Dal 16 settembre 2026 i contribuenti italiani potranno presentare domanda per rottamare i debiti con il proprio Comune: IMU non pagata, TARI arretrata e verbali stradali finiti in cartella. Sanzioni e interessi si azzerano, il debito residuo si può spalmare fino a 54 rate bimestrali. C’è, però, un passaggio preliminare che rischia di tagliare fuori interi territori, e la scadenza è già tra poche settimane.

Il filtro che decide tutto: il Comune deve aderire entro il 30 giugno

La rottamazione dei tributi locali approvata dal governo non vale in automatico per tutti i Comuni italiani. La misura si applica esclusivamente agli enti locali che affidano la riscossione all’Agenzia delle Entrate Riscossione (Ader) e che, entro il 30 giugno 2026, comunicano formalmente la propria adesione. Chi non lo fa entro quella data resta fuori,  i debiti dei contribuenti residenti in quei Comuni rimangono intatti, con sanzioni e interessi.

Tra le grandi città, Roma ha già confermato la partecipazione, diventando il primo capoluogo ad aprire ufficialmente la strada ai propri cittadini. Per tutti gli altri enti, il tempo stringe.

Le tre date che il contribuente deve tenere a mente

Una volta superato il filtro dell’adesione comunale, le scadenze operative sono tre e vanno rispettate in sequenza. Come ricostruito da Gianluca Timpone su Capitalist.it, il meccanismo funziona così:

Dal 16 settembre al 31 ottobre 2026 si apre la finestra per presentare la domanda di adesione. È il momento in cui il contribuente segnala all’Ader la propria intenzione di aderire alla definizione agevolata.

Entro il 31 dicembre 2026 l’Agenzia delle Entrate Riscossione comunica l’importo “rottamabile”, calcolato al netto di sanzioni e interessi di mora. Quella cifra è il debito reale che resta dopo lo stralcio delle voci accessorie.

Il 31 gennaio 2027 è la scadenza per versare l’importo in unica soluzione oppure la prima rata del piano prescelto. Il numero massimo di rate è 54, con cadenza bimestrale, ma il contribuente può optare per un numero inferiore in base alla propria liquidità.

Pignoramenti: l’emendamento che potrebbe cambiare le regole del gioco

Sul fronte del decreto carburanti in corso di conversione parlamentare, alcuni deputati della Lega hanno depositato un emendamento che punta a estendere la Rottamazione Quinquies anche alle cartelle nate da accertamento. Ma il punto più discusso riguarda il blocco dei pignoramenti dei conti correnti.

La proposta mira a impedire all’Ader di procedere con il pignoramento nei confronti di chi sta già onorando regolarmente un piano di rottamazione o una dilazione ordinaria. Il ragionamento alla base è diretto: se il fisco immobilizza la liquidità sul conto, il contribuente perde la capacità materiale di pagare le rate successive. Ne nasce un circolo che danneggia sia il debitore sia l’erario. L’emendamento è ancora in discussione: non è legge, ma la direzione politica sembra chiara.

ISA in ritardo: chi paga tardi paga il doppio degli interessi

La terza novità fiscale del periodo riguarda la dichiarazione dei redditi. Il ritardo nell’approvazione degli ISA (Indici di Affidabilità Economica) ha reso necessario uno slittamento del termine per il versamento del saldo IRPEF e del primo acconto: la nuova scadenza ordinaria è il 20 luglio 2026.

Chi però intende avvalersi della proroga ulteriore e paga tra il 21 luglio e il 20 agosto dovrà fare i conti con una maggiorazione sugli interessi. Il tasso di differimento passa dallo 0,4% allo 0,8%: raddoppia. Non è una sanzione, tecnicamente, ma nella sostanza penalizza chi attende. Contribuenti e consulenti fiscali hanno quindi poche settimane per decidere se conviene anticipare il pagamento o accettare il costo aggiuntivo del ritardo.