Dal 2026 i neoassunti avranno solo 60 giorni per decidere se lasciare il TFR in azienda o destinarlo alla previdenza complementare. In assenza di una scelta esplicita, il TFR confluirà automaticamente nei fondi pensione.
Da quest’anno il Trattamento di Fine Rapporto cambia pelle. Il tempo per decidere dove destinare il TFR si accorcia drasticamente, il silenzio assenso diventa la regola e cresce la platea delle aziende obbligate a versare le quote non scelte al Fondo di Tesoreria dell’INPS. Una riforma che incide direttamente sulle buste paga future, sulle pensioni e sulla liquidità delle imprese, riducendo lo spazio di indecisione per milioni di lavoratori.
IL NUOVO SILENZIO ASSENSO SUL TFR
La novità centrale riguarda il meccanismo del silenzio assenso. Fino al 2025 il lavoratore aveva sei mesi di tempo per esprimere la propria scelta. Con le nuove regole introdotte dalla legge di Bilancio 2026, il termine scende a 60 giorni dalla prima assunzione. Se entro questo arco temporale non viene comunicata una volontà chiara di non aderire alla previdenza complementare, il TFR viene automaticamente destinato ai fondi pensione.
La logica è dichiarata: spingere la previdenza integrativa e ridurre il TFR come forma di risparmio “parcheggiato” in azienda. Ma la conseguenza pratica è che non decidere equivale a decidere.
Il cambio di rotta, infatti, non è solo tecnico. Accorciare i tempi significa ridurre la possibilità di valutare con calma una scelta che incide sul reddito futuro. Il TFR non è più una liquidazione “neutrale”, ma diventa sempre più uno strumento di politica previdenziale, con effetti diretti sul sistema pensionistico e sulla gestione finanziaria delle imprese.
LE NUOVE REGOLE PER LE AZIENDE
La riforma non riguarda solo i lavoratori. Una circolare dell’INPS chiarisce come cambiano le soglie dimensionali che obbligano le aziende a versare il TFR non destinato ai fondi pensione al Fondo di Tesoreria presso l’Istituto.
Nel 2026 l’obbligo scatta per le aziende che raggiungono o superano i 60 dipendenti nella media del 2025. La soglia resta a 60 anche nel 2027, scende a 50 tra il 2028 e il 2031 e si abbassa ulteriormente a 40 dipendenti dal 2032. Un percorso graduale che amplia progressivamente la platea dei datori di lavoro coinvolti.
CHI È OBBLIGATO AL VERSAMENTO
L’obbligo riguarda i datori di lavoro privati, con l’esclusione del lavoro domestico, degli organismi pubblici privatizzati e degli enti pubblici economici. Il versamento al Fondo di Tesoreria INPS si applica sia ai lavoratori di nuova assunzione che non scelgono i fondi pensione entro 60 giorni, sia ai lavoratori già in forza che non aderiscono alla previdenza complementare.
Restano esclusi i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, salvo i casi in cui il rapporto di lavoro sia regolato integralmente dal diritto comune e quindi dall’articolo 2120 del codice civile.
IL CASO DEI LAVORATORI ALL’ESTERO
Le nuove regole si applicano anche ai lavoratori occupati all’estero. Se il datore di lavoro accantona comunque il TFR secondo il codice civile, l’obbligo contributivo al Fondo di Tesoreria INPS resta, indipendentemente dall’esistenza di convenzioni di sicurezza sociale o dal regime previdenziale applicato nel Paese di destinazione.
COME SI CALCOLA LA SOGLIA DIMENSIONALE
Il requisito dimensionale non si basa su un dato istantaneo, ma sulla media annuale dei lavoratori in forza nell’anno solare precedente. Per i versamenti del 2026 si guarda quindi alla media del 2025. Se un’azienda supera la soglia nel corso del 2026, l’obbligo scatterà dal gennaio 2027.
Un punto chiave: eventuali riduzioni successive del personale non fanno venir meno l’obbligo. Una volta superata la soglia, il versamento resta dovuto.
LA MEDIA DEI DIPENDENTI
Nel calcolo della media annuale si considerano solo i mesi di effettiva attività dell’azienda. Sono esclusi i periodi di sospensione, come la cassa integrazione. L’obiettivo dichiarato è fotografare la reale dimensione occupazionale, evitando distorsioni legate a fasi di inattività.
LE NUOVE AZIENDE
Per le imprese di nuova costituzione continua ad applicarsi il criterio precedente. Un datore di lavoro che ha iniziato l’attività nel 2025 e ha raggiunto una media di 50 dipendenti è tenuto al versamento del contributo al Fondo di Tesoreria a partire dal mese di avvio dell’attività.
QUALI LAVORATORI CONTANO NEL CALCOLO
Ai fini del conteggio rientrano tutti i lavoratori subordinati, indipendentemente dalla tipologia contrattuale e dall’orario. I contratti part time sono computati in proporzione alle ore lavorate. Viene meno, come chiarisce l’INPS, il rilievo esclusivo della dimensione iniziale dell’azienda: conta anche l’incremento di personale negli anni successivi.
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
La riforma rafforza la previdenza complementare, ma riduce il margine di scelta consapevole. Molti lavoratori rischiano di trovarsi iscritti a un fondo pensione senza aver davvero valutato costi, rendimenti e vincoli. Sul fronte delle imprese, l’aumento dei versamenti al Fondo di Tesoreria INPS sottrae liquidità, soprattutto alle aziende in crescita.
FAQ
Cosa succede se non scelgo entro 60 giorni?
Il TFR viene destinato automaticamente alla previdenza complementare.
Il TFR resta in azienda se dico no ai fondi?
Sì, ma solo se la scelta viene espressa chiaramente entro 60 giorni.
Quando scatta l’obbligo per le aziende?
Dal 2026 per chi supera i 60 dipendenti nella media 2025, con soglie più basse negli anni successivi.
I part time contano nel calcolo?
Sì, in proporzione all’orario di lavoro.






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