Negli ultimi mesi, la tensione geopolitica tra Stati Uniti, Russia e Cina ha raggiunto un nuovo punto critico. L’annuncio del presidente statunitense Donald Trump di voler riprendere i test nucleari rappresenta un passo significativo che potrebbe cambiare il corso della sicurezza globale.
Ma cosa ha spinto Trump a questa decisione? E quali reazioni ha scatenato nel mondo? Il contesto è complesso, ma i segnali sono chiari: il fragile equilibrio sul disarmo nucleare sta scricchiolando.
“A causa dei programmi di test condotti da altri paesi, ho dato ordine al Dipartimento della Difesa di iniziare a testare le nostre armi nucleari su un piano di parità. Questo processo inizierà immediatamente”, ha dichiarato Trump sul suo social network Truth.
Trump rilancia i test nucleari: perché adesso?
Il presidente degli Stati Uniti ha chiarito le sue intenzioni: dimostrare che Washington non resterà indietro nella corsa alla superiorità militare.
“Gli Stati Uniti hanno più armi nucleari di qualsiasi altro paese. La Russia è al secondo posto e la Cina è molto indietro, al terzo, ma raggiungerà il traguardo entro cinque anni”, ha aggiunto Trump.
Una dichiarazione che risponde direttamente al recente annuncio del presidente russo Vladimir Putin, secondo cui Mosca avrebbe completato con successo un test del missile da crociera Burevestnik, descritto come capace di raggiungere “una gittata illimitata” e di neutralizzare qualsiasi sistema di intercettazione.
Ma non è tutto. Durante una visita trasmessa in televisione, Putin ha anche annunciato un nuovo test con il drone sottomarino Poseidon, a propulsione nucleare e potenzialmente in grado di trasportare testate nucleari. “Nessun altro aereo al mondo può eguagliare la sua velocità e la profondità a cui opera”, ha affermato con orgoglio.
Cina: “Rispetto del Trattato sulla messa al bando”
Nel bel mezzo di queste dichiarazioni infuocate, la Cina ha scelto un tono più misurato ma altrettanto fermo.
Pechino, attraverso la portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun, ha invitato gli Stati Uniti a rispettare i propri obblighi nell’ambito del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT) e della moratoria sui test nucleari.
“La Cina spera che gli Stati Uniti rispettino fedelmente i propri obblighi… e sostengano il sistema internazionale di disarmo e non proliferazione nucleare”, ha dichiarato Guo, aggiungendo l’auspicio che Washington contribuisca al mantenimento dell’equilibrio strategico globale.
Una presa di posizione importante, soprattutto considerando che questo avviene a ridosso di un summit bilaterale tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping.
Mosca minimizza: “Non è corsa agli armamenti”
Dal Cremlino, la risposta ufficiale è stata più cauta. Il portavoce Dmitry Peskov ha precisato che i recenti test russi, come quello del Burevestnik, non violano le normative internazionali in materia di armi nucleari.
“Se Trump si riferisce in qualche modo al test Burevestnik come a un test nucleare, allora non si tratta in alcun modo di un test nucleare”, ha affermato Peskov, sottolineando che tutti i Paesi stanno sviluppando sistemi di difesa, ma ciò non implica una violazione delle regole vigenti.
Alla domanda diretta se gli Stati Uniti e la Russia siano entrati in una nuova corsa agli armamenti, la risposta è stata: “Ancora no”.
Armi di nuova generazione: il pericolo invisibile
Il vero nodo della questione sembra essere rappresentato da una nuova generazione di armi, come il drone Poseidon e il missile Burevestnik, che superano le tecnologie convenzionali.
Secondo il presidente russo Putin, il Poseidon, dotato di una centrale nucleare, è significativamente più potente anche del futuro missile balistico intercontinentale Sarmat.
Il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitrij Medvedev, ha definito questa tecnologia come “un’arma apocalittica”.
Dall’altra parte dell’oceano, Trump rivendica un vantaggio di 25 anni nella tecnologia dei sottomarini nucleari, ribadendo che gli Stati Uniti vantano la “prima qualità di armi al mondo”.
Lo sapevi che…?
- Il Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT) è stato adottato nel 1996, ma non è ancora entrato in vigore perché mancano le ratifiche di alcuni Stati chiave, tra cui proprio Stati Uniti e Cina.
- I test nucleari tradizionali sono vietati, ma alcuni tipi di test, come quelli sottomarini o a propulsione nucleare, rientrano in zone grigie normative.
- Il missile russo Burevestnik è spesso definito dalla stampa specializzata come un’arma “fantasma”, per la sua presunta capacità di volare per giorni senza essere rilevato.
FAQ
Gli Stati Uniti stanno davvero per riprendere i test nucleari?
Sì, secondo le dichiarazioni ufficiali di Donald Trump, il Pentagono è stato autorizzato a iniziare test nucleari per “ragioni di parità” con Russia e Cina.
Il missile Burevestnik è una minaccia concreta?
Secondo le parole di Vladimir Putin, ha una gittata illimitata ed è in grado di evitare i sistemi di difesa. Tuttavia, non è chiaro se sia già pienamente operativo.
La Cina partecipa alla corsa agli armamenti nucleari?
Pechino mantiene una posizione ufficiale più prudente, chiedendo rispetto per i trattati esistenti, ma secondo Trump potrebbe raggiungere il livello nucleare di USA e Russia entro 5 anni.
La situazione rischia di sfociare in un conflitto?
Attualmente non ci sono segnali di conflitto imminente, ma l’aumento dei test e delle tensioni rappresenta un serio rischio per la stabilità globale.
Ci sono trattati che limitano i test nucleari?
Sì, come il CTBT, ma non è ancora attivo. Inoltre, alcuni tipi di test non sono espressamente vietati, come quelli con propulsione nucleare non esplosiva.
Curiosità
- Il drone Poseidon è progettato per viaggiare a profondità e velocità record, rendendolo difficile da individuare dai sonar.
- La retorica della “qualità delle armi” è tornata in auge dopo decenni di disarmo: un segnale che il mondo potrebbe tornare a una logica da Guerra Fredda.
- Alcuni esperti ritengono che la nuova corsa agli armamenti sia “più silenziosa ma più pericolosa” rispetto a quella del XX secolo, proprio per l’uso di tecnologie difficili da monitorare.






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