No, non è un pesce d’aprile. Oggi, mercoledì 1 aprile, in un’intervista rilasciata al Telegraph, Donald Trump ha dichiarato che l’uscita degli Stati Uniti dalla NATO è “oltre ogni riconsiderazione”.
Non si tratta di un avvertimento generico: la dichiarazione arriva quarantotto ore dopo che l’Italia ha negato a Washington l’atterraggio di bombardieri a Sigonella e mentre lo Stretto di Hormuz rimane di fatto chiuso da oltre un mese, con ripercussioni dirette sui prezzi globali dell’energia.
Trump ha affermato di non essere “mai stato convinto dalla NATO”, definendo l’Alleanza “una tigre di carta” e aggiungendo che anche Vladimir Putin ne è consapevole. Il contesto è ovviamente la guerra contro l’Iran, avviata il 28 febbraio dagli Stati Uniti e da Israele senza alcuna consultazione preventiva degli alleati europei, che si sono poi rifiutati di intervenire militarmente o di mettere a disposizione basi per operazioni offensive.
Il nodo della guerra in Iran e la frattura atlantica
La Spagna ha disposto il divieto di utilizzo delle proprie basi — Rota e Morón — non solo per velivoli impegnati in operazioni di attacco, ma anche per quelli di supporto. La Germania ha dichiarato esplicitamente che quella guerra “non è la nostra guerra”. Il comportamento degli alleati ha, quindi, prodotto una frustrazione crescente alla Casa Bianca, che si è tradotta in dichiarazioni sempre più nette.
Secondo quanto emerge dall’intervista al Telegraph, il nodo centrale non è la guerra in sé ma lo Stretto di Hormuz: l’Iran ha di fatto bloccato la via marittima che normalmente trasporta circa il 20% delle forniture petrolifere globali e Trump si aspettava che gli alleati intervenissero per riaprirla senza che fosse necessario insistere.
Il presidente americano ha stimato che gli Stati Uniti potrebbero concludere le operazioni in Iran “nell’arco di due o tre settimane”, indicando che la responsabilità della sicurezza nello Stretto spetterà ai Paesi che da quella rotta dipendono per l’approvvigionamento energetico.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha rafforzato la posizione presidenziale il giorno precedente: ha dichiarato che Washington dovrà “riesaminare il valore della NATO” dopo la guerra, descrivendo l’Alleanza come una “strada a senso unico”: gli USA difendono l’Europa, ma quando necessitano delle basi alleate, queste vengono negate.
Sigonella al centro: il diniego del 31 marzo e le sue conseguenze
Per capire perché questo scontro diplomatico riguardi direttamente la Sicilia, occorre ripartire da quanto accaduto il 31 marzo. L’Italia ha negato a velivoli militari americani diretti in Medio Oriente il permesso di atterrare nella base di Sigonella.
La vicenda ha un elemento tecnico preciso: i bombardieri in questione erano soggetti a “caveat“, limitazioni operative che escludono l’utilizzo automatico di basi alleate per operazioni offensive. Senza una richiesta formale preventiva — che avrebbe dovuto passare per il Parlamento italiano — il ministro Guido Crosetto non aveva margine di approvazione. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano ha comunicato la decisione al comando USA: nessun atterraggio.
La linea del governo italiano ha evitato la rottura frontale con Washington, presentando il diniego come applicazione rigorosa degli accordi bilaterali vigenti — non come presa di posizione politica contro la guerra in Iran. Una distinzione che finora ha retto, ma che la nuova ondata di dichiarazioni di Trump mette sotto pressione.
Starmer difende la NATO, ma il dossier si allarga
Il premier britannico Keir Starmer ha risposto alle dichiarazioni di Trump in una conferenza stampa del 1° aprile, definendo la NATO “l’alleanza militare più efficace che il mondo abbia mai visto” e ribadendo che il Regno Unito “rimane pienamente impegnato” nell’Alleanza. Ha aggiunto che qualunque pressione riceva, agirà sempre nell’interesse nazionale britannico.
Starmer non ha ceduto nemmeno alle critiche dirette: Trump nell’intervista al Telegraph ha attaccato la Marina britannica con toni sprezzanti, mettendo in dubbio le capacità operative delle portaerei della Royal Navy. Starmer ha annunciato che il Regno Unito ospiterà a breve una riunione di circa 35 Paesi per discutere la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Sul fronte legislativo, esiste un ostacolo concreto alla minaccia di Trump. Una legge approvata nel dicembre 2023 dall’amministrazione Biden impedisce a qualsiasi presidente di ritirare unilateralmente gli USA dalla NATO senza l’approvazione di due terzi del Senato o un apposito atto del Congresso. Gli esperti di diritto costituzionale americano hanno tuttavia sollevato dubbi sulla possibilità che Trump tenti di aggirare questo vincolo invocando le prerogative presidenziali in materia di politica estera.
Cosa cambia per Sigonella se la NATO si spacca
La base catanese non è un asset qualunque nell’architettura militare americana nel Mediterraneo. Ospita droni RQ-4 Global Hawk per intelligence, sorveglianza e ricognizione, ed è il principale hub della Naval Air Station USA nel Mediterraneo, a supporto della Sesta Flotta. Ogni ridefinizione del rapporto tra Washington e i Paesi alleati si riverserebbe direttamente sugli accordi bilaterali che regolano la presenza americana in Italia dal 1954.
Il Bilateral Infrastructure Agreement, siglato il 20 ottobre di quell’anno e mai pubblicato integralmente per via della sua classificazione di segretezza, stabilisce un sistema a doppio binario: comandanti italiani gestiscono l’infrastruttura, comandanti americani gestiscono le operazioni. Se la cornice NATO dovesse indebolirsi o dissolversi, questo equilibrio andrebbe rinegoziato da zero — con implicazioni che non riguardano solo Sigonella ma anche Aviano e Camp Darby a Livorno.
Crosetto ha già tracciato una linea: gli accordi si rispettano, ma ogni operazione fuori dal loro perimetro richiede autorizzazione parlamentare. Se la pressione di Washington dovesse intensificarsi — anche in uno scenario post-NATO — quella linea resterebbe l’unico punto fermo disponibile.






Commenta con Facebook