È possibile aumentare l’importo della pensione già in pagamento? La risposta, spesso sottovalutata, è sì. In molti casi chiedere il ricalcolo della pensione all’INPS può portare a un assegno più alto e, talvolta, anche al riconoscimento di arretrati. Non si tratta di scorciatoie o trucchi, ma di diritti previsti dalla normativa che molti pensionati non esercitano.

A confermarlo è Elisabetta Di Lorenzo, direttrice del Patronato Acli toscano, che in un’intervista a Il Tirreno ha spiegato perché il ricalcolo della pensione è uno strumento ancora poco utilizzato, nonostante possa fare la differenza per migliaia di persone.

In un sistema previdenziale complesso come quello italiano, vale una regola semplice: se non chiedi, non ottieni. E questo vale anche – e soprattutto – per la pensione.

Il problema da tenere in considerazione

In Italia milioni di pensionati ricevono ogni mese un assegno che considerano “definitivo”. In realtà, in molti casi l’importo può essere rivisto, corretto o integrato. Errori di calcolo, contributi mancanti, lavori svolti dopo il pensionamento o cambiamenti nella situazione reddituale possono incidere in modo diretto sulla cifra finale.

Il problema è che non sempre l’INPS interviene automaticamente. Spesso serve una richiesta formale da parte del pensionato. Ed è qui che entra in gioco il ricalcolo della pensione, uno strumento legittimo ma ancora poco conosciuto.

Ricalcolo della pensione: perché conviene controllare

Chiedere all’INPS il ricalcolo della pensione conviene molto spesso, soprattutto quando la carriera lavorativa è stata discontinua o complessa.

Secondo Elisabetta Di Lorenzo, il ricalcolo è uno di quegli strumenti “che è sempre bene spiegare perché, in Italia, le cose o le chiedi o non le ottieni”.

Il controllo della posizione pensionistica permette di verificare se:

  • tutti i contributi sono stati correttamente conteggiati;
  • sono stati inclusi periodi “speciali” come servizio militare o maternità;
  • spettano integrazioni o supplementi;
  • l’importo può essere aumentato in base alla situazione reddituale aggiornata.

In alcuni casi, la differenza può essere significativa.

I casi più comuni di ricalcolo

Molto spesso non si tratta di errori clamorosi, ma di dimenticanze o di una errata convinzione di non avere diritto a nulla di più. “Quando le persone vengono da noi partiamo sempre da una valutazione della posizione pensionistica personale e congiunta con il coniuge, che generalmente è determinante nelle valutazioni”, spiega Di Lorenzo.

Tra i casi più frequenti emergono:

  • contributi non presenti nell’estratto conto;
  • periodi di lavoro non correttamente valorizzati;
  • servizio militare non accreditato;
  • periodi di maternità mancanti;
  • lavori svolti dopo il pensionamento.

Tutti elementi che possono portare a un ricalcolo dell’assegno con adeguamento e arretrati.

Il supplemento di pensione: un diritto dimenticato

Un capitolo a parte riguarda il supplemento di pensione, uno strumento poco noto ma molto utile. Molti pensionati, dopo aver lasciato il lavoro, tornano a svolgere attività lavorative, anche saltuarie. In questi casi vengono versati nuovi contributi che, però, non entrano automaticamente nella pensione.

“Tanti pensionati che a distanza di qualche anno oppure subito dopo la pensione ricominciano a lavorare, molto spesso dimenticano semplicemente di richiedere all’Inps un supplemento della pensione”, spiega Di Lorenzo.

Senza richiesta, quei contributi restano inutilizzati.

A chi conviene chiedere il ricalcolo

Secondo il Patronato Acli, dovrebbero far verificare la propria posizione:

  • i pensionati che hanno lavorato dopo la decorrenza della pensione;
  • chi ha svolto collaborazioni retribuite;
  • ex dipendenti o artigiani che hanno avuto nuovi redditi;
  • chi percepisce una pensione minima e ha visto cambiare la propria situazione reddituale.

In tutti questi casi, il ricalcolo o il supplemento possono portare soldi in più ogni mese.

La neutralizzazione dei contributi: cos’è e quando serve

La neutralizzazione è uno strumento più complesso rispetto al ricalcolo classico, ma può essere decisivo in casi specifici.

Consiste nel chiedere all’INPS di escludere dal calcolo della pensione alcuni periodi lavorativi, in particolare quelli caratterizzati da retribuzioni più basse, svolti dopo aver maturato il diritto alla pensione.

Riguarda solo le pensioni calcolate con:

  • metodo retributivo;
  • metodo misto.

In questi sistemi, la pensione si basa sulla media delle retribuzioni. Se negli ultimi anni di lavoro lo stipendio è sceso, la media si abbassa e l’assegno finale diminuisce. Un paradosso evidente: si lavora di più, ma si prende meno.

INPS

INPS

Quando la neutralizzazione può aiutare

La neutralizzazione può essere utile se, nella parte finale della carriera, una persona:

  • ha perso il lavoro;
  • ha cambiato mansione con salario inferiore;
  • ha lavorato part-time;
  • ha avuto redditi molto bassi.

“È il vecchio sistema di calcolo delle pensioni”, spiega Di Lorenzo, sottolineando che si tratta di situazioni rare e particolari, che richiedono competenze specifiche.

Dal 1996, infatti, la quota contributiva ha cambiato radicalmente il sistema: oggi la pensione è calcolata sul montante contributivo, cioè su quanto effettivamente versato nell’arco di tutta la vita lavorativa, rivalutato nel tempo.

Chi può e chi non può chiedere la neutralizzazione

Non tutti possono accedere a questo strumento. La neutralizzazione è esclusa per:

  • pensioni calcolate interamente con metodo contributivo;
  • chi ha bisogno di quei periodi a basso reddito per raggiungere l’età pensionabile;
  • chi chiede di escludere periodi antecedenti agli ultimi cinque anni di lavoro.

Per i periodi coperti da Naspi, la neutralizzazione viene applicata automaticamente dall’INPS. Non accade lo stesso per part-time o lavori poveri: in questi casi serve una richiesta esplicita.

Può richiedere la neutralizzazione anche chi è andato in pensione anticipata, ma solo al compimento dei 67 anni, quando matura il diritto alla pensione di vecchiaia.

Lo sapevi che…

Molti pensionati scoprono solo dopo anni che l’importo dell’assegno poteva essere più alto fin dall’inizio. In alcuni casi, il ricalcolo porta anche al pagamento di arretrati per migliaia di euro.

FAQ – Domande frequenti

Il ricalcolo della pensione è automatico?
No. Nella maggior parte dei casi deve essere richiesto.

Serve un avvocato?
No, basta rivolgersi a un patronato o a un consulente previdenziale.

Ci sono costi?
I patronati offrono assistenza gratuita.

Posso chiedere il ricalcolo più volte?
Sì, se emergono nuovi elementi contributivi o reddituali.

Conviene sempre?
Non sempre, ma controllare conviene quasi sempre.