Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha dichiarato inammissibile l’istanza di Mario Roggero. È il secondo rigetto in pochi giorni, dopo quello arrivato da Torino. L’orefice di 72 anni, detenuto a Bollate, resta in carcere. I giudici non sono entrati nel merito della richiesta. In due pagine hanno spiegato perché la ritengono irricevibile.
Chi ha firmato il provvedimento
La decisione porta la firma del presidente Marcello Bortolato e della giudice Carmen D’Elia.
È lo stesso collegio davanti al quale, il giorno precedente, si era svolta l’udienza sull’istanza di differimento della pena.
Al termine della discussione i giudici si erano riservati di decidere.
Il primo motivo: la pena era già iniziata
L’argomento principale riguarda il momento in cui la richiesta è stata presentata.
Il differimento dell’esecuzione della pena, scrivono i giudici, è un “istituto applicabile esclusivamente nell’ipotesi in cui l’esecuzione della pena non sia ancora iniziata”.
Nel caso in questione, invece, la domanda è arrivata quando Roggero “era detenuto”.
Il secondo motivo: su quel punto ha già deciso Torino
C’è, poi, un problema di sovrapposizione tra procedimenti.
Sulla stessa materia si era già pronunciata la magistratura torinese, che aveva respinto l’istanza lunedì scorso.
In quella sede, osserva il collegio milanese, la richiesta era stata “avanzata correttamente” perché l’orefice era ancora libero. Quella decisione può essere soggetta alle “ordinarie regole di impugnazione”.
Perché l’istituto è considerato eccezionale
Il provvedimento replica anche “alle argomentazioni addotte dalla difesa”.
Il differimento, si legge, “è di carattere eccezionale, come si evince dal limitato spazio temporale entro cui il beneficio può essere concesso”, cioè sei mesi.
Da qui la conclusione dei giudici: “in considerazione della ratio che lo sorregge deve trovare applicazione solo in relazione a soggetti ancora liberi. In caso contrario, la norma si presterebbe ad utilizzi ‘impropri'”.
Quali strade restano
Il collegio indica anche cosa può essere chiesto da chi si trova già in carcere.
Esistono “altri istituti” che “possono comportare il differimento della pena cosiddetto ‘secco’ o nelle forme della detenzione domiciliare”.
La detenzione domiciliare era stata effettivamente chiesta dai difensori. Ma solo in via subordinata rispetto al differimento.
I legali sono gli avvocati Sergio Novani e Stefano Marcolini. Stanno intanto lavorando al ricorso per Cassazione contro l’ordinanza di Torino.
Per cosa è detenuto
Roggero sta scontando una condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi.
I fatti risalgono al 28 aprile di cinque anni fa. Avvennero subito dopo un assalto alla sua gioielleria di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo.
L’orefice uccise due rapinatori e ne ferì un terzo.
Cosa ha detto in aula
Nel corso dell’udienza del giorno precedente il gioielliere aveva reso dichiarazioni spontanee.
Aveva spiegato di aver cominciato a rielaborare quanto accaduto. E di aver capito che forse avrebbe potuto essere “meno impulsivo e più riflessivo”.






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