Pochi mesi fa sembrava destinata a trascorrere gran parte della sua vita in un carcere degli Emirati Arabi. Invece Mia O’Brien, 24 anni, studentessa di legge britannica, è riuscita a tornare a casa in tempo per Natale, dopo aver ottenuto un improvviso e inaspettato perdono reale dalle autorità di Dubai. Era stata condannata a 25 anni di carcere per possesso e consumo di cocaina, dopo essere stata arrestata a una festa durante una vacanza.  “È come un miracolo di Natale, il miglior Natale di sempre”, ha scritto la madre, Danielle McKenna, 46 anni, in un video pubblicato il 25 dicembre, accompagnato dal messaggio: “A casa, dove deve stare”.

Arresto improvviso durante una vacanza a Dubai

Mia O’Brien era volata a Dubai nell’ottobre dell’anno scorso per incontrare un’amica, identificata solo come Emma, e il fidanzato di quest’ultima. Secondo quanto riportato, durante una festa, la polizia emiratina ha effettuato un blitz che ha portato al sequestro di 50 grammi di cocaina.

La studentessa, iscritta alla facoltà di giurisprudenza presso l’Università di Liverpool, ha ammesso di aver assunto “una sola riga” di cocaina, ma ha negato l’accusa di traffico. Il processo si è tenuto in una sola giornata, interamente in lingua araba. Nonostante la sua dichiarazione di non colpevolezza, è stata condannata alla pena massima prevista per questi reati a Dubai: fino a 25 anni di carcere e una multa da oltre 110 mila euro.

Un sogno spezzato: da futura avvocata a prigioniera

“Mia sente di aver distrutto la sua vita, voleva diventare un’avvocata”, aveva dichiarato la madre durante l’estate, dopo la sentenza. “È assolutamente devastata da ciò che è accaduto. Mia sta cercando di essere forte ma so che sta attraversando un inferno”. L’impatto della condanna, oltre che personale, è stato mediatico, attirando l’attenzione di Detained in Dubai, un’organizzazione che si occupa della tutela legale dei cittadini stranieri detenuti negli Emirati.

“Una lunga storia di errori giudiziari”

Radha Stirling, fondatrice del gruppo, ha commentato: “La polizia di Dubai ha una lunga storia di condanne ottenute in fretta, senza gli standard probatori rigorosi che ci aspettiamo nel Regno Unito”. Secondo Stirling, il caso di Mia “potrebbe essere l’ultimo di una lunga serie di errori giudiziari”. Il gruppo aveva iniziato a lavorare su un possibile ricorso in appello, ma il perdono è giunto prima che venisse avviato ufficialmente. Sebbene non siano stati resi noti i motivi della grazia, secondo un esperto legale con base negli Emirati, la scelta potrebbe essere stata dettata da ragioni diplomatiche: “Tenere in carcere una giovane britannica per 25 anni avrebbe danneggiato l’immagine internazionale di Dubai, quindi ritengo che sia questo il motivo della sua liberazione”.

Una detenzione dura nel carcere di Al-Awir

Durante la detenzione, Mia è stata rinchiusa nel famigerato Al-Awir Central Prison, soprannominato in passato “la Alcatraz di Dubai”. Ex detenuti hanno denunciato episodi di violenza, maltrattamenti, privazioni alimentari e abusi da parte delle guardie. Le autorità emiratine, tuttavia, hanno sempre negato ogni accusa. Una ex compagna di cella ha raccontato al tabloid The Sun: “Ha detto che erano a una festa, si stavano divertendo, e all’improvviso la polizia è arrivata e l’ha portata via in macchina. C’erano droghe alla festa e mi ha detto ‘ho preso della droga’. Sapeva di essere nei guai ma non pensava che sarebbe stata trattata come una spacciatrice”. “Se è vero che ha solo fatto uso di cocaina e non ha spacciato, 25 anni è una condanna orribilmente lunga”, ha aggiunto la testimone.

La grazia e il ritorno a casa

Il ritorno a casa è avvenuto in modo quasi silenzioso, fino al messaggio pubblico della madre su Instagram, accompagnato dal video in cui Mia rientra in casa la notte di Natale. La nonna della ragazza, Rose, 70 anni, ha commentato: “Qualcuno l’ha protetta per ottenere questo perdono. Non ha pensato alle conseguenze. Dubai non tollera la droga”. Mentre la giovane cerca ora di ricostruire la sua vita, resta aperto il dibattito sul trattamento dei cittadini stranieri nelle carceri emiratine e sulla proporzionalità delle pene previste dalla legislazione locale.

Mia O’Brien

Lo sapevi che…?

  • A Dubai, il possesso anche di minime quantità di droga può portare a condanne superiori a 10 anni.
  • I processi si svolgono quasi sempre in arabo, anche per imputati stranieri.
  • La detenzione femminile in Al-Awir è stata più volte al centro di polemiche sui diritti umani.
  • La grazia reale negli Emirati non è automatica né motivata pubblicamente: può arrivare per motivi diplomatici, religiosi o umanitari.
  • L’ONG Detained in Dubai ha assistito negli ultimi 10 anni decine di cittadini europei in situazioni simili.

FAQ – Domande frequenti sul caso Mia O’Brien

  • Chi è Mia O’Brien?
È una studentessa di legge britannica di 24 anni, iscritta all’Università di Liverpool.
  • Perché è stata arrestata a Dubai?
Durante una festa, la polizia l’ha trovata in possesso di 50 grammi di cocaina. Ha ammesso di averne fatto uso.
  • È stata rilasciata grazie a un ricorso?
No, è tornata a casa grazie a un perdono reale concesso dalle autorità emiratine.
  • Che pena rischiava?
Era stata condannata a 25 anni di prigione, pena massima prevista per droga.
  • Come sono le carceri a Dubai?
Secondo ex detenuti, molto dure. Al-Awir è stato definito “l’Alcatraz di Dubai” e accusato di abusi e violazioni.