienza, per compiacere questo o quell’alleato. Lo avremo raddoppiato per nostra decisione”.

Il presidente ha poi fornito un dettaglio chiave: l’aggiornamento della legge sulla programmazione militare prevede un investimento aggiuntivo di 36 miliardi di euro tra il 2026 e il 2030, con 3,5 miliardi già nel 2026.

Si tratta di uno degli aumenti più consistenti nella storia recente della difesa francese, destinato a incidere su armamenti, ricerca, personale e capacità operative.

Emmanuel Macron

Emmanuel Macron

“Nuovo colonialismo” e alleati che seminano dubbi

Nel suo intervento, Macron ha allargato lo sguardo oltre la Russia. Ha denunciato l’esistenza di “un nuovo colonialismo che da parte di qualcuno si è messo in opera”. Pur senza citare esplicitamente gli Stati Uniti, il riferimento è apparso chiaro nel contesto internazionale attuale, segnato da competizioni geopolitiche e pressioni economiche crescenti.

Il presidente francese ha poi messo in guardia contro “i discorsi che talvolta seminano il dubbio, anche fra gli alleati.  Un passaggio che evidenzia le tensioni interne al fronte occidentale e la necessità, secondo Parigi, di rafforzare l’indipendenza strategica europea. “Tutto questo ci impone di continuare a rafforzare il nostro modello, la nostra indipendenza in tutte le sue componenti”, ha aggiunto.

La Groenlandia entra nello scenario militare europeo

Uno degli elementi più sorprendenti del discorso di Istres riguarda l’Artico. Macron ha confermato che un primo contingente di soldati francesi è già arrivato in Groenlandia. Nei prossimi giorni, ha annunciato, la presenza sarà rafforzata con mezzi terrestri, aerei e marittimi.

L’operazione rientra in una missione militare europea condotta insieme a Danimarca, Svezia, Germania e Norvegia, nell’ambito dell’esercitazione danese “Arctic Endurance”, organizzata con gli alleati della NATO.

Attualmente, una quindicina di soldati francesi sono già presenti a Nuuk, la capitale groenlandese. Un numero destinato a crescere rapidamente.

Lo sapevi che…?

  • La base di Istres è una delle infrastrutture strategiche più importanti dell’aeronautica francese.
  • La Groenlandia ospita già installazioni radar fondamentali per il controllo dello spazio aereo artico.
  • Il raddoppio del bilancio della difesa francese non ha precedenti dalla fine della Guerra Fredda.

FAQ – Domande frequenti

Perché Macron parla di missili russi come minaccia diretta?
Perché la loro gittata rende potenzialmente vulnerabili anche Paesi lontani dal fronte ucraino.

La Francia sta aumentando davvero il bilancio militare?
Sì, è previsto un raddoppio in due legislature, con 36 miliardi aggiuntivi fino al 2030.

Perché la Groenlandia è così importante?
Per motivi strategici, militari e geopolitici legati all’Artico.

La missione è solo francese?
No, è una missione europea con diversi Paesi coinvolti.

C’entra la NATO?
Sì, l’esercitazione è organizzata con gli alleati NATO.