I ferri di cavallo asiatici – nome scientifico Rhinolophus – sono pipistrelli considerati il ​​serbatoio naturale del coronavirus che, mutando e adattandosi all’uomo, è diventato SARS-CoV-2.

La famiglia Rhinolophidae è presente anche in Europa: il Rhinolophus hipposideros, o ferro di cavallo minore, era un tempo molto diffuso nel Vecchio Continente. Oggi, però, la sua popolazione è drasticamente diminuita.

Come i suoi cugini asiatici, il pipistrello a ferro di cavallo minore è portatore di coronavirus del sottogenere Sarbecovirus a cui appartengono SARS-CoV e SARS-CoV-2. In Inghilterra – come riportato su Futura-Sciences.com – è stato appena scoperto il coronavirus RhGB01 nelle feci di questi mammiferi volanti.

Nel dettaglio, gli scienziati dell’Università dell’East Anglia hanno raccolto gli escrementi di una cinquantina di pipistrelli della famiglia del ferro di cavallo minore nel Sommerset e nel Monmoutshire. Tra i virus presenti in questi campioni c’è l’appena citato RhGB01. Il suo sequenziamento consente di avvicinarlo alla SARS. La proteina RhGB01 S è identica per il 77% a quella di SARS-CoV-2 e per l’81% a quella di SARS-CoV.

La struttura del dominio di legame del recettore RhGB01 (RBD) è incompatibile con il recettore ACE2 umano. Allo stato attuale, quindi, questo nuovo coronavirus non è in grado di infettare gli esseri umani e non rappresenta una minaccia per la salute.

Ma il professor Andrew Cunningham, della Zoological Society di Londra, ha sottolineato che «il problema è che qualsiasi pipistrello portatore di un coronavirus vicino alla SARS può fungere da crogiolo per le mutazioni. Quindi, se un pipistrello infetto da RhGB01 è contaminato da SARS-CoV-2, c’è il rischio che questi virus si ibridino e che ne emerga uno nuovo con il RBD di SARS-CoV-2 che possa infettare le persone».