La Procura di Ravenna ha chiesto il rinvio a giudizio di una giovane infermiera, accusata di aver somministrato per errore un cerotto a base di Fentanyl a una paziente di 90 anni, causandone la morte.
Un caso che intreccia responsabilità professionali, protocolli sanitari e l’uso di uno degli oppioidi più potenti in ambito clinico. La vicenda risale ai primi giorni di gennaio 2023 e si è conclusa con il decesso dell’anziana dopo una grave crisi respiratoria.
Secondo l’accusa, la somministrazione del farmaco non prescritto sarebbe avvenuta durante il ricovero della donna in una clinica privata di Ravenna, portando a conseguenze fatali nel giro di poche ore.
Il ricovero e le condizioni della paziente
La donna, 90 anni, era stata ricoverata nella clinica privata ravennate il 3 gennaio 2023. Secondo quanto ricostruito nel capo d’imputazione riportato dalla stampa locale, l’anziana soffriva di diverse patologie pregresse, tra cui il morbo di Parkinson, e seguiva una terapia complessa.
Il piano terapeutico prevedeva anche l’utilizzo quotidiano di un cerotto transdermico “NeuroPro”, regolarmente prescritto per una delle patologie di cui la donna era affetta.
Nessuna prescrizione medica, invece, autorizzava l’uso di farmaci a base di Fentanyl.
Il cerotto sbagliato e l’ipotesi dell’errore
Secondo la Procura di Ravenna, il 5 gennaio 2023 l’infermiera avrebbe applicato alla paziente un ulteriore cerotto transdermico, il Durogesic, contenente Fentanyl.
Si tratta di un oppioide estremamente potente, circa cento volte più forte della morfina, utilizzato in ambito ospedaliero per il trattamento del dolore severo.
Per l’accusa, il cerotto non era destinato alla 90enne, ma a un’altra paziente della stessa clinica, deceduta o dimessa alcuni giorni prima del ricovero dell’anziana.
L’ipotesi investigativa parla di una fatale disattenzione nell’esercizio della professione sanitaria.
Il peggioramento e l’intervento del 118
Dopo la somministrazione del cerotto contenente Fentanyl, le condizioni della donna si sarebbero rapidamente aggravate. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’anziana avrebbe sviluppato una grave insufficienza respiratoria, tipico effetto collaterale dell’oppioide in soggetti fragili.
Il 118 è intervenuto per soccorrere la paziente. I sanitari, una volta giunti in clinica, avrebbero notato la presenza del cerotto non prescritto applicato sul torace della donna.
Il dispositivo è stato immediatamente rimosso, ma la situazione clinica era ormai compromessa.
La paziente è deceduta nella notte, dopo circa nove ore di agonia, a causa di una crisi respiratoria.
L’autopsia e il nesso causale
L’autopsia ha avuto un ruolo centrale nell’inchiesta. Secondo quanto emerso dall’esame medico-legale, la quantità di Fentanyl somministrata era sufficiente a provocare la morte della donna.
Per la Procura, esiste un nesso diretto tra l’applicazione del cerotto e il decesso, configurando l’ipotesi di omicidio colposo aggravato, in quanto commesso nell’esercizio della professione sanitaria.
Le accuse della Procura di Ravenna
Il sostituto procuratore Francesco Coco, titolare dell’indagine, contesta all’infermiera una condotta definita come una disattenzione fatale. Secondo i pm, la giovane professionista avrebbe somministrato un farmaco senza prescrizione medica, causando una depressione respiratoria culminata nella morte della paziente.
L’infermiera, di 26 o 27 anni secondo le diverse ricostruzioni, è chiamata a rispondere di omicidio colposo per il decesso avvenuto nella clinica privata della città.
L’udienza preliminare e il rinvio della decisione
La vicenda è arrivata davanti al giudice per l’udienza preliminare Andrea Galanti. Nella mattinata di ieri, il Gup ha rinviato la decisione al prossimo mese di aprile, quando dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio. In quella sede, il giudice dovrà valutare anche le istanze presentate dalle parti coinvolte nel procedimento.
Le richieste delle parti civili e della difesa
L’avvocato Carlo Benini, che assiste le figlie della vittima, ha chiesto la citazione della clinica privata come responsabile civile. Secondo la difesa dei familiari, la struttura sanitaria avrebbe una responsabilità nella gestione dei farmaci e dei protocolli interni.
La difesa dell’infermiera, affidata all’avvocato Marco Capucci, ha invece chiesto la chiamata in causa della compagnia assicurativa della clinica. Una richiesta formalizzata durante l’udienza preliminare, con l’obiettivo di estendere le responsabilità civili.
Il contesto sanitario e l’uso del Fentanyl
Il caso riporta l’attenzione sull’uso del Fentanyl in ambito clinico. Si tratta di un farmaco essenziale in molte terapie del dolore, ma che richiede procedure rigorose, controlli stringenti e una somministrazione esclusivamente su prescrizione medica. Nei pazienti anziani e con patologie neurologiche, come il Parkinson, gli effetti collaterali possono essere particolarmente gravi, soprattutto sul piano respiratorio.
Lo sapevi che…
- Il Fentanyl è un oppioide sintetico usato in ambito ospedaliero per il dolore severo.
- È circa cento volte più potente della morfina.
- Gli effetti collaterali più gravi includono la depressione respiratoria.
FAQ
Di cosa è accusata l’infermiera?
Di omicidio colposo aggravato per aver somministrato un farmaco non prescritto.
Quando è avvenuto il decesso della paziente?
Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 2023.
Quale farmaco sarebbe stato somministrato per errore?
Un cerotto a base di Fentanyl, il Durogesic.
Chi ha chiesto il rinvio a giudizio?
La Procura di Ravenna.
Quando si deciderà sul processo?
Nel mese di aprile, durante l’udienza preliminare.






Commenta con Facebook