Una cena casalinga si trasforma in un caso giudiziario che si conclude con una sentenza sfavorevole per la persona che aveva denunciato il danno. Il Tribunale civile di Pisa ha respinto il ricorso presentato da una donna di 40 anni che sosteneva di essersi rotta alcuni denti a causa di sassolini presenti nei funghi porcini secchi utilizzati per preparare un risotto.
La vicenda risale al 2021. La donna, residente a Pisa, aveva acquistato una confezione di funghi porcini secchi in una catena di supermercati e aveva deciso di cucinare un risotto a casa. Durante la cena ha avvertito un dolore improvviso mentre masticava: in bocca c’erano piccoli sassolini che avevano provocato la rottura di due denti e la perdita di un ponte dentale.
Il giorno successivo si è rivolta al dentista che ha quantificato le cure necessarie: due denti danneggiati e un ponte saltato, con una soluzione basata su impianti odontoiatrici dal costo complessivo di circa 8 mila euro.
La causa contro supermercato e produttore
Come raccontato sul Corriere della Sera, dopo l’incidente la donna ha deciso di avviare un’azione legale contro due soggetti: il supermercato dove aveva acquistato il prodotto e l’azienda che produce i funghi porcini secchi confezionati.
Secondo la ricostruzione della donna, i sassolini che avevano provocato la rottura dei denti si trovavano proprio all’interno dei funghi secchi acquistati nel punto vendita.
La vicenda è arrivata davanti al Tribunale civile di Pisa, dove i legali del supermercato e dell’azienda produttrice hanno contestato la versione fornita dalla cliente.
Durante il processo hanno sostenuto che non fosse possibile stabilire con certezza da dove provenisse il corpo estraneo: «Nulla escludeva la sua possibile provenienza dal riso utilizzato per la preparazione del risotto».
I difensori hanno inoltre sottolineato che l’eventuale presenza del sassolino nel piatto potrebbe essere avvenuta anche durante le diverse fasi di preparazione domestica: «La circostanza dell’inglobamento del sasso all’interno dei funghi non fosse dimostrata e che, comunque, tale inglobamento avrebbe potuto verificarsi anche in fase di cottura».
La decisione del tribunale
La giudice Teresa Guerrieri ha accolto le argomentazioni della difesa, ritenendo che non esistesse una prova concreta della presenza del sassolino nella confezione di funghi porcini.
Secondo il tribunale il prodotto acquistato non era un alimento pronto al consumo e richiedeva diverse fasi di preparazione domestica: «Il prodotto richiedeva un’articolata preparazione domestica di ammollo, risciacquo, manipolazione e cottura anche insieme al riso, tutte fasi durante le quali non è possibile escludere contaminazioni esterne provenienti da altri ingredienti o dall’ambiente di preparazione».
La sentenza evidenzia inoltre che il piatto preparato era un risotto, una ricetta che comporta vari passaggi durante la preparazione.
In assenza di prove che collegassero direttamente il sassolino alla confezione di funghi, il tribunale ha quindi rigettato la richiesta di risarcimento.
La testimonianza
Nel processo è stata ascoltata anche la testimonianza di una persona presente alla cena.
Il testimone ha raccontato di aver visto la donna sputare un fungo e di aver notato la presenza di un sassolino.
Tuttavia, secondo il tribunale, questo elemento non è sufficiente a dimostrare che il corpo estraneo si trovasse all’interno del prodotto acquistato prima della preparazione.
Il motivo è che il testimone non aveva assistito al momento in cui era stata aperta la confezione dei funghi porcini: «La ricostruzione della donna resta pertanto priva di riscontro oggettivo».
Il risultato della causa
La sentenza del tribunale ha quindi stabilito che non esistono elementi sufficienti per attribuire la responsabilità dell’incidente al supermercato o al produttore dei funghi secchi.
Di conseguenza il ricorso è stato respinto.
La decisione comporta anche una conseguenza economica per la donna: oltre a non ottenere il risarcimento richiesto per i danni dentali, dovrà pagare circa 3 mila euro di spese legali.






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