Non c’è ormai giorno in cui non ci sia una polemica legata a Sanremo. E, continuando di questo passo, si arriverà all’inizio del Festival – martedì 4 febbraio – con un livello di stress mai visto nelle vigilie delle precedenti edizioni.

Oggi è la volta di Junior Cally, rapper romano di 29 anni, vero nome Antonio Signore, i cui testi sono al centro di una bufera mediatica e politica perché troppo ‘spinti’, soprattutto in un periodo come questo in cui il moralismo televisivo è alle stelle e il politicamente corretto è una sorta di new entry dei dieci comandamenti biblici.

Due esempi. Dalla canzone Strega: «Mi piace danzare la notte, Sopra le punte, fra queste mign**, Uscito dalle fogne, dormo con tre streghe. Fratello le rimando a casa con le calze rotte». E dalla canzone Gioia: «Lei si chiama Gioia, beve poi ingoia. Balla mezza nuda, dopo te la da. Si chiama Gioia, perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà’…Questa non sa cosa dice. Porca tro*a, quanto ca**o chiacchera? L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C’ho rivestito la mascherà. ‘state buoni, a queste donne alzo minigonne…».

Sulla vicenda è intervenuto anche Matteo Salvini, durante un comizio a Castiglione dei Pepoli, in provincia di Bologna: «Una volta erano Vasco, Zucchero, Dalla, Morandi adesso arriva Junior Cally che non sapevo chi ca**o fosse». Si tratta di «un rapper romano di 28 anni che nei sui testi parla di stupro, tro*e e pom*ini». E ancora: «Tra le chicche delle sue opere d’arte c’è un passaggio alto ‘fan*ulo lo Stato, fan*ulo l’Italia, fan*ulo la polizia. E in un’altra perla dice ‘ammazziamo i carabinieri e ci sco*iamo Giusy Ferreri’. Mi spiace per lei, ma uno che si mette in bocca ammazziamo i carabinieri deve andare in galera non a Sanremo. Spero in Rai qualcuno tiri fuori un po’ di intelletto. Poi qualche ragazzino di 12 anni leggono quei testi e ritengono normale che uno inneggi contro le donne e la violenza contro i carabinieri».

È in corso anche una petizione su Change.org, lanciata da Carmen Cera a nome dei docenti del Liceo Scientifico Nicolo’ Palmeri di Termini Imerese (Palermo) per chiedere alla Rai di non fare esibire sul palco di Sanremo il rapper e, in 24 ore, ha superato la soglia delle 20mila firme.

C’è stato anche chi, come Roberto Giacchetti, deputato di Italia Viva, ha voluto riaffermare il principio della libertà di espressione: «Scrivo una cosa che certamente farà arrabbiare qualcuno anche tra miei amici e compagni ma – non voletemene – io non sono capace di adeguarmi al politicamente conveniente rinunciando, così, a dire quello che penso. Negli ultimi giorni è nata una polemica mediatica intorno alla partecipazione del rapper Junior CALLY a Sanremo, per alcune frasi controverse e di impronta sessista contenute nei suoi testi. Premetto di non conoscere questo cantante. Inizialmente ho pensato di andarmi ad ascoltare qualche suo brano ma un secondo dopo mi sono reso conto che sarebbe stato irrilevante, che non è il punto, che non mi interessa – nel 2020 – andare a fare le pulci a prodotti artistici, quali che siano, perché non è il mio ruolo e perché il valore di un pezzo possono giudicarlo i critici di professione, così come il gradimento di un artista lo misurerà il mercato quando sarà».

«Quello che per me è inconcepibile – ha aggiunto Giacchetti –  è l’idea che nel 2020 si alzino gli scudi per difendere la purezza presunta di uno degli appuntamenti più nazional popolari che esistono come è Sanremo, che si voglia sostanzialmente censurare qualcosa che, ipocritamente, viene considerato un attentato alla ‘immacolatezza’ di un momento mediatico che, tra lo spettacolo e le canzoni, deve disegnare un’immagine di un paese delle meraviglie in cui si fatica a riconoscerci».

«Sarò netto – ha concluso il deputato di IV –  Il punto di fondo per me è uno e uno solo: nel campo delle arti meglio un testo sgradevole, volgare, brutto, pesante, che qualunque forma di censura. Sempre. Perché è data a tutti la possibilità di ignorarlo, di apprezzarlo, di criticarlo, di ‘boicottarlo’ non comprandolo o non ascoltandolo. Se invece arriviamo al punto che qualcuno scelga per noi cosa si puà e cosa no, se accettiamo che vi sia qualcuno ex cathedra a stabilire cosa è giusto e cosa è sbagliato è la fine del concetto di libertà artistica, di libertà di espressione. Se introduciamo una valutazione etica, se facciamo prevalere un intento moralizzatore, noi stiamo uccidendo l’arte. Che è libera per definizione».