Gli Stati Uniti hanno lanciato una serie di attacchi contro l’Iran, colpendo secondo il Comando centrale statunitense (Centcom) “oltre 80 obiettivi” nel Paese. La risposta militare arriva dopo gli attacchi attribuiti a Teheran contro tre navi commerciali nello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi più importanti al mondo per il trasporto di petrolio. La conseguenza più immediata, per chi segue l’economia, è già visibile: i prezzi del greggio sono saliti di oltre il 6% nelle ultime ore.

Cosa è successo nello Stretto di Hormuz

Tutto parte da un episodio nello Stretto di Hormuz, il tratto di mare tra Iran e Oman attraverso cui passa una quota enorme del petrolio mondiale. L’agenzia britannica per la sicurezza marittima Ukmto ha riferito di tre petroliere colpite in 24 ore da proiettili e droni non identificati. Qatar e Arabia Saudita hanno attribuito la responsabilità degli attacchi all’Iran.

Gli Stati Uniti hanno risposto con una serie di raid. Lo ha annunciato nella notte il Comando centrale statunitense: “Le forze dell’US Central Command hanno iniziato a lanciare una serie di potenti attacchi contro l’Iran per imporre costi pesanti per aver preso di mira e attaccato equipaggi di navi commerciali composti da civili innocenti in un’acqua internazionale. Gli attacchi degli Stati Uniti sono in risposta agli attacchi iraniani su tre navi commerciali che stavano attraversando lo Stretto di Hormuz. L’aggressione dimostrata dall’Iran era ingiustificata, pericolosa e una chiara violazione del cessate il fuoco”.

Cosa ha colpito l’esercito Usa in territorio iraniano

Centcom ha fornito anche il dettaglio degli obiettivi colpiti in Iran, precisando di aver preso di mira “sistemi di difesa aerea iraniani, reti di comando e controllo, siti radar costieri, sistemi missilistici antinave e oltre 60 piccole imbarcazioni dei Guardiani della rivoluzione islamica all’interno e nei pressi dello stretto, in modo indebolire la capacità dell’Iran di continuare ad attaccare il commercio internazionale che transita attraverso questo corridoio commerciale”.

La risposta iraniana su basi Usa in Kuwait e Bahrein

Secondo la televisione di Stato iraniana, l’Iran avrebbe colpito basi statunitensi in Kuwait e Bahrein. Le Guardie della Rivoluzione islamica hanno dichiarato, in un comunicato diffuso dall’emittente statale IRIB, di aver risposto agli attacchi americani: “In una prima risposta a questa aggressione, la Marina e le Forze Aerospaziali delle Guardie Rivoluzionarie hanno condotto un’operazione con missili e droni, colpendo 85 installazioni militari statunitensi chiave” nei due Paesi, rivendicando anche l’abbattimento di un drone americano MQ-9. Si tratta, in questa fase, di una versione fornita dalla parte iraniana, non confermata da fonti indipendenti.

Perché Teheran parla di violazione del cessate il fuoco

Il ministro degli Esteri iraniano ha definito l’azione statunitense una “violazione” del memorandum firmato il 17 giugno per porre fine al conflitto. Teheran, secondo quanto riferito, avrebbe intenzione di adottare “misure decisive per tutelare i propri interessi e la sicurezza nazionale”.

Sulla stessa linea il portavoce della Commissione per la Sicurezza nazionale e la Politica estera del Parlamento iraniano, Ebrahim Rezaei, che su X ha scritto di non lasciarsi intimidire dalle minacce del presidente statunitense Donald Trump: “Siamo pronti a combattere qualsiasi male”.

Anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian è intervenuto su X, con un attacco diretto agli Stati Uniti paragonato ironicamente al ruolo di Washington come Paese ospitante dei Mondiali di calcio: “Il comportamento del governo statunitense in qualità di paese ospitante dei Mondiali segue la sua solita politica estera: aggirare le regole, intimidire gli avversari, creare ostacoli e imbrogliare. Questo è il loro manuale MAGA. L’Iran rifiuta questi giochi. Noi difendiamo fermamente i nostri diritti”.

Cosa ha detto Trump e perché parla di “tregua finita”

Il presidente statunitense Donald Trump, parlando con i giornalisti ad Ankara, dove è in corso il vertice Nato, ha detto di ritenere che “la tregua con l’Iran sia finita”. Ha precisato di “non voler sprecare il proprio tempo” parlando con la parte iraniana, definendo gli interlocutori “persone malate”, pur lasciando aperta la porta ai negoziatori, se questi “vorranno continuare a parlare con loro”.

La posizione della Nato

Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha definito “assolutamente necessari” gli attacchi Usa, parlando al suo arrivo al vertice di Ankara. “Se c’è un cessate il fuoco e l’Iran lo viola, abbiamo visto cosa è successo ieri con le navi attaccate, penso che sia assolutamente fondamentale che gli Stati Uniti reagiscano con forza”, ha spiegato Rutte.

L’impatto sui prezzi del petrolio

L’escalation improvvisa tra Stati Uniti e Iran si riflette immediatamente sui mercati dell’energia. I future sul Wti salgono di oltre il 6%, arrivando a 74,85 dollari al barile (+6,26%), mentre il Brent guadagna il 6,29%, a 78,75 dollari al barile. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una parte rilevante del petrolio mondiale, resta il punto più sensibile dell’intera vicenda: ogni nuovo episodio nell’area rischia di tradursi in ulteriori rialzi dei prezzi dell’energia, con conseguenze dirette anche sui costi di carburanti e trasporti.