Salim El Koudri ha 31 anni, una laurea in Economia aziendale, la cittadinanza italiana dal 2009 e una diagnosi di disturbo schizoide della personalità ricevuta nel 2022. Nel 2024 ha smesso le cure senza avvisare nessuno.

Il 16 maggio scorso, a bordo della sua Citroen C3, ha investito sette persone nel centro di Modena, poi è sceso dall’auto con un coltello in mano. Adesso è fermato con l’accusa di strage e lesioni aggravate, si è avvalso della facoltà di non rispondere e il suo legale chiede una perizia psichiatrica urgente. Attorno alla sua figura si è aperta una delle discussioni politiche più accese degli ultimi giorni.

Chi è Salim El Koudri

La famiglia El Koudri arrivò a Ravarino, nel Modenese, nel 2000. Salim è nato nel 1995 a Seriate, in provincia di Bergamo, con origini marocchine, e ha ottenuto la cittadinanza italiana il 27 settembre 2009, a 14 anni. La sindaca di Ravarino, Maurizia Rebecchi, ha ricordato all’Ansa: “Ha frequentato la scuola primaria in paese e gli insegnanti ci hanno fatto sapere che aveva ottimo profitto, era uno studente modello. Altrettanto alla scuola secondaria di Bomporto, quindi assolutamente un bambino come tutti gli altri”.

Liceo a Modena, poi la laurea in Economia aziendale. Al momento dei fatti era disoccupato. In passato ha lavorato per almeno quattro aziende, come magazziniere, spedizioniere e come impiegato, che era quello che voleva fare. La mancanza di lavoro era, secondo quanto riferito dallo stesso El Koudri al suo legale, una delle fonti di maggiore frustrazione degli ultimi tempi.
Dal 2022 era in cura al Centro di Salute Mentale di Castelfranco Emilia per un disturbo schizoide della personalità. Si era rivolto al servizio perché si sentiva perseguitato. La famiglia non era a conoscenza del percorso terapeutico, interrotto nel 2024. Nell’ultimo periodo stava sempre più spesso da solo, parlava da solo, passava lunghe ore su telefono e computer. I genitori avevano capito che stava male, che non era lucido. Al momento dell’arresto non era sotto l’effetto di sostanze psicotrope.

Le parole di El Koudri al suo avvocato

Il legale difensore, l’avvocato Fausto Giannelli, ha incontrato El Koudri in carcere. Ne ha restituito un ritratto di profonda confusione mentale. “Non si è reso conto dell’accaduto, sembra in una situazione di confusione mentale. Sembra rivivere per la prima volta la memoria quando gli racconto quello che è successo sabato. È in una condizione di assoluta confusione, non sembra lucido. Apatico in certi momenti, sorpreso quando si ricorda quello che è capitato. Assolutamente inconsapevole”, ha dichiarato Giannelli.

Le parole che El Koudri avrebbe detto durante il colloquio, riferendosi al giorno dell’investimento, sono state riportate dall’avvocato: “Sono uscito perché quel giorno morivo. Non volevo fare del male a nessuno”. E ancora: “Andavo più forte che potevo”. Quando è stato informato delle condizioni dei feriti, tra cui la donna che ha perso le gambe, avrebbe risposto: “Che cosa tremenda”.

Giannelli ha già chiesto che il suo assistito venga visitato da un medico in ospedale e annuncia la richiesta di perizia psichiatrica. “È la cosa più urgente”, ha detto.
Nell’interrogatorio del 17 maggio, El Koudri si è avvalso della facoltà di non rispondere. La convalida del fermo è attesa per l’inizio della settimana successiva.

Piantedosi: “Non va archiviato come gesto di un folle”

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha rilasciato al Giornale una dichiarazione che traccia un profilo più articolato della vicenda. “In una email indirizzata alla sua università ha proferito frasi contro i ‘bastardi cristiani‘ e altre espressioni blasfeme, per poi chiedere scusa. Al momento, non emergerebbero elementi riconducibili al profilo classico del terrorista che pianifica azioni violente, ma tutto questo non può portare a liquidare l’attacco come il gesto di un folle isolato”, ha dichiarato il ministro.

“È figlio di immigrati marocchini, nato a Bergamo, cittadino italiano, laureato. È un soggetto a cui è stato diagnosticato un disturbo schizoide della personalità e questo rende più complesso inquadrare la vicenda”, ha aggiunto Piantedosi. “Potrebbe essere stato animato da un odio connesso al risentimento per aver ritenuto di aver subito discriminazioni. Allo stato degli atti, non ha dato segnali di radicalizzazione islamista strutturata“. “L’esatto inquadramento lo avremo quando gli inquirenti completeranno il loro lavoro. Sarebbe un errore archiviare tutto con una spiegazione semplicistica o rassicurante”, ha concluso.

Dalle prime analisi svolte sui dispositivi sequestrati a El Koudri, non emergerebbero elementi che facciano pensare a percorsi di radicalizzazione o legami con gruppi jihadisti. Vari post social sarebbero stati cancellati da Meta: alcuni avevano contenuti sessuali, altri erano comunque inappropriati rispetto alla policy della piattaforma.

Salvini: “Peggio mi sento che sia italiano”

Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha scelto toni molto più netti, intervenendo su Radio24 e poi su X. A 24 Mattino ha dichiarato: “Per il fatto che Salim el Koudri sia italiano, peggio mi sento. Se va in giro col coltello in macchina, falcia la gente a 100 all’ora in centro a Modena e scrive bastardi cristiani e inneggia ad Allah in arabo su profili chiusi da Facebook (e ce ne vuole di impegno per Facebook per chiudere i profili) evidentemente ancora è più grave. Nel senso che non era un disadattato che viveva sotto un ponte isolato dal resto del mondo, addirittura laureato”.

Su X, Salvini ha scritto: “Italianissimo, laureato e perfettamente integrato, non vi pare? Chissà se qualcuno tenterà ancora di minimizzare l’attentato di Modena. Vediamo se tivù e stampa di sinistra censureranno anche queste parole d’amore… Avanti con la proposta di legge della Lega per revocare la cittadinanza e il permesso di soggiorno a chi commette gravi reati”.

Salvini ha usato in questa seconda uscita la parola “attentato”, termine che le indagini in corso non hanno ancora confermato come qualificazione della vicenda.

Le indagini: nessuna traccia di radicalizzazione, perquisizione senza esiti immediati

La perquisizione eseguita nell’abitazione di Ravarino non avrebbe prodotto elementi immediatamente rilevanti. L’analisi dei dispositivi sequestrati non ha, per ora, evidenziato tracce di radicalizzazione islamista strutturata né collegamenti con reti jihadiste. La tesi prevalente degli inquirenti resta quella di un gesto riconducibile ai problemi psichiatrici di cui El Koudri soffriva, aggravati dall’interruzione delle cure.

El Koudri è indagato per strage e lesioni aggravate dall’uso di arma. Non aveva precedenti penali.